Fotoit dicembre/gennaio. Animali e fotografia di Paola Bordoni ( seconda parte)

di Paola Bordoni

L’uomo non sa di più degli altri animali; ne sa di meno. Loro sanno quel che devono sapere. Noi, no.

Fernando Pessoa

Nel mondo della fotografia contemporanea, cosa è rimasto e come è mutata la naturale fascinazione che, come umani, abbiamo verso gli animali? come si traduce visivamente l’esigenza di ‘rappresentare’ l’alterità ?

Negli ultimi due secoli lo sviluppo industriale e l’intensa urbanizzazione hanno determinato una perdita del quotidiano contatto con la natura e gli animali, che si traduce, in ambito fotografico, in una molteplice e multiforme declinazione del binomio identità/alterità.

Nelle immagini di pubblicità e di moda, gli animali sono da sempre presenti poiché, con i loro significati simbolici, sono profondamente radicati nel nostro immaginario come metafore di vizi e virtù umane, grazie a un antichissimo antropocentrismo che poggia su leggende e fiabe popolari da Esopo a Fedro, da Andersen fino a Disney e all’immaginifico Henry Potter.

12 William Wegman
William Wegman

Da alcuni anni la pubblicità mostra un crescente protagonismo degli animali, che hanno perso l’originario aspetto ludico o fantastico nella rappresentazione visiva per divenire  sempre più soggetti autonomi, inseriti in contesti di vita familiare, con abbandono del tradizionale schema dell’animale/oggetto.

13 Marco Urso
Marco Urso

All’intramontabile reportage descrittivo e illustrativo si è affiancata una fotografia animalista militante, che affronta e documenta l’enorme e negativo impatto antropico e l’insostenibilità, al di là di principi etici, dello sfruttamento degli animali per la sopravvivenza del genere umano.

14 Nick Brandt Inherit the Dust
Nick Brandt

Una nutrita schiera di fotografi narra iconograficamente la complessa, sconcertante e spesso inquietante relazione tra animali umani e animali non umani: Joel Sartore con il progetto Photo Ark, indirizzato a ritrarre 12 mila specie di animali in via di estinzione; Jo-Anne McArthur, con il viaggio emotivamente intenso nello sfruttamento degli animali da parte dell’uomo, il consumatore/predatore più insaziabile del pianeta; Nikita Teryoshin, che con il lavoro Hornless Heritage mostra i gravi effetti della robotizzazione negli allevamenti animali; Nick Brandt, impegnato nella documentazione dell’impatto antropico sull’habitat naturale e sulla necessità di ridefinire l’equilibrio dell’ecosistema attraverso il rispetto di ambienti naturali adatti alle esigenze vitali degli altri esseri.

15 Irene-Kung-Volpe-Bianca-2006
Irene Kung

Nella rappresentazione visiva degli animali se da una parte viene spesso riproposto l’antropomorfismo autoreferenziale, che impedisce di varcare la soglia dell’alterità restituendo un’ icona insipida e infantilizzata del mondo animale, come appare nella moltitudine di immagini di gatti e gattini presenti nella realtà virtuale, dall’altra vi è una visione del tutto estrapolata dallo schema spazio/temporale, come, ad esempio, nelle immagini di Irene Kung, dove la nitidezza cristallina degli animali viene immersa in un non-luogo, avulso dalla natura, un limbo spaziale indefinito e oscuro, dove un diaframma sottile divide il conosciuto dall’ignoto. Lo stesso smarrimento lo ritroviamo nelle immagini del bestiario dell’artista Paola Pivi, dove le leggi, non più della natura ma dell’assurdo, costruiscono un mondo animale in una dimensione straniante, tra realtà e allucinazione.

16 Paola Pivi 2003 senza titolo
Paola Pivi

Nelle immagini fotografiche sembra, quindi, che si sia persa quella capacità di rappresentazione che porta alla considerazione e al rispetto degli animali come “altro che esiste come altro”. Anche nelle immagini naturalistiche sembra che “La natura fatta immagine ormai non va sui media se non è spacciata per un grande campionato, o altre volte per una guerra, o magari per una sit-com o per una galleria di ritratti glamour, comunque una cosa di cui gli animali colti dall’obiettivo siano i campioni, gli irraggiungibili primatisti, gli spietati combattenti, i divertenti attori. La natura sembra ormai essere rappresentabile e guardabile con qualche interesse solo se non somiglia più alla natura, ma alla cultura umana, e non sempre nei suoi aspetti migliori.” (2)

17 National-Geographic-Gorilla
National Geographic

Non sorprende quindi che, nella memorabile campagna pubblicitaria di pochi anni or sono dello stesso National Geographic, da sempre impegnato nella divulgazione della conoscenza scientifica della fotografia naturalistica, gorilla, koala, panda, canguri posino in ironici selfie, pronti per un’autonoma condivisione in rete.

18 Toni Thorimbert Unwittingly I killed that bee
Toni Thorimbert

Secondo lo scrittore e critico d’arte John Berger “ gli animali non ci guardano più”, ma  siamo noi che guardiamo e fotografiamo gli animali senza vederli come esistenze autonome, perché la società contemporanea non rinuncia a dare la propria forma all’ ‘altro’ negando l’antico legame tra la dimensione umana e non umana dei nostri compagni di viaggio. Prova ne sia l’immagine di Toni Thorimbert intitolata “Unwittingly I killed that bee”: il fotografo ha ucciso per caso un’ape e solo per questo l’ha ‘vista’. In un rito di riparazione, l’ha poggiata su un foglio bianco e l’ha fotografata.

Bibliografia:

  1. Massimo Filippi Emilio Maggio – Penne e pellicole – Mimesis Edizioni 2014
  2. Michele Santalmassi – Fotocrazia blog – 11 ottobre 2013
  3. http://www.linkiesta.it
  4. http://www.maledettifotografi.it

 

Fotoit novembre: Poggioni Marco ” Warthog”

di Paola Bordoni

Eppure ci siamo ormai abituati. Gli ultimi sono stati i passi di danza della premier britannica Theresa May, che al ritmo degli Abba è salita sul palco dell’ultimo congresso del Partito conservatore, e subito dopo quelli Jean Claude Juncker presidente della Commissione Europea, regalati al pubblico di una platea a Bruxelles, ed ha ballato anche Bill Gates in uno spot e tanti altri. Se un tenace impulso spinge noi, aristotelici animali politici, a cercare analogie simboliche o antropomorfizzanti negli animali, perché non dovrebbe apparirci ballare questo splendido esemplare di facocero, ritratto nella bellezza di un passo di danza, che dura solo l’attimo perfetto dello scatto? Colpito dalla morbida luce del mattino, ci guarda attento e con spirito ludico, consapevole del fugace contatto, nella ricerca di pubblico non avvezzo al suo ostico mondo. Shall we dance?

Fotoit ottobre: Cristina Garzone – Pozzi cantanti

di Paola Bordoni

Fotografare il suono. Chi di noi non l’ha mai pensato? Come rendere attraverso un’immagine bidimensionale le ricchezze, le varietà, le vibrazioni del suono? In assenza di colori ed in gamma articolata di grigi, il suono è il protagonista dello scatto di Cristina Garzone; a mettersi in ascolto lo si sente sgorgare dall’acqua, raggiungere le pareti di roccia e danzare nelle gole degli uomini; il suono muove dal pozzo in un segreto accordo euritmico con il canto umano. L’incanto e la sonorità della natura, come energia naturale grezza, accompagna il fenomeno antichissimo del canto di lavoro, dando ritmo e sincronismo alla dura fatica. Nell’immagine contribuiscono a rafforzare l’armonia la forma circolare del pozzo ed i rotondi recipienti  insieme all’asse centrale delle figure umane.

 

Fotoit settembre: Leggere di fotografia – Walter Guadagnini : Fotografia, quaderni d’arte e comunicazione

di Paola Bordoni

E’ il testo che tutti avremmo voluto trovare agli inizi del nostro percorso di conoscenza fotografica quando occorreva una guida che tracciasse il cammino per l’acquisizione degli strumenti metodologici, critici e tecnici della comunicazione visiva. La scrittura semplice e rapida ci conduce all’analisi dell’evoluzione e del cambiamento della fotografia e dei suoi linguaggi, separando il complesso percorso in tre parti: storico, tecnico e lettura di immagini con 25 schede dedicate, secondo la logica della interdisciplinarietà, a rappresentare la complessa storia e la multiforme natura della fotografia.

Fotoit settembre: Pierluigi Rizzato – Hunting in the rain

di Paola Bordoni

A volte una singola immagine, un veloce scatto, può contenere in sé un lungo racconto e, pur rimanendo entro i confini del “visibile”, trasporta l’osservatore al di là  del reale, mettendo in azione dei meccanismi di memoria e di emozioni che vanno oltre ciò che effettivamente si osserva. La storia raccontata da questa immagine del talentuoso fotografo non è solo quella spettacolare della natura che esiste ancora nel copione che noi umani abbiamo assegnato agli animali, con la celebrazione della meraviglia della natura selvaggia, ma anche quella del richiamo spaventoso e drammatico alle nostre paure istintive ed ataviche, del nostro sgomento di fronte ai pericoli della vita, della dura lotta per la sopravvivenza, del riconoscersi sia nella preda che nel predatore. La forza espressiva di questa immagine deriva quindi, oltre che dal sapiente uso della macchina fotografica e dai soggetti rappresentanti, anche e soprattutto dalle proiezioni ancestrali e personali che genera nella mente dell’osservatore.

Fotoit settembre: Leggere di fotografia – Walter Guadagnini “Una storia della fotografia dal XX al XXI secolo”

 

di Paola Bordoni

Un buon libro, per essere definito tale, deve soddisfare numerose nostre esigenze: deve essere testo di riferimento nel quale cercare quella particolare immagine che non ricordiamo; deve soddisfare il nostro gusto di leggere ed apprendere il suo contenuto; deve diventare parte di una nostra personale raccolta di testi, e tanti altri usi; in tutto questo il volume di Guadagnini è un ottimo libro. Ma la sua qualità maggiore è soprattutto quella di essere un saggio scritto come una densa narrazione dove la storia della fotografia diviene un insieme di storie perché, come scrive l’autore “la fotografia vive all’interno di un più articolato sistema di relazioni, non è solamente una forma d’arte, è una pratica”. Suddiviso per blocchi cronologici, esamina le multiple identità della fotografia ed i loro rapporti con il contesto sociale, politico, economico e non da ultimo quello dell’innovazione tecnica, percorrendo gli anni che vanno dagli ultimi decenni del XX secolo fino ai nostri giorni.

Una storia della fotografia del XX e del XXI secolo (1)

Fotoit – giugno: Animali e Fotografia – prima parte

di Paola Bordoni

Eppure è una relazione che dura da più di 200.000 anni, dalla comparsa dell’homo sapiens, ma il rapporto tra uomo ed animali è, da sempre, conflittuale ed intrecciato in modo simbiotico in un legame di convivenza/dipendenza. Fin dall’inizio l’essere umano si è collocato all’apice del processo evolutivo, ritenendosi “dominante” sull’animale che è stato cacciato, sacrificato, amato, utilizzato come forza da lavoro, temuto, trasformato in merce, posseduto, usato per divertimento e spettacolo, coccolato e mangiato.

Gli animali sono stati gli iniziali protagonisti delle prime rappresentazioni visive dell’uomo, come testimoniano le policrome pitture rupestri della grotta di Chauvet, di Altamira, della indonesiana isola di Sulawesi, avvertendo il genere umano la necessità di raffigurare “il primo cerchio della natura intorno a lui” (2)  per il suo forte significato simbolico ed ancestrale. Per una singolare coincidenza, la nascita della fotografia è coeva alla comparsa della teoria darwiniana che provocò grande interesse ma anche feroci critiche poiché sconvolse la prevalente teoria del creazionismo, che ancora oggi sostiene la creazione da parte di Dio di tutte le specie viventi ma solo dell’uomo ad immagine e somiglianza divina. Dallo studio darwiniano occorreranno circa due secoli per arrivare alle recenti scoperte genetiche che indicano come le differenze tra primati umani e quelli non umani siano dovute più a riarrangiamenti genomici che non a singoli cambiamenti del DNA, essendo questo, approssimativamente, identico al 98 per cento tra le due specie.                                                          1 Barboncino Imperatrice Eugenia A.A. Disdéri 1850

Le prime rappresentazioni fotografiche degli animali sono proprio legate, in gran parte, alla nuova visione darwiniana del rapporto tra specie, dove viene data voce all’alterità dell’animale riproducendoli però in pose statiche ed in modo antropomorfo, dove è manifesto il rapporto affettivo e psicologico: il ritratto dell’amato barboncino dell’imperatrice Eugenia, moglie di Napoleone III, fotografia scattata nel 1850 da André Adolphe Disdéri, l’immagine di Giacomo Caneva della giovane donna che cinge in 2 Gatto rosso Alessandro pavia 1884grembo, come un figlio, un agnellino ed il gatto rosso di Alessandro Pavia, fotografato con la stessa compostezza e fierezza dei suoi famosi ritratti dei Mille garibaldini.

Le difficoltà, le limitazioni tecniche ed i lunghi tempi di esposizione  impedirono per molti anni la ripresa in ambienti naturali; le prime immagini di bestie feroci furono quelle in cattività, chiusi in gabbia ed in recinti ma la prevalenza delle immagini era di animali addomesticati e di uso contadino. Sono degli anni ottanta dell’Ottocento i primi studi sulla fotografia in movimento con le volpi di Ottomar Anschütz e con il più famoso cavallo di Eadweard Muybridge.

3 Volpi di Ottomar Anschutz 18884 G. Shiraz National Geographic 1906

 

 

 

 

 

Nel 1906 il National Geographic pubblicò per la prima volta una sequenza di immagini di animali fotografati nel loro ambiente, riprese da George Shirah, considerato tra i fondatori della grande tradizione della rappresentazione della fauna nel suo habitat. Nei decenni successivi la fotografia naturalistica ha prevalso, su altre riproduzioni, come forma documentaristica producendo un’infinità di immagini di animali con finalità di conoscenza della fauna contestualizzata nel proprio ambiente naturale.
6 La cattura del rapace F. Patellani Eritrea 1935

Nel periodo compreso tra le due guerre la rappresentazione degli animali fu fortemente condizionata dalle ideologie totalitarie presenti in Europa che sfruttarono pienamente le possibilità offerte dai nuovi strumenti di comunicazione di massa come la radio, il cinema e la fotografia. Le immagini dovevano risultare documento di inconfutabile realtà, caratterizzate da grandiosa magnificenza; ecco quindi apparire negli scatti ufficiali aquile, rapaci, leoni e tigri. In Italia la rappresentazione visiva propagandistica dell’operosità e prosperità del paese fu affidata al mondo contadino, dove la stretta relazione con la natura si svolgeva nel lavoro quotidiano con l’ausilio degli utili e preziosi animali.

7 La battaglia del grano Fazioli Ernesto1935

Ma accanto alla fotografia ufficiale ed ideologizzata, ci fu una fotografia più privata ed intensa dove, talvolta, successe qualcosa di imprevisto e non codificato: un dialogo, un’interazione tra l’uomo e “l’altro”, un rapporto di coessenzialità che in alcune immagini sembra anticipare quello che diventerà il famoso manifesto animalista “gli animali sono qui con noi e non per noi”.

5 Cane Isonzo trovato a Gorizia 1916

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9 Sicilia F.Patellani 1952Per l’Italia bisognerà poi aspettare gli anni 60, quelli del boom economico, per ritrovare la presenza, come soggetti, degli animali nelle immagini, perché il movimento neorealista, impegnato nella ricerca della rappresentazione della realtà oggettiva del Paese, li trascurò utilizzandoli solo come sfondo o comparse del drammatico scenario postbellico.

Bibliografia:

1) Associazione per la Fotografia Storica – Animali in posa in un secolo di fotografia

2) John Berger – Perché guardiamo gli animali – il Saggiatore

3) Richard Dawkins – Il più grande spettacolo della terra – Mondadori

4) Charles Darwin – L’origine della specie –  1859 

5) Charles Darwin – L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli altri animali – 1872

6) Dario Fo – Ma siamo scimmie da parte di padre o di madre? – Ebook

Fotoit – maggio: Marpessa di Ferdinando Scianna

 

di  Paola  Bordoni

Nel 1982 Ferdinando Scianna, su indicazione di Henri Cartier Bresson, presentò la sua candidatura all’agenzia internazionale Magnum Photos divenendone, primo fotografo italiano, membro effettivo nel 1989; aveva già pubblicato “Le feste religiose in Sicilia”, libro che suscitò, per dirla con il coautore Leonardo Sciascia, “accese polemiche e scontrosi silenzi” e “Les Siciliens”, racconto per immagini strettamente legato alla cultura ed alla memoria identitaria della sua terra. Ritornato a Milano, dopo il periodo parigino, e lasciato l’impegno con il settimanale l’Europeo realizzò lunghi reportage sociali come “Kami” sui minatori nelle Ande boliviane e, in singolare contemporanea, la prima campagna pubblicitaria di moda per due giovani stilisti emergenti con protagonista la modella olandese Marpessa Hennick, già molto famosa.

…Mi hanno telefonato questi due tipi che io neanche sapevo chi fossero “ io sono Domenico Dolce, insieme ad un mio amico Gabbana, siamo due stilisti e abbiamo cominciato da poco: facciamo una moda ispirata alla Sicilia ed abbiamo visto delle foto che ci hanno detto che sono sue. Vorremmo proporle di fare un catalogo di moda perché vorremmo farle con un fotografo che non è un fotografo di moda.” Io avevo il sospetto che non fossero mie queste foto…ed in effetti ho saputo anni dopo, che non erano mie…Loro sono venuti a casa mia ed io gli ho mostrato i miei libri e gli ho detto io faccio questo, non ho mai fatto altro….Ad un certo punto Stefano Gabbana ha detto una frase che stava per cambiarmi la vita ”Guardi è proprio quello che volevamo: il nostro look con il suo feeling”.

Suscitò molto clamore e scandalo la decisione di Scianna impegnato nel sociale, tanto più appartenente alla famosissima Agenzia Magnum, di dedicarsi anche alla fotografia di moda che aveva sempre riflesso il volto mutevole dei valori culturali della società ma era ancora lontana dal rivelarsi anche coscienza etica dalle molteplici sfumature, veicolante idee e nuove suggestioni politiche e sociali.

...Ho fatto una cosa scandalosa, pare, che adesso non lo sarebbe più, ma che allora fu vista come scandalosa e provocò grandissime discussioni perché c’erano le mie foto classiche, più Magnum di così…impegno sociale, fotografia sociale, ma accanto a quelle ho portato le mie fotografie di moda…un cane in chiesa…c’era molta gente scandalizzata.

Con il suo “moda-reportage” Scianna destabilizzò la rappresentazione visiva e formale del mondo pubblicitario, diviso tra esigenze commerciali e creatività. Suo punto di riferimento fu l’approccio rivoluzionario alla fotografia di moda di Frank Horvat con l’accostamento delle modelle alla vita quotidiana della gente comune nei luoghi pubblici, distanziandosi dalla produzione di immagini di moda più convenzionale e patinata.

Contravvenendo all’insegnamento bressoniano “mai mettere in posa il mondo” Scianna dispose la modella negli stessi luoghi e nelle stesse semplici e dense atmosfere della sua Sicilia che già aveva fotografato. Il risultato fu un racconto suggestivo e cifrato dove il mondo abbacinato dal sole e dalle ombre della sua memoria si snoda tra realtà e finzione, con un linguaggio aspro che rivela donne vestite di nero, antichi mestieri, tradizioni di immutabile ed ontologica sicilianità.

…perché nella mia etica ed estetica di fotografo era legge il rifiuto della messa in scena, della finzione, di qualsiasi intervento nello svolgersi della vita davanti a me che non fosse il solo mutamento del punto di vista mediante una silenziosa, quasi invisibile danza nello spazio, interrotta a tratti dalla scelta fulminea dell’istante, dello scatto, ad immobilizzare un frammento di tempo, forse di vita, contestualmente uccisa e salvata nelle forme che la esprimono. Adesso, invece, ero lì, a dirigere, a chiedere a Marpessa di muoversi in un certo spazio, a cercare relazioni con le persone…Trasgredivo al mio tabù fondamentale, cioè che io intervenivo nel mondo…

Tra le immagini del servizio di moda, realizzato con un budget ristrettissimo, vi è quella di un piccolo gruppo di quattro donne che, chiacchierando, prendono l’ultimo sole, appoggiate ad un muro. Scianna chiese a Marpessa di inserirsi nel gruppo.

… Il suo imbarazzo le fece mettere i piedi nella posizione di una ragazzina rimproverata…..questa cosa è quello che Barthes chiama il punctum, quello che senza che la gente se ne renda conto rende questa fotografia ambigua, sul crinale tra la verità e la finzione, che poi è stata la caratteristica della migliore foto di moda che io ho fatto…

La realtà quindi davanti all’intrusione del fotografo si “riorganizzava” imprevedibilmente in un nuovo paradigma, in un nuovo scenario , diviso tra verità e finzione. L’alta, sottile modella dagli occhi verdi e  di origini olandesi e surinamesi appoggiata, insieme alle piccole donne scure, al muro caldo di sole siciliano conciliò in un’unica miscela l’istante reale e l’istante fotografato.

Bibliografia                                                                              

Contrasto – Fotografia italiana  Giart 2009- Ferdinando Scianna

“Marpessa, un racconto”- Ferdinando Scianna, Leonardo, Milano 1993

Repubblica – Fotocrazia – Michele Smargiassi – 22.02.2012

www.maledettifotografi.it Intervista a Ferdinando Scianna

Conversazione tra Ferdinando Scianna ed Angela Madesani 1998

Fotoit marzo – L’ultimo balletto di Massimo Plessi

L'ultimo balletto - Massimo Plessi

di Paola Bordoni

Con una suggestione semplice ed immediata l’immagine si snoda in un gioco di contrasti e di armonie: c’è il fermo immagine che comunica la magia dell’agile movimento, c’è l’aggregazione di un dialogo emotivo e confidenziale tra figure ritratte ed immerse in uno spazio sconosciuto e dilatato, c’è la prodigiosa intensità delle tensioni muscolari che si libera nell’armonia piena e flessuosa dei corpi, c’è la luce che filtra dal buio ed irrompe condensata al centro dell’immagine per riflettersi nei singoli volti delle giovani ragazze, c’è l’esercizio di paziente e silenziosa attesa del fotografo e la fugacità dell’attimo impresso. Nell’immagine a fare da aggregante, oltre al rigoroso bianco e nero, ci sono i piccoli cristalli lucenti che circondano le gambe e le braccia delle atlete trasformando il movimento in un abbraccio corale.

Fotoit – Febbraio : Case Rom/Napoli Nord di Vincenzo Pagliuca

di Paola Bordoni

L’idea di “casa” è un concetto vasto che racchiude in sé tante realtà: è lo spazio fisico, dove siamo nati e cresciuti o dove viviamo, ma anche l’insieme di sentimenti legati ad essa, le emozioni, i ricordi, le speranze, le attese, la proiezione per il futuro. La casa è quindi uno spazio fisico intriso del mondo emozionale di chi la abita.

case rom napoli nord #6 Ma abitare una casa significa anche creare una struttura organizzativa e relazionale con le persone e con l’ambiente circostante; in particolare nelle comunità Rom la scelta del luogo dove costruire la propria casa non è mai individuale ma ha una valenza collettiva di affiliazione al proprio gruppo. Se ci riconduciamo all’etimologia latina, la parola “casa” indica, nel suo senso più letterale, un “luogo coperto” che protegge ma che soprattutto segna il confine tra il “dentro” ed il “fuori”.

case rom napoli nord #3

Questo “limes” è narrato nel reportage su un insediamento Rom dal fotografo Vincenzo Pagliuca, che sviluppa il racconto attraverso l’alternanza di immagini che rappresentano l’interno con il senso di appartenenza al proprio gruppo e l’esterno con l’attrazione/esclusione per ciò che è al di fuori. Nel reportage le strutture abitative, precarie ed abusive, costruite a ridosso dell’asse mediano di Scampia, ai margini nord di Napoli, sono riprese attraverso un piano rigorosamente parallelo a quello delle facciate in una sorta di congelata sospensione del tempo, resa ancora più angosciosa dalla luce grigia, quasi metallica, a sottolineare una voluta oggettività delle immagini.

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I toni caldi, gli ocra, i gialli vengono utilizzati per gli interni, il mondo privato ed emozionale, dove lo spazio è personalizzato attraverso tappeti, tendaggi, fiori finti in un tentativo di ricerca e rafforzamento della propria identità personale e di gruppo; ma  il calore di questi microcosmi familiari si spenge e svanisce nella raffigurazione delle donne senza gesti, rigide, segnate da solitudine, con i bambini inaspettatamente tristi, aggrappati alle vesti, che sfidano la facile catalogazione nei nostri abusati stereotipi.

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case rom napoli nord #13