La Storia nella Villa Farnesina alla Lungara

di Corrado Seller

Un suggerimento per un’uscita fotografica

Jörg non ricorda più quando ha lasciato i pascoli ed i boschi della sua Schauenburg, ricorda solo le grida dei reclutatori e le promesse di ricchezze e avventure che incantavano i suoi sedici anni.

Jörg è stanco, stanco di camminare, camminare e combattere, combattere ed uccidere, uccidere e saccheggiare, saccheggiare e violentare;urla inumane, sangue di vecchi e bambini, donne suicide per disperazione e vergogna non lo eccitano più. Alla Bicocca lui c’era con i suoi diciotto anni; aveva visto cadere il suo amico Heinrich ma intorno anche tremila degli odiati ribaldi svizzeri. A Pavia, tre anni dopo, aveva visto scappare a gambe levate i prodi francesi e catturare il loro re Francesco e pure a Governolo c’era, due anni fa.

 In questo giugno di rose arrembanti sui resti diroccati delle mura, mentre Roma giace nel silenzio dopo gli strepiti ed i colpi che per un mese l’hanno percorsa, Jörg ha perso il senso del tempo e non sa più perché il suo comandante, Georg von Frundsberg, al soldo dell’imperatore Carlo, ha portato lui e i suoi compagni a combattere per questa città.

Un’immagine ormai vaga dell’esibizione inaudita di sfarzo dei preti nella sua Germania,la vendita di indulgenze contro le quali quel prete, come si chiamava? Luther.jpg ah sì, Martin Luther, si era scagliato definendo Roma la nuova Babilonia. Jörg ha studiato presso i frati e sa leggere e scrivere ma non far di conto; non è come quegli zotici dei suoi compagni capaci solo di vergare la croce sul contratto che li lega al comandante. Ora, mentre è disteso sulla paglia in quella grande sala dipinta, legge proprio la parola Babilonia incisa dalla punta di un coltello sulla parete di quella sala immensa, tra le cui colonne, laggiù, nel fondo, gli pare di scorgere i tetti del suo paese.-villa-farnesina (1)

Ma no, son solo dipinti, sono immagini false di una quiete dei borghi ben diversa dal furore che lo ha spinto sinora. Raphael's_Triumph_of_Galatea_02

Gli hanno detto che proprio in quelle sale, dieci anni prima, un pittore giovane e capriccioso abbia accolto su cuscini profumati la sua Fornarina e ne abbia preteso la vicinanza per finire il lavoro che gli era stato pagato; solo così ha potuto completare quella bellissima donna che nel suo manto rosso attraversa le onde circondata da tritoni che la vorrebbero ghermire e si accontentano invece di un’altra fanciulla, meno bella e sacrale. Immagini idolatre, oltre che impure che lo allontanavano da Iltrude, rosea e rotonda amata un’era e migliaia di leghe fa. Il furore lo riprende, lui è un guerriero senza debolezze né sdolcinature.

Si alza e proprio tra quei tetti dipinti, col carbone rimasto nel focolare, segna con tutta la violenza possibile “A.D. 1528 was sol ich schreibers   nd nit lachen di Landsknecht haben den Babst lauffen Machen”.

tmp649313772460048385Non sa che sono le ultime parole che potrà scrivere prima che una palla di archibugio – forse francese – lo schianti di lì a sei mesi tra i filari di peschi in una terra profumata di cui non conosce nemmeno il nome. Ma oggi che importa? Non è forse il truce soldato che ha partecipato al sacco di Roma? lanzichenecco.jpgNon ha forse sbaragliato la soldataglia svizzera e costretto quel papa sacrilego, quel Clemente le cui mani sono sporche d’oro e di sangue, a scappare nel castello che incombe su Tevere? “A.D. 1528. Perché io scrivente non dovrei ridere – i Lanzichenecchi hanno fatto correre il Papa” ha scritto d’impulso; i posteri diranno che ha sbagliato, che è solo l’anno Domini 1527, ma che importa? La vita gli è stata veloce.

Sguardi e riguardi di Corrado Seller

Qual è il tempo di posa per fermare il lampo di uno sguardo? Qual è l’apertura necessaria a coglierne la profondità? Quale sensibilità occorre adottare per sondarne il pathos? Domande senza senso per chi ricerchi persino negli sconosciuti incrociati per strada la dolcezza, la concentrazione e la tristezza del primo sguardo che ha colpito l’animo in un tempo tanto remoto da sfumare ogni cosa nel sogno. Eppure c’era. Eppure la felicità ed insieme il dolore che quello sguardo ha lasciato scolpiti negli occhi e nella mente sono troppo vividi per essere stati solo immaginati.

Mi dai una sigaretta? Non ricordo più in quale lingua mi fu chiesto, ma ricordo molto bene le chiacchiere che da quella sigaretta scaturirono insieme al fumo. Venne fuori la storia di una persona che aveva lasciato il suo Paese per girare il mondo e correre l’avventura, cercare fortuna e trovare la rovina, che ricordava di avere visto l’Italia ma non rammentava più qual era quella grande città con il mare così azzurro e la gente così cordiale. Aveva trovato l’amore, grande, appassionato, violento e l’aveva perduto per gioco. E più parlava, più la bocca sdentata alternava sorrisi dolcissimi ed increspature di sofferenza ed il fumo rimaneva sempre più a lungo nei polmoni ormai saturi. Ti posso fotografare? gli ho chiesto. Si, mentre parliamo, ma bada: non di nascosto! Non era lo sguardo che cerco, non era il ricordo che mi insegue ma era la vita. Altrove ed in altri momenti altri sprazzi di vita, negli sguardi profondi, distratti ma assorti, silenziosi ma urlanti, ilari e delusi, tutto allo stesso tempo, mi hanno sfiorato e non scambierei la testimonianza di quegli istanti con nessuna splendida architettura e nessun sognante paesaggio, con nessun colore sgargiante e nessun chiarore stellare, quand’anche fosse la mia prima ed unica foto perfetta.

Di chi quel lontanissimo sguardo? Perché così caro e cercato? Ma poi, in fondo, non è la materia di cui son fatti i sogni?

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Le mani degli altri di Corrado Seller

Mani che donano, mani che tolgono; mani che lavorano, mani che giocano; mani che gioiscono, mani che danno gioia; mani che sognano, mani che vivono;  mani che suonano, mani che traggono il suono della vita. Le mani, come i volti, come gli occhi, si fissano nella mente di chi le guarda e raccontano storie di vita vissuta e progetti di vita futura ed in ogni ruga, in ogni piccolo guizzo di muscoli, esprimono sensazioni e sentimenti che spesso le parole non sanno esprimere: sono fogli di libri, righe di pentagramma sui quali il tempo ha marcato o promette di marcare tutta la gioia ed il dolore, tutta la fatica ed il riposo, tutta la saggezza e la follia della vita irripetibile dell’uomo, infine solo nei suoi abbandoni. Sono solo dettagli, si dirà, parti trascurabili di un tutto. Per me ne sono la sintesi che ci viene silenziosamente narrata, e fa sì che il bambino riconosca ad occhi chiusi le mani della madre e l’anziano stringa la mano della compagna per sentirne fluire tutto l’amore ed il maestro accompagni la mano incerta del bimbo che appena ha preso la penna per la prima volta.

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Corrado Seller
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Corrado Seller
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Corrado Seller