Fotoit settembre: Vedere per credere ( o no?)

di Paola Bordoni

Terza  parte

L’immagine fotografica ha un forza espressiva molto potente ma un’informazione falsa è la negazione stessa dell’informazione poiché genera la costruzione di una realtà artefatta sulla quale il pubblico/lettore crea le proprie convinzioni. Quali sono quindi i codici deontologici che un’immagine deve avere per garantire oggettività all’informazione che trasmette? I criteri di correttezza, integrità, indipendenza, imparzialità come possono essere tradotti in linee guida universali? In realtà spesso si è tentato di costruire codici di autoregolazione deontologici e condivisi, alcuni molto specifici, ma l’applicabilità ai molteplici casi che si possono verificare ha reso vani tutti gli sforzi.

Si potrebbe però segnare almeno un limite etico invalicabile basato sulla destinazione d’uso: un’immagine artefatta non può e non deve essere destinata alla comunicazione di informazioni che influenzino il comportamento, le scelte, le opinioni dei singoli individui, diventando così formidabili mezzi di disinformazione e di persuasione occulta.

Già nel giugno 1994 il prestigioso Time fu costretto ad imbarazzate scuse per la pubblicazione, come immagine di copertina, della foto segnaletica ritoccata e virata del giocatore di football O.J. Simpson accusato dell’omicidio della moglie. La stessa foto era stata utilizzata dal Newsweek ma il Time l’aveva elaborata scurendo la pelle del giocatore ed accentuando il contrasto, rappresentandolo più torvo e minaccioso, con suggerimento di colpevolezza.

Quanto siano disposti a farci mentire dalle fotografie e dall’editing, accettando un’alterazione della realtà percepita e, soprattutto, quali antidoti e strumenti possiamo adottare per essere fruitori non passivi?

5.O.J.Simpson

Fotoit settembre: Vedere per credere (o no?)

di Paola Bordoni

Seconda parte

Nella società dei primi del Novecento, nella quale si avvertiva sempre più l’esigenza di ampliare e diffondere l’informazione, le immagini fotografiche sembravano offrire la possibilità di riproduzione fedele e diretta del mondo esterno.

“Le fotografie – scrive Susan Sontag – forniscono testimonianze. Una cosa di cui abbiamo sentito parlare, ma di cui dubitiamo, ci sembra provata quando ce ne mostrano una fotografia……Una fotografia è considerata dimostrazione incontestabile che una data cosa è effettivamente accaduta.”

Non è semplice, forse è impossibile, comporre una lista completa degli esempi di fake fotografie che sono comparse nel corso degli anni; forse fu l’inglese Roger Fenton a manipolare per primo una fotografia. L’immagine la conosciamo tutti: durante la guerra di Crimea, nella calda primavera del 1855, la Valle dell’Ombra della Morte era disseminata di palle da cannone e Fenton, primo fotografo di guerra embedded dalla Regina Vittoria, impressionò le sue immagini su lastre al collodio umido. Ma la foto più famosa e conosciuta è forse il risultato di una ben organizzata rappresentazione scenica? Quale fotografia, tra quelle scattate, è veramente riproduzione del reale e quale altra è dovuta a manipolazione decisamente fisica con lo spostamento manuale dei proiettili anche sulla strada? Occorreva forse al fotografo una drammatizzazione del suo reportage realizzato prevalentemente nelle retrovie e nei momenti di pausa e ristoro delle truppe, in parte per problemi tecnici ma soprattutto per il proposito di ottenere un risultato finale vittoriano di piacevole e rassicurante escursione militare?

1.R.Felton, la valle dell'ombra della morte, 1855, Crimea

Se Felton operò per accrescimento non si contano, in ambito fotografico, le omissioni e le cancellazioni messe in atto in gran parte per ragioni di stato e politiche.

Tra le più famose quelle di Lev Trotsky, leader della rivoluzione bolscevica caduto in disgrazia e definito da Lenin “canaglia”, mandato in esilio e fotograficamente epurato da tutte le immagini ufficiali. La propaganda politica e la rimozione di personaggi però non è retaggio solo dei secoli passati e di regimi totalitari.

2.Rimozione fotografica di Lev Trotsky

Il quotidiano israeliano The announcer ha eliminato le figure femminili nell’immagine della manifestazione che si è tenuta a Parigi l’11 gennaio 2015 in seguito all’attentato terroristico a Charlie Hebdo: sono state epurate il Ministro degli Affari Esteri dell’Unione Europea, Federica Mogherini, il Sindaco di Parigi Anne Hidalgo e la Cancelliera tedesca Angela Merkel, uniche donne presenti in prima fila. La fotografia da elemento documentale del vero diviene, con l’alterazione del messaggio, strumento di persuasione più o meno orwelliano per rafforzare e conformare il modo di pensare dei lettori conservatori del giornale.

3.Manifestazione per l'attentato Hebdo Parigi 2015

4.The Annoncer

L’inganno perpetrato mira scorrettamente alla disinformazione. E’ questo dunque un primo confine di eticità che non deve essere superato? e come tutelare lo spettatore/fruitore? Scriveva Sergio Romano “il giornalismo fotografico e televisivo può essere, grazie all’apparente realismo delle immagini, ancora più ingannevole e mistificatorio… Se vado al supermercato e compro un barattolo di marmellata, l’etichetta mi dice con quali ingredienti è stata fatta. Ma se leggo un giornale o guardo la televisione non sempre, apparentemente, ho il diritto di sapere chi ha scattato quella fotografia, a quando risalgono quelle immagini, in quali condizioni sono state riprese e che cosa accadeva in quel momento al di fuori del quadro». Potremmo anche aggiungere : “quanto e come le immagini sono state successivamente manipolate”.

Robert Frank, lo straniero che ha fotografato l’America

di Paola Bordoni

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Il fotografo e regista svizzero, naturalizzato statunitense e famoso per il suo libro di culto The Americans,  è morto  all’età di 94 anni in Canada. Robert Frank ha ispirato generazioni di fotografi con il suo lavoro che traeva origine dalle foto di Bill Brands e di Walker Evans, del quale era stato assistente.

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Con il suo reportage “The Americans” cambiò la storia della fotografia, con un racconto fotografico di un viaggio attraverso 48 stati americani a metà degli anni Cinquanta.

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Con  un finanziamento da parte della Fondazione Guggenheim, con una Ford Business Coupe, due macchine fotografiche e centinaia di rullini in bianco e nero percorse migliaia di chilometri.

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Delle quasi 30.000 foto scattate nel viaggio solo  83 vennero raccolte nel libro  The Americans. Il libro fu pubblicato nel 1958  in Francia dall’editore Delpire con il titolo Les Americains e con saggi ad accompagnare le foto di Frank. Solo l’anno successivo il libro fu pubblicato negli Stati Uniti, nella famosa edizione con l’introduzione di Jack Kerouac .

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 Una sequenza di immagini in grado di vivere di vita propria, senza testo, senza didascalie, quelle immagini imperfette non avevano bisogno di spiegazioni.

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Fotografie dirette, a volte ruvide, altre sfuocate, a volte scattate senza scendere dall’auto, dove niente era conforme alle regole del racconto patinato. Frank aveva fotografato scene di vita di ogni tipo, spesso in contraddizione con l’idea positiva che gli Stati Uniti volevano dare di loro stessi in quegli anni.

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Il caso e la necessità di Lucilla Silvani – prima parte

Foto di copertina di Elisabetta Manni

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Foto di Magda Laini

Appartengo, per età, a quella generazione che ha assistito a tali radicali cambiamenti della società da non potere né dovere dare per scontato nulla; diciamo che qualsiasi nuovo incontro, come la signora eritrea che sull’autobus lamentava come una prefica, sicura che noi italiane l’avremmo aiutata a trovare un dentista, o eventi epocali annunciati da un mio nipotino ” oggi a scuola è arrivato un bambino marrone” con la stessa naturalezza con la quale mi dichiarava il suo amore per i gatti arancioni; o ancora necessità familiari che mi hanno rivelato che il latte al curry non uccide gli anziani o che un vescovo ortodosso può essere un grande sollievo spirituale per mia nonna che si avvicinava alla morte.

 

5.Fabio Faltelli
Foto di Fabio Faltelli

Flash della vita che mi hanno imposto analisi su analisi, ovviamente desunte dal sistema di valori dai quali non mi vorrò mai allontanare.

Breve premessa per chiarire sopratutto a me stessa quanto sia stata inaspettata l’emozione che ho provato entrando per la prima volta al MAAM e a quali percorsi della mia mente e delle mie specifiche conoscenze ho dovuto far ricorso ogni volta che, ritornando per fotografare, si sono materializzate realtà e situazioni a me estranee sebbene comprensibili.

7.Lucilla Silvani
Foto di Lucilla Silvani

La storia di questo museo, considerato il terzo polo museale di Roma per l’importanza delle opere presenti, risale a circa 10 anni fa quando varie etnie si sono insediate in un salumificio abbandonato, semplicemente per trovare un modo di vivere.

3.Maria Elena Ania
Foto di Maria Elena Ania

Tutto ha avuto inizio quando alcuni Artisti, un “etnia” particolare di uomini e donne che non si riconoscono abitanti di una patria specifica ma  sono fuori dal tempo fisico, al quale però spesso e volentieri riconoscono un valore metafisico, disfano e ricostruiscono la realtà della quale ambiscono solo scoprire il senso più profondo, hanno deciso di girare un documentario intitolato Space Metropolis e Giorgio De Fini, che ne è l’ideatore insieme a Fabrizio Boni, sostiene semplicemente di voler “ridare voce al sogno”. Da subito è chiaro che le due “etnie” non coabitano ma si pongono l’una a difesa dell’altra per un arricchimento reciproco: la barriera immateriale dell’arte tutela il meticciato dalle possibili incursioni razziste e a sua volta è ispirazione.

1.Mauro Perdicca
Foto di Mauro Perdicca

In una situazione del genere si pongono domande elementari e cruciali alle quali l’antropologia tenta di dare risposte plausibili; per quanto riguarda il “meticciato” il grande antropologo Claude Levi-Strauss ipotizzò una teoria positiva basata sul fatto che il mescolamento fra persone, gruppi e sistemi culturali costituisce una strategia adattiva vincente per la specie umana, non solo sul piano biologico, come peraltro ampiamente dimostrato, ma anche sul  piano sociale perché il non uccidersi a vicenda avvantaggia una sopravvivenza più fluida e mista dell’umanità, così come si è prefigurata nei millenni.

2.Massimo Giannetti
Foto di Massimo Giannetti

Mostra fotografica “MAAM: il museo abitato” alla Festa per la Cultura

Per il terzo anno consecutivo il Circolo Fotografico PhotoUp partecipa alla Festa per la Cultura con una sua mostra fotografica. Quest’anno è la volta del “MAAM: il museo abitato”.

La mostra è visitabile nei giorni 14, 15 e 16 giugno 2019 in occasione della Festa per la Cultura presso la sala del Teatro della scuola primaria “Principe di Piemonte”, via Ostiense, 263c, Roma.

Il giorno 14 giugno 2019, alle ore 19:30, il Circolo presenterà il progetto fotografico: “MAAM: il museo abitato” in forma di proiezione presso la sala teatro della scuola.

La proiezione delle foto verrà intervallata dagli interventi di alcuni degli autori delle foto.

Vi aspettiamo!

Mondo Perduto di Paolo Di Paolo

di Antonella Simonelli

Nel 1966 Paolo Di Paolo , con la chiusura del “Mondo”, la rivista fondata da Mario Pannunzio e con la quale aveva collaborato dal 1954, lascia la fotografia. Fino ad allora aveva raccontato i protagonisti del mondo dell’arte, della cultura e del cinema ma anche la gente comune in un paese che stava rinascendo dalla tragedia della guerra. Così nel 1966 esce l’ultimo numero del “Mondo” con un bellissimo editoriale di Pannunzio che ne annunciava la chiusura . Il giorno stesso Di Paolo scrive un telegramma al direttore : “Oggi muore l’ambizione di essere fotografi “. Cominciava l’epoca del narcisismo senza anima e Di Paolo dichiarera’ di “aver smesso di fotografare per amore della fotografia “e  trasferirà i suoi 250.000 negativi in cantina, dove rimarranno dimenticati finchè la figlia Silvia li ritrova una ventina di anni fa . 250 foto di quell’archivio sono il nucleo del “Mondo Perduto” la mostra esposta oggi al Maxxi di Roma.

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La mostra qui realizzata, con un percorso fluido e permeabile, ci conduce negli ambiti di interesse di Paolo Di Paolo : la società italiana raccontata dalla città al contesto rurale, i ritratti di scrittori, poeti, artisti, attori, politici, che Paolo di Paolo ha l’abilità di raccontarci “pensosi ma senza pensiero, ammiccanti senza la consapevolezza del gioco seduttivo “ ( Roberto Cotroneo – La Repubblica ) e i viaggi che ha compiuto in tutto il mondo.

Lui scopre le facce vere, lo spessore umano in un tempo dominato dai giochi di superficie. Le sue foto obbligano il lettore a leggere l’immagine partendo dal soggetto per scoprire poi tutto intorno gli elementi dello spazio che lo circonda rendendolo centrale e protagonista. Tutto questo si puo’ vedere bene nei ritratti di Pasolini, a cui è dedicata un’altra speciale sezione in mostra. E’ ritratto molte volte sul set dei suoi film ma anche in immagini private in casa con la madre, al Monte dei Cocci a Roma o in raccoglimento sulla tomba di Antonio Gramsci.

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Di Paolo ha con Pasolini un rapporto speciale, nel 59 partono insieme, commissionati dal “Mondo“, per realizzare un servizio, “ La lunga strada di sabbia”, sulle vacanze estive degli italiani. Nel corso della prima tappa da Roma a Ventimiglia capiscono di cercare cose diverse, Pasolini rincorreva un mondo perduto che non c’era più, Di Paolo invece un’Italia che guardava al futuro. Decidono quindi di concludere il viaggio al Sud ognuno per conto proprio, ma questo non compromettera’ il loro rapporto . Un’altra sezione della mostra e’ dedicata a questo viaggio.

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Suggestiva e’ anche, al centro della mostra, la ricostruzione fisica della redazione della rivista “Il Mondo” che ha rappresentato per l’Italia un luogo di cultura alta e liberale, un tentativo di costruire uno spazio politico ricco di idee e proposte, ed e’ senz’altro questa rivista a costituire il cuore del lavoro di Paolo Di Paolo, un esempio ancora valido oggi di saper coniugare racconto della realtà, dovere d’informazione e sensibilità artistica.

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Maxxi Museo nazionale delle arti del XXI secolo

Via Guido Reni,4A   Roma

17 marzo-30 giugno

 

 

Un viaggio e tre viaggiatori

Foto di:  Baldelli Lucio, Fazzari Lillo e Nourinaeini Solmaz

Testo di: Solmaz Nourinaeini

Un viaggio e tre viaggiatori è una raccolta di foto di tre persone che hanno visitato più o meno gli stessi luoghi in Iran nell’arco di pochi anni. Quando siamo partiti ognuno di noi ha portato con sé una valigia di pensieri e di aspettative differenti, ma nessuno di noi ha dimenticato la macchina fotografica.

Arrivi lì,  l’aria è secca e senti subito che sei in un posto lontano. Sono passati solo 4 o 5 ore ma gli odori, i colori,  la luce sono cambiati.

Ti trovi in uno spazio aperto, pochi alberi ma tanto rumore del vento. Ti sembra che la terra e il cielo non si stacchino mai. Le carovane  oggi sono sostituite dai tir e i carovan-serraglio da distributori di benzina ma l’entusiasmo del viaggio e di scoprire ancora scorre tra le pieghe del deserto. Lucio ha visto tutto ciò come in un film dove ancora  ci sono  i cavalli che portano le notizie da una città all’altra e carovane che si spostano finché non tramonta il sole: nelle sue foto il passato rimane un  miraggio nel deserto.

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Con Lillo arriviamo in città. Vediamo subito due uomini che chiacchierano: ora siamo fra i vicoli che abbracciano il passato. Con le mani tocchiamo le pareti di case fatte con il fango e la paglia. Quando piove si sente l’odore di terra bagnata ed è facile ricordarsi  che qui la gente aspetta la pioggia con ansia.

In fondo alla strada con gli archi c’è la moschea. Qui le moschee hanno un colore azzurro per ricordare il cielo e i fiori sulle loro ceramiche ricordano il giardino dell’eden.

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Con Solmaz si va a fare un giro nei vicoli di pomeriggio…

Ho voglia di uscire, voglio andare a fare un giro con la bicicletta. Fa caldo ma io esco. Passo nel bazar, ma quanta gente che passeggia. Mi perdo tra i vicoli e guardo i fili elettrici che dividono il cielo e le nuvole. Mi ricorderò tutto di questo paese, la luce, i mattoni, i fili elettrici….le tortore no! Si spostano troppo.

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Identificazioni visionarie di Antonella Simonelli

Concorso Portfolio in mostra – Apertura mostra lunedì 8 aprile – Spazio Piano Aule

fotografie di Antonella Simonelli

 Identificazioni visionarie       

Girovagando nelle stanze dei musei ti accorgi che quello che hai davanti agli occhi è qualcosa di vitale. Da qui una riflessione sul rapporto tra opera d’arte e spettatore. Molto spesso colui che guarda nell’opera si riflette ma anche si perde, nonostante si metta di fronte all’opera ben strutturato con le sue conoscenze, le sue esperienze, le sue emozioni, a volte trova in essa qualcosa in cui perdersi, un io che non è il suo io ma un’identità aperta, spesso ritroviamo noi stessi dopo esserci smarriti. Da qui l’idea che colui che guarda da senso all’opera: dalla relazione tra ciò che vede e ciò che questo gli provoca si attua quell’esperienza di perdita che in realtà permette di conoscersi. Allora se l’opera viene vitalizzata da colui che guarda, allo stesso modo il visitatore guardando vive un’esperienza di identificazione visionaria che in un modo o nell’altro può trasformarlo e cambiarlo.

Queste foto cercano di raccontare tutto questo su un piano metaforico e simbolico e in un linguaggio estetico il più vicino possibile all’esperienza vissuta.

 

Officine Fotografiche Roma- via G. Libetta, 1- 00154 Roma

08-19 aprile 2019 spazio aule

orario visite: lunedì-venerdì 10.00/13,30 – 14,30/19,00

 

 

 

 

 

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Parlano di noi!

Il Circolo Fotografico PhotoUp dal 9 marzo al 6 aprile 2019 presso la Biblioteca Comunale Guglielmo Marconi di Roma espone la mostra : “MAAM: il museo abitato”.  La mostra fotografica si articola in due sezioni in ognuna delle quali sono esposti due gruppi di circa 50 foto: il primo dal 9 marzo (giorno dell’inaugurazione) al 22 marzo, il secondo dal 23 marzo al 6 aprile. Inoltre il giorno martedì 26 marzo 2019 alle ore 18, il Circolo Fotografico PhotoUp ha presentato il progetto fotografico: “MAAM: il museo abitato” in forma di proiezione presso la Sala Cinema del MACRO ASILO, via Nizza 138, Roma. Alla proiezione sono seguiti gli interventi di alcuni degli autori delle foto e delle opere in esposizione nel museo.

Durante la diffusione e pubblicizzazione di questo evento abbiamo avuto la fortuna di incontrare tante persone che ci hanno sostenuto. Ringraziando tutti gli uffici stampa e le redazioni e tutte le persone che  hanno favorito la promozione della mostra, qui di seguito riportiamo alcuni siti e magazine che hanno parlato di noi.

  • FOTOIT la fotografia in Italia

Edizione Marzo 2019

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fiaflazio

  • Radio Cusano Campus

cusano

  • WWW. ARTE.IT

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  • WWW. POLINICE.ORG

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biblio

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