Lady torna qui di Sabrina Garofoli

Testo di Paola Bordoni

Strano e alienante che per leggere un’ immagine l’unico processo possibile sia l’uso delle parole, quando

la sua comprensione coinvolge la sfera cognitiva, culturale ed emotiva del fruitore; eppure devo fare la

mia parte di commentatore, cercando di andare oltre il visibile immediato: Lady torna qui….gli occhi di

un cane …una strada nebbiosa….un padrone lontano e in un atteggiamento che lo fa percepire forse

minaccioso. Certamente mi affiderò alla ‘road map’ degli strumenti di lettura conosciuti e

riconosciuti che possono riuscire a individuare anche scelte impercettibili della fotografa, respingendo la

tentazione di rendere tutto comprensibile, ma anzi in piena consapevolezza di quanto soggettivo possa

essere il mio ‘leggere’, poiché ciascuno di noi possiede un proprio immaginario, una propria memoria e

un proprio vissuto. Lo scatto è connotato da una precisa e accurata suddivisione geometrica dello spazio

quasi perimetrato e chiuso, che sembra contrapporre la volontà dell’animale di non tornare indietro a

quella dell’uomo. opponendo al richiamo dell’uomo il desiderio di evasione e libertà. La cromia

desaturata dello sfondo, giocata nei toni della bruma, quasi lambisce il bianco/nero, inviando un

messaggio che decodifico come carico di tensione. Per le gerarchie della profondità di campo, il punto di

attrazione dell’immagine è negli occhi del giovane cane e nella striscia bianca della rasa pelliccia che si

prolunga in quella dell’asfalto, mettendo in stretta connessione animale e uomo. Forse è nella continuità

di questa riga che nella mia accoglienza dell’immagine si sviluppa una sovrapposizione tra contenuti

visibili e contesto personale di ricezione, tra esperienza sensoriale diretta e quella intellettiva, dovuta al

mio immaginario, alle mie conoscenze e alle mie certezze. L’inquietudine che la fotografia trasmette, pur

nella consapevolezza che il cane Lady è tra i pochi fortunati ad essere amato – il pelo lucido e curato, il

probabile appoggio delle zampe su una persona della quale si fida -, è dovuta alla convinzione che

l’equilibrio di corrispondenza tra essere umano e natura si sia irrimediabilmente spezzato e gli occhi

umidi di Lady, primo anello di mediazione tra l’uomo e la natura, con  muta urgenza, rivelino che il

qui’, come luogo che abbiamo dato per scontato, nel quale ci riconosciamo e sentiamo di appartenere,

ormai è per sempre irrimediabilmente cambiato.

Consigli di lettura: Cromorama di Riccardo Falcinelli

testo di Paola Bordoni

Pubblicato su Fotoit Aprile 2022

Uno dei più apprezzati visual designer del momento, Riccardo Falcinelli racconta, attraverso un ricco percorso per nulla forzato di

immagini, grafici ed esempi, l’inestricabile legame che ha unito ed unisce, oggi più che mai, il colore alla società, al nostro stesso

modo di pensare ed ai nostri comportamenti. Il libro narra come tutte le società abbiano organizzato e prodotto sistemi simbolici e

psicologici intorno al colore e come si sia formato lo sguardo moderno con poliedrici riferimenti all’arte, al cinema, all’editoria,

alla pubblicità, ai fumetti ed agli oggetti quotidiani in una visione a tutto tondo della società. Il volume, diviso in capitoli per tinte,

è di notevole mole ma è affascinante.

RICCARDO FALCINELLI

CROMORAMA

EINAUDI, 2017 – € 24,00

Mirko Zanetti Closures

Pubblicato su Singolarmente Fotografia di Fotoit: immagine di Mirko Zanetti

Commento di Paola Bordoni

Due sole figure, un adolescente e una donna, poste ai margini dell’immagine, speculari nella identica postura, braccia chiuse

attorno al corpo, in un rifiuto o nella pazienza di un’attesa che sembra infinita: tra loro uno spazio vuoto, dove una borsa è tenuta

sotto controllo dalle gambe di lei che la indicano come oggetto prezioso. Immagine racchiusa da un raffinato equilibrio tecnico,

segnato dal teso sguardo del ragazzo verso la donna, mentre questa con espressione angosciata guarda altrove, verso un futuro che

la preoccupa. Less is more, riduzione semplice e minimale a pochissimi elementi, a ciò che è essenziale, sospendendo le figure

fisiche in un’atmosfera rarefatta .

Quale miglior uso dell’immagine se non quello di scardinare il nostro comune senso del vedere, aprendo nuove possibilità di

lettura e codifica, perché nessuna fotografia può essere vista se non si è in grado di guardare.

Contest di dicembre: Silhouette

La foto più votata del contest di dicembre è l’immagine di Maria Luisa Giorgi.

Di seguito le altre partecipanti

Massimo Giannetti

Lucilla Silvani :Quattro chiacchiere al tramonto
Anna Ranucci: Paesaggio autunnale
Maurizio De Angelis
Federico Mammana
Paola Bordoni

Omaggio a Lisetta Carmi

Lisetta Carmi era quel tipo di persona che guarda assorbendo il senso più profondo di quanto sta vedendo ed in questo modo ha vissuto tutta la propria vita, cercando di individuare da quali luoghi fisici, da lei vissuti come universi metafisici, si potesse arrivare a leggere l’essenza dell’essere umano.

Inizia il suo percorso dal pianoforte, piccolo fiume di tasti bianchi e neri, dai cui suoni si penetra nei meandri creativi dei grandi compositori, nei canti dei popoli oppressi, negli inni dei vincitori, nelle canzoni d’amore. Continua con la fotografia e decide che dalle immagini bianche che virano fino al nero si possa rappresentare l’uomo nella realtà della sua fragile esistenza travolto, molto spesso, da tragici avvenimenti. Totalmente attratta da questa indagine gira il mondo fino a che nel suo incessante pellegrinaggio incontra in India Babaji un maestro spirituale vestito di bianco con penetranti occhi neri. E’ un incontro di due Menti Gemelle che cercano una via verso una verità assoluta e risolutiva della propria vita; coerentemente con questa missione crea un Ashram, centro di preghiera, dove ritrovarsi con i propri fratelli e sorelle, scegliendo di andare fra i trulli di Cisternino, smaglianti costruzioni di millenaria pietra bianca.

Lisetta non pone nessun limite e termine al suo stare nel mondo ed i sentieri già percorsi riappaiono sotto uno sguardo nuovo, o forse nostalgico. Riprende la pellicola l’annerisce con la luce intensa del sole e la graffia ispirata dalle dissonanze tormentate di un brano musicale dedicato dal maestro Luigi Dallapiccola alla propria figlia Annalibera fonde la Musica con la Foto, ancora una volta, sotto il segno del bianco e del nero.

Da un vecchio baule emerge un nuovo universo, quello della scrittura cinese i cui concetti, misteriosi, arrivano a noi occidentali come forme ritmiche, eleganti ed armoniose, ma assolute come solo il bianco ed il nero possono essere. Non sappiamo se la luce bianca, pura ed assoluta che ha sempre cercato l’abbia finalmente accolta, noi la ringraziamo per averla cercata.

Testo di Lucilla Silvani, una vecchia amica.

Reb Concours 2022

“Roma Eternal Beauties”- The Reb Concours, manifestazione dedicata alle auto storiche a cui partecipano vetture prodotte dall’inizio del Novecento agli anni ’70. Il concorso si è svolto presso Villa di Fiorano il 14 e 15 giugno 2022, luogo di straordinaria ed intatta bellezza. Tra le 70 vetture si è aggiudicato il titolo di “Bella come Roma” la MASERATI GHIBLI SS Spider del 1972.Quest’auto ha rappresentato un sogno per una generazione, un’auto sportiva dalle prestazioni elevate e dal design elegante e di grande impatto” ha detto il Ministro Enrico Giovannini, presidente della Giuria

Immagine in copertina di Antonietta Magda Laini

Lucio Baldelli
Lucio Baldelli
Paola Bordoni
Paola Bordoni
Antonietta Magda Laini

Massimo Giannetti
Massimo Giannetti

Corrado Seller
Corrado Seller

Lucilla Silvani
Lucilla Silvani

Contest di giugno: “La primavera in b/n”

I soci del Circolo hanno votato come vincitrice del contest “La primavera in b/n” la foto di Elisabetta Manni (in copertina).

Di seguito le immagini degli altri partecipanti:

Maria Elena Ania: Risveglio

Paola Bordoni

Massimo Giannetti : L’ape e il fiore di mandarino
Maria Luisa Giorgi: Fiori di rosa, fiori di pesco
Maria Rosaria Marino: Solchi di primavera
Anna Ranucci: La ruggiada del mattino
Lucilla Silvani: Pasto del mattino

Reportage fotografico di Stefano Marcovaldi

(seconda parte)

Le immagini fanno parte di un reportage realizzato da Stefano Marcovaldi a Roma, in Piazza del Popolo, dell’etnia Igbo per chiedere l’indipendenza del Biafra dalla Nigeria (30 maggio 2018)

Nel Reportage la Qualità Conta più della Quantità

Finalmente abbiamo una storia per le mani? Benissimo, adesso è da porsi la domanda: come la racconto? Mostro alcuni aspetti di natura tecnica che aiuteranno, senza dubbio, a delineare i contorni di un buon reportage fotografico. La prima cosa di cui dobbiamo parlare è il numero delle foto; come già accennato il numero d’immagini non aumenta la qualità della fotografia di reportage. La maggior parte dei lavori seri ha un numero di scatti che varia sensibilmente tra i 20 e i 40. La foto che apre il reportage è sicuramente una delle più importanti (insieme all’ultima) poiché è quella che deve catturare fin da subito l’attenzione dell’osservatore. La prima foto di un reportage determina il successo del racconto, chi è attratto dalla prima immagine, guarderà anche la seconda e cosi via. Tutte le foto devono essere dotate di una certa autonomia, cioè devono essere in grado di parlare sia da sole sia nel contesto di tutto il reportage. Da qui nasce la necessità di strutturare il lavoro in modo di emozionare con la prima immagine e far riflettere con l’ultima. Non dimentichiamo che nel reportage è necessario cercare spunti; non sempre c’è la possibilità di affidarsi alle regole di composizione, poiché un evento di solito è irripetibile, quella stessa scena non la si rivive mai più. Mentre nel ritratto, si possono aggiustare le luci, ombre, tempi,  nelle riprese di un reportage queste sono quasi mai possibili da gestire, la foto perfetta per il reportage arriva quando non te lo aspetti.

Aspetti tecnici della fotografia di reportage

La creatività è fondamentale, ma la tecnica è essenziale. Possedere una buona tecnica e avere una profonda conoscenza dei tagli, dei piani, della composizione è sicuramente un vantaggio. Se si è sviluppato o educato l’occhio difficilmente sbaglieremo , ed avendo una corretta cognizione dell’inquadratura, ogni momento sarà quello giusto per lo scatto. Le regole tecniche dell’arte fotografia non possono prescindere dalla creatività. Certo una bella foto creativa che parla è sempre da preferirsi a una foto tecnicamente perfetta che non dice nulla.

Come organizzare il reportage

Mettere a posto le idee significa puntare ad ottenere un lavoro di qualità.

Adesso alcuni consigli, per dare un senso al reportage:

  • Valutare attentamente l’argomento che si intende trattare, considerando il suo impatto sull’osservatore, la sua attualità e la sua utilità sociale;
  • Optare per concetti ed idee che si possano rappresentare fotograficamente con facilità o che siano misurabili in termini di contenuto;
  • Prendere in considerazione argomenti conosciuti o di cui hai già una un’opinione ben delineata, è sempre meglio evitare parlare di cose di cui non si ha benché la minima idea;
  • Evitare, per quanto possibile, reportage che non possano essere raccontati con il bagaglio tecnico posseduto (scarse attrezzature, poche competenze tecniche riguardo l’arte fotografica, scarso accesso alle risorse fotografiche);
  • Cercare di dare un senso alla lettura delle immagini ed evitare, di mischiare il senso orizzontale e verticale delle immagini, in questo modo si darà una continuità di formato al reportage;
  • Offrire un ciclo di vita all’osservatore: partire da un’immagine per raggiungerne un’altra seguendo una logica ideale; prevedere un inizio e una fine che abbiano un senso cronologico reale e possibile. Alcuni scatti potrebbero variare la loro posizione di collocazione nell’ambito del reportage, ma solo se hanno un senso del tempo accettabile e credibile;
  • Esaminare ogni scatto nel contesto del reportage. La migliore scelta è di privilegiare le immagini che aggiungono al reportage un’informazione aggiuntiva rispetto agli scatti precedenti;
  • Essere coerenti. Le immagini, quando connesse tra di loro, dovrebbero dare il senso della precedenza e della conseguenza alle altre immagini complementari; niente è meno credibile di un reportage incoerente;
  • Evitare sempre e comunque le ripetizioni. Non dovrebbe mai esserci in un reportage serio un’immagine uguale, affine, sussidiaria o surrogata a un’altra immagine già ripresa, l’essenzialità del reportage è una dei fattori chiavi di successo;
  • Pensare coerentemente le didascalie ed i titoli, se si decide di servirsene; ogni didascalia dimostra una scelta, un concetto, un’idea che il fotografo vuole “dichiarare”; se i titoli didascalici non convincono o sono pensati a casaccio è meglio mantenere la foto senza titolo, l’osservatore lo troverà da se;

Potrebbero esserci altri accorgimenti da prendere in considerazione, tuttavia quelli sopra rappresentati dovrebbero bastare.Il reportage fotografico, rimane ancora uno dei più difficili lavori di fotografia, poiché tecnica, creatività e momento fotografico devono trovarsi tutti insieme, su un’unica linea perfetta, nel medesimo istante in cui lo scatto avviene per far si che tutto abbia veramente senso.

Stefano Marcovaldi

Le immagini di Morel di Lorenzo Zoppolato

testo di Paola Bordoni pubblicato su Fotoit di maggio 2021

Nel titolo e nella presentazione del portfolio il fotografo Lorenzo Zoppolato indica con chiarezza la sua fonte d’ispirazione: la letteratura latinoamericana e in particolare il celebre e breve racconto di Adolfo Bioy Casares L’invenzione di Morel.

Il visionario romanzo narra le avventure di un perseguitato politico, naufragato su un’isola deserta dalla natura indomabile e selvaggia per sottrarsi alla cattura. Il fuggitivo scopre di non essere solo come credeva e che l’isola è abitata da misteriosi compagni. La verità della loro presenza è nascosta in una macchina, l’invenzione di Morel appunto, che ha registrato, catturato e riprodotto all’infinito la vita stessa degli sfuggenti personaggi, ormai morti, che hanno soggiornato sull’isola molto tempo prima. In bilico tra realtà ed allucinazioni, il naufrago, per rendersi visibile ad un amore non ricambiato, cerca di entrare anche lui nella proiezione della vita passata di queste persone attraverso l’invenzione, ma si accorge che il processo corrode il suo corpo distruggendolo.

Il racconto visivo di un viaggio del giovane fotografo verso la Patagonia, una sorta di finis terrae, rivela essere, come il racconto dal quale trae ispirazione, una riflessione sul mistero della coscienza del passato che scorre inesorabile in mille rivoli, tracce e sensazioni. I suoi ricordi sono lampi di memoria, dal nitrito del cavallo all’acqua gelida del torrente, dalla luce accecante del cielo all’odore dei fiori, fissati in immagini che li catturano a difesa del tempo che scorre e cancella tutto anche la stessa esistenza.

Lo spazio a perdita d’occhio della terra alla fine del mondo, spoglio di colore perché prima di tutto luogo della mente, è sintetizzato in forme quasi astratte e sollecita una rottura emotiva che porta a riflettere sul mistero della nostra coscienza del passato, ricreando, proprio attraverso uno strumento operativo quale la macchina fotografica simile a quella di Morel, gli istanti originali che possono essere rivissuti solo attraverso la riproduzione delle emozioni che hanno suscitato. 

“Un viaggio dove realtà ed immaginazione si fondono ed il tempo si guarda allo specchio” afferma Zoppolato, ricollegandosi al realismo magico degli scrittori sudamericani. Poiché la memoria non conosce categorie, egli usa possibilità fotografiche diverse come reportage, ritratto, paesaggio e il suo diario di viaggio rivela alla nostra percezione la circolarità del tempo che  “….è la sostanza di cui sono fatto, il tempo è un fiume che mi trascina, ma io sono il fiume...” *

Le immagini, rendendo riproducibilel’infinita ricchezza del singolo istante vissuto e le sue sensazioni, diventano ponte emotivo e percettivo di un tempo fluido, dove presente e passato magicamente si fondono.

* J. L. Borges,  Nuova confutazione del tempo, in Altre inquisizioni, ed. orig. 1952 ed ital. 1963