Metropoli di Gabriele Basilico

di Antonella Simonelli

Il 25 gennaio si è aperta al Palazzo delle Esposizioni a Roma una grande mostra dedicata ad uno dei più importanti fotografi italiani ed internazionali.

La mostra curata da Giovanna Calvenzi e Filippo Maggia è incentrata sul tema della città con oltre 250 foto di diversi formati dagli anni Settanta al Duemila.

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Il paesaggio antropizzato, il suo sviluppo problematico e contraddittorio, le sue straficazioni create dal tempo, dai margini alle periferie in continua trasformazione sono stati sempre l’universo della sua ricerca. Lo attrae l’architettura “media”come lui la definisce, le periferie, i porti ,dichiarando di essere vittima di una sorta di fascinazione per il cemento. Scrive Basilico: “quello che mi interessa in modo costante, quasi ossessivo è il paesaggio urbano contemporaneo, fenomeno sociale ed estetico di grandi, rapide, incontenibili trasformazioni in atto nelle città del pianeta e penso che la fotografia sia stata, e continui forse ad essere uno strumento efficace e particolarmente sensibile per registrarlo”.

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Il percorso espositivo si articola in cinque capitoli:

Milano. Ritratti di fabbriche 1978-1980, il primo grande progetto realizzato da Basilico.

Le sezioni del paesaggio Italiano, sei itinerari realizzati nel 1996 insieme a Stefano Boeri e presentati alla Biennale di Architettura di Venezia.

Beirut, due campagne fotografiche realizzate nel 1991 in bianco e nero e nel 2011 a colori.

Le città del mondo, le città dei suoi viaggi nel tempo ,da Bari a Napoli ad Istanbul, a Gerusalemme, Shanghai, Mosca, New York e Rio de Janeiro……

Inoltre, a corredo della mostra, viene presentata un’ampia biografia del fotografo che racconta la sua attività artistica e professionale

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Con un occhio attento Basilico documenta la contemporaneità e l’aspetto irreversibile dell’urbanizzazione nelle città che incontra. Tra assonanze e differenze le città che ci propone dialogano fra loro e noi passo dopo passo ci muoviamo tra verticalità, grattacieli, architetture allungate, disomogeneità, porti e rovine o i contorni indefiniti della città di Roma.

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Palazzo delle Esposizioni – Roma – Via Nazionale 194

25 gennaio – 13 aprile 2020

www.palazzoesposizioni.it

www.arte.it

EFFETTO PITTORICO di Maurizio de Angelis

Nell’intento di realizzare delle foto creando un effetto pittorico, ho cosparso di vasellina un quadrato di plexiglass e l’ho posto davanti all’obiettivo al momento dello scatto.

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Le condizioni di luce, la quantità di crema e la sua distribuzione sul supporto di plastica sono determinanti per ottenere un buon risultato, così come può risultare utile l’utilizzo del cavalletto.

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Contest di febbraio: “fotografare l’arte con arte”. La foto più votata.

Per il contest di Novembre proposto da Antonella Simonelli l’immagine più votata è stata quella di Massimi Giannetti (in copertina).

Di seguito le altre immagini proposte dai soci :

Anna Ranucci
Anna Ranucci
Antonella Simonelli
Antonella Simonelli

 

Lillo Fazzari
Lillo Fazzari
Lucio Baldelli
Lucio Baldelli
Maurizio De Angelis
Maurizio De Angelis
Monica Ferzi
Monica Ferzi
Sergio D'Alessandro
Sergio D’Alessandro
Simonetta Orsini
Simonetta Orsini
Solmaz Nourinaeini
Solmaz Nourinaeini

CHILDREN ( Erwitt – McCurry – Mitidieri)

di Antonella Simonelli

Ancora per pochi giorni è visitabile la mostra fotografica Children con cui Bologna celebra i diritti dei bambini in occasione dei 60 anni della Dichiarazione dei diritti del fanciullo e dei 30 anni della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Gli scatti dei tre autori Erwitt, McCurry e Mitidieri profondamente diversi dal punto di vista espressivo sono accomunati dall’identica volontà di testimoniare in prima persona le vicende dei bambini che hanno incontrato negli angoli più remoti del mondo.

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Con questi presupposti i tre autori sono stati messi in scena nel palcoscenico della mostra dallo scenografo Peter Bottazzi che ha progettato le tre aree dove troviamo in modi differenti  rappresentato  il mondo dell’infanzia.

Nella prima area troviamo le immagini a colori di Steve McCurry, esse  rimandano ad una struttura che ricorda una giostra. La seconda area è occupata dalle fotografie di Mitidieri collocate su blocchi di legno quasi a ricreare le costruzioni con cui gioca il bambino da piccolo. Nella terza sezione invece abbiamo le immagini di Elliott Erwitt allestite su una specie di abaco ,uno degli strumenti piu antichi utilizzati per l’apprendimento e lo studio, un diritto, spesso negato, all’istruzione e alla conoscenza.

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Un catalogo di immagini , quelle  di Steve McCurry , che coglie come solo lui sa fare lo stupore , la meraviglia , l’intensita nello sguardo di chi  è fotografato, oppure quelle di Dario Mitidieri che con il suo bianco e nero ci da una partecipazione diversa ma non meno intensa di quella che Hannah Arendt definiva la “banalita del male” o attraverso la commedia umana che Erwitt rappresenta come lo scorrere del tempo che diventa storia .

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Una riflessione, insomma , sull’infanzia e i diritti , spesso negati, che gli appartengono.

Bologna, 20 novembre 2019- 6 gennaio 2020

Auditorium Enzo Biagi- Biblioteca Salaborsa

La città del Sole

Lavoro collettivo di alcuni soci di PhotoUp

Testo di Pino Giovine

Immagine in copertina di Pino Giovine

La “Città del Sole” individua l’intervento inserito all’interno del programma di valorizzazione delle rimesse Atac intrapresa dal Comune di Roma per i depositi ormai in disuso.

Maurizio de Angelis
Maurizio De Angelis

A tal proposito, il progetto, firmato dallo studio romano Labics, risultò vincitore di un concorso bandito dal Comune di Roma nel 2007 con l’intento di recuperare l’area dell’ex rimessa Atac edificata negli anni ’30 dallo IACP, sottraendola al degrado nel quale era immersa da anni.

Antonella Simonelli
Antonella Simonelli

La “Città del Sole” è un complesso di edifici con uffici, spazi commerciali e circa 80 residenze, realizzato in un’area a ridosso del quartiere popolare ICP Tiburtino II, costruito negli anni Trenta in quella che allora era l’estrema periferia della città.

Magda laini
Antonietta Magda Laini

Il tentativo fu quello di realizzare una porzione di città integralmente e realmente sostenibile a tutela dell’ambiente e del benessere degli abitanti, con nuovi servizi e spazi urbanistici. Il complesso si trova a poca distanza da Piazza Bologna, dall’Università La Sapienza, dal Policlinico Umberto I e dalla nuova Stazione AV Tiburtina.

Lillo Fazzari
Lillo Fazzari

Tutto il complesso si pone in continuità e in rottura con l’edificio di fronte, la Casa del Sole, progettata negli anni ‘30 dall’Arch. Innocenzo Sabbatini.

Simonetta Orsini
Simonetta Orsini

La “pelle” dei corpi di fabbrica valorizza e contraddistingue i vari fronti, privi di elementi descrittivi, così da favorire la  percezione dei volumi, che devono inserirsi sia nel contesto, ma anche identificarsi all’interno di spazi aperti poco definiti.

Lucilla Silvani
Lucilla Silvani

Le tipologie funzionali dettano in facciata i ritmi degli involucri: il piano-terra commerciale si contraddistingue per le sue ampie superfici vetrate, la parte direzionale è  invece scandita da elementi “brise-soleil” verticali in alluminio, i quali assolvono alla funzione di protezione dall’irraggiamento termico ed all’alleggerimento del volume del basamento.

Lucio baldelli
Lucio Baldelli

Durante gli scavi è venuto fuori dal silenzio dei secoli una notevole e vasta area archeologica non conosciuta col ritrovamento di numerosi reperti.

M.Luisa Giorgi
Maria Luisa Giorgi

Benchè prevista in progetto, la biblioteca di quartiere, ubicata proprio all’interno dell’ex deposito Atac, è di fatto  l’unica opera pubblica dell’intero progetto, ma che è purtroppo ancora lungi dall’essere realizzata.

Sergio D'Alessandro
Sergio D’ Alessandro

 

Identificazioni Visionarie di Antonella Simonelli

Girovagando nelle stanze dei musei ti accorgi che quello che hai davanti agli occhi è qualcosa di vitale. Da qui una riflessione sul rapporto tra opera d’arte e spettatore. Molto spesso colui che guarda nell’opera si riflette ma anche si perde, nonostante si metta di fronte all’opera ben strutturato con le sue conoscenze, le sue esperienze, le sue emozioni, a volte trova in essa qualcosa in cui perdersi, un io che non è il suo io ma un’identità aperta, spesso ritroviamo noi stessi dopo esserci smarriti. Da qui l’idea che colui che guarda da senso all’opera: dalla relazione tra ciò che vede e ciò che questo gli provoca si attua quell’esperienza di perdita che in realtà permette di conoscersi. Allora se l’opera viene vitalizzata da colui che guarda, allo stesso modo il visitatore guardando vive un’esperienza di identificazione visionaria che in un modo o nell’altro può trasformarlo e cambiarlo.

Con queste foto cerco di raccontare tutto questo su un piano metaforico e simbolico e in un linguaggio estetico il più vicino possibile all’esperienza vissuta.

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Radio Città Aperta intervista Paola Bordoni e Sergio D’Alessandro

I soci del Circolo fotografico PhotoUp hanno  partecipato alla manifestazione  “La Via Semantica-Ostiense” , organizzata dall’Associazione Culturale Controchiave in collaborazione con l’VIII Municipio, allestendo grazie ai loro scatti fotografici, scorci sulla realtà umana e sociale del quartiere Ostiense,  la mostra fotografica “GAS-O-METRO” all’interno dello Spazio Rossellini.

Durante l’evento la nostra Presidente Paola Bordoni e il nostro Vice Presidente Sergio D’Alessandro sono stati intervistati da Radio Città Aperta. Qui di seguito potete ascoltare l’intervista.

Mostra Fotografica “GAS-O-METRO”

Circolo Fotografico PhotoUp

Data: 23 e 24 novembre 2019
Luogo: Spazio Rossellini, Via della Vasca Navale, 58, Roma
Orari: la mostra è visibile nell’orario della manifestazione “La Via Semantica-Ostiense”

La mostra “GAS-O-METRO” del Circolo Fotografico PhotoUP è allestita all’interno dello spazio Rossellini dove si svolgerà la manifestazione “La Via Semantica-Ostiense” organizzata dall’Associazione Culturale Controchiave in collaborazione con l’VIII Municipio. Nella mostra collettiva dei fotografi del Circolo Fotografico PhotoUP, dal titolo “GAS-O-METRO”, le foto ritraggono scorci del quartiere Ostiense nella complessità delle sue geometrie urbane e cromie, in un’alternanza d’immagini da cui traspare lo stile personale di ogni fotografo. La mostra offre così una partitura visiva poliedrica del quartiere e lascia al visitatore la sensazione di averlo attraversato in tutte le sue dimensioni fisiche ed umane. Altri interventi saranno proposti da diversi artisti che attraverso musica, danza e teatro continueranno a parlare del Quartiere Ostiense offrendo così un fine settimana di eventi e riflessioni culturali.

Fotoit settembre: Vedere per credere ( o no?)

di Paola Bordoni

Terza  parte

L’immagine fotografica ha un forza espressiva molto potente ma un’informazione falsa è la negazione stessa dell’informazione poiché genera la costruzione di una realtà artefatta sulla quale il pubblico/lettore crea le proprie convinzioni. Quali sono quindi i codici deontologici che un’immagine deve avere per garantire oggettività all’informazione che trasmette? I criteri di correttezza, integrità, indipendenza, imparzialità come possono essere tradotti in linee guida universali? In realtà spesso si è tentato di costruire codici di autoregolazione deontologici e condivisi, alcuni molto specifici, ma l’applicabilità ai molteplici casi che si possono verificare ha reso vani tutti gli sforzi.

Si potrebbe però segnare almeno un limite etico invalicabile basato sulla destinazione d’uso: un’immagine artefatta non può e non deve essere destinata alla comunicazione di informazioni che influenzino il comportamento, le scelte, le opinioni dei singoli individui, diventando così formidabili mezzi di disinformazione e di persuasione occulta.

Già nel giugno 1994 il prestigioso Time fu costretto ad imbarazzate scuse per la pubblicazione, come immagine di copertina, della foto segnaletica ritoccata e virata del giocatore di football O.J. Simpson accusato dell’omicidio della moglie. La stessa foto era stata utilizzata dal Newsweek ma il Time l’aveva elaborata scurendo la pelle del giocatore ed accentuando il contrasto, rappresentandolo più torvo e minaccioso, con suggerimento di colpevolezza.

Quanto siano disposti a farci mentire dalle fotografie e dall’editing, accettando un’alterazione della realtà percepita e, soprattutto, quali antidoti e strumenti possiamo adottare per essere fruitori non passivi?

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