Contest di giugno “La tenerezza”. La foto più votata

Foto di copertina: Sergio D’Alessandro

Il contest di giugno era dedicato al tema della tenerezza. La foto più votata è stata quella di Sergio D’Alessandro.

Di seguito le numerose foto che hanno partecipato:

Metropoli di Gabriele Basilico

di Antonella Simonelli

Il 25 gennaio si è aperta al Palazzo delle Esposizioni a Roma una grande mostra dedicata ad uno dei più importanti fotografi italiani ed internazionali.

La mostra curata da Giovanna Calvenzi e Filippo Maggia è incentrata sul tema della città con oltre 250 foto di diversi formati dagli anni Settanta al Duemila.

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Il paesaggio antropizzato, il suo sviluppo problematico e contraddittorio, le sue straficazioni create dal tempo, dai margini alle periferie in continua trasformazione sono stati sempre l’universo della sua ricerca. Lo attrae l’architettura “media”come lui la definisce, le periferie, i porti ,dichiarando di essere vittima di una sorta di fascinazione per il cemento. Scrive Basilico: “quello che mi interessa in modo costante, quasi ossessivo è il paesaggio urbano contemporaneo, fenomeno sociale ed estetico di grandi, rapide, incontenibili trasformazioni in atto nelle città del pianeta e penso che la fotografia sia stata, e continui forse ad essere uno strumento efficace e particolarmente sensibile per registrarlo”.

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Il percorso espositivo si articola in cinque capitoli:

Milano. Ritratti di fabbriche 1978-1980, il primo grande progetto realizzato da Basilico.

Le sezioni del paesaggio Italiano, sei itinerari realizzati nel 1996 insieme a Stefano Boeri e presentati alla Biennale di Architettura di Venezia.

Beirut, due campagne fotografiche realizzate nel 1991 in bianco e nero e nel 2011 a colori.

Le città del mondo, le città dei suoi viaggi nel tempo ,da Bari a Napoli ad Istanbul, a Gerusalemme, Shanghai, Mosca, New York e Rio de Janeiro……

Inoltre, a corredo della mostra, viene presentata un’ampia biografia del fotografo che racconta la sua attività artistica e professionale

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Con un occhio attento Basilico documenta la contemporaneità e l’aspetto irreversibile dell’urbanizzazione nelle città che incontra. Tra assonanze e differenze le città che ci propone dialogano fra loro e noi passo dopo passo ci muoviamo tra verticalità, grattacieli, architetture allungate, disomogeneità, porti e rovine o i contorni indefiniti della città di Roma.

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Palazzo delle Esposizioni – Roma – Via Nazionale 194

25 gennaio – 13 aprile 2020

www.palazzoesposizioni.it

www.arte.it

CHILDREN ( Erwitt – McCurry – Mitidieri)

di Antonella Simonelli

Ancora per pochi giorni è visitabile la mostra fotografica Children con cui Bologna celebra i diritti dei bambini in occasione dei 60 anni della Dichiarazione dei diritti del fanciullo e dei 30 anni della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Gli scatti dei tre autori Erwitt, McCurry e Mitidieri profondamente diversi dal punto di vista espressivo sono accomunati dall’identica volontà di testimoniare in prima persona le vicende dei bambini che hanno incontrato negli angoli più remoti del mondo.

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Con questi presupposti i tre autori sono stati messi in scena nel palcoscenico della mostra dallo scenografo Peter Bottazzi che ha progettato le tre aree dove troviamo in modi differenti  rappresentato  il mondo dell’infanzia.

Nella prima area troviamo le immagini a colori di Steve McCurry, esse  rimandano ad una struttura che ricorda una giostra. La seconda area è occupata dalle fotografie di Mitidieri collocate su blocchi di legno quasi a ricreare le costruzioni con cui gioca il bambino da piccolo. Nella terza sezione invece abbiamo le immagini di Elliott Erwitt allestite su una specie di abaco ,uno degli strumenti piu antichi utilizzati per l’apprendimento e lo studio, un diritto, spesso negato, all’istruzione e alla conoscenza.

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Un catalogo di immagini , quelle  di Steve McCurry , che coglie come solo lui sa fare lo stupore , la meraviglia , l’intensita nello sguardo di chi  è fotografato, oppure quelle di Dario Mitidieri che con il suo bianco e nero ci da una partecipazione diversa ma non meno intensa di quella che Hannah Arendt definiva la “banalita del male” o attraverso la commedia umana che Erwitt rappresenta come lo scorrere del tempo che diventa storia .

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Una riflessione, insomma , sull’infanzia e i diritti , spesso negati, che gli appartengono.

Bologna, 20 novembre 2019- 6 gennaio 2020

Auditorium Enzo Biagi- Biblioteca Salaborsa

Identificazioni Visionarie di Antonella Simonelli

Girovagando nelle stanze dei musei ti accorgi che quello che hai davanti agli occhi è qualcosa di vitale. Da qui una riflessione sul rapporto tra opera d’arte e spettatore. Molto spesso colui che guarda nell’opera si riflette ma anche si perde, nonostante si metta di fronte all’opera ben strutturato con le sue conoscenze, le sue esperienze, le sue emozioni, a volte trova in essa qualcosa in cui perdersi, un io che non è il suo io ma un’identità aperta, spesso ritroviamo noi stessi dopo esserci smarriti. Da qui l’idea che colui che guarda da senso all’opera: dalla relazione tra ciò che vede e ciò che questo gli provoca si attua quell’esperienza di perdita che in realtà permette di conoscersi. Allora se l’opera viene vitalizzata da colui che guarda, allo stesso modo il visitatore guardando vive un’esperienza di identificazione visionaria che in un modo o nell’altro può trasformarlo e cambiarlo.

Con queste foto cerco di raccontare tutto questo su un piano metaforico e simbolico e in un linguaggio estetico il più vicino possibile all’esperienza vissuta.

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Radio Città Aperta intervista Paola Bordoni e Sergio D’Alessandro

I soci del Circolo fotografico PhotoUp hanno  partecipato alla manifestazione  “La Via Semantica-Ostiense” , organizzata dall’Associazione Culturale Controchiave in collaborazione con l’VIII Municipio, allestendo grazie ai loro scatti fotografici, scorci sulla realtà umana e sociale del quartiere Ostiense,  la mostra fotografica “GAS-O-METRO” all’interno dello Spazio Rossellini.

Durante l’evento la nostra Presidente Paola Bordoni e il nostro Vice Presidente Sergio D’Alessandro sono stati intervistati da Radio Città Aperta. Qui di seguito potete ascoltare l’intervista.

Una proposta terminologica di Carlo Delli. Seconda parte

L’immagine di copertina “Moth surprie (Saturnide)-Mkuzy-Sud Africa” è di Carlo Delli.

Altro punto essenziale è il concetto di “rappresentazione”: il primo significato di rappresentare è: “far presente” attraverso un linguaggio ciò che esiste ma che non abbiamo davanti perché lontano nel tempo e/o nello spazio. Ma il verbo “rappresentare” è sconosciuto a molti possessori di macchine fotografiche, cosa molto strana dato che la fotografia è rappresentazione della realtà VISIVA tramite il linguaggio fotografico.
Dire che una fotografia sia realtà è una palese idiozia. Credo che molti fotografi sostituiscano erroneamente la parola “rappresentazione” con la parola “riproduzione”, che vuol dire fare una copia uguale all’originale; in pratica dicono “rappresentare” ma intendono “riprodurre”. E allora per loro la fotografia non può rappresentare la realtà, perché così dicendo intendono che la riproduce, ed è ovvio e banale che una fotografia non lo faccia.

Inoltre fotografi e critici omettono quasi sempre un aggettivo fondamentale: VISIVA. La fotografia ha a che fare solo con la parte visiva della realtà. Ora di sicuro la vista è il senso di gran lunga più importante per conoscere la realtà, ma non è l’unico. La realtà è essenzialmente inconoscibile nella sua totalità, l’argomento è chiaramente abissale, ma questo è un motivo in più per parlare in modo corretto.
È dannoso pensare e dire che l’aggettivo “visiva” sia sottinteso quando parliamo di fotografia, è invece assolutamente necessario metterlo sempre. La fotografia si occupa della “realtà visiva” e tramite questa può rappresentare oggetti e fatti; poi, e solo poi, tramite questi oggetti può simboleggiarne altri e addirittura può arrivare a veicolare idee astratte o impalpabili, ma tutto questo è un plus della fotografia, non ne è l’essenza.

Chi ha inventato la fotografia ha spalancato la porta a effetti psicologici immensi, senza fondo, soprattutto per il rapporto esclusivo e terrificante che questa ha col tempo: prima ne cristallizza solo una porzione, e poi la mantiene immutata a dispetto del resto del tempo, che continua a scorrere.
Ma si è aperto anche un mondo materiale e tecnico: pellicole e sensori, obiettivi i più diversi, diaframmi, tempi di esposizione corti o lunghi, scatti in sequenza, etc etc, per cui quello fotografico è un linguaggio ricchissimo di strumenti, che possono essere usati su soggetti infiniti, in modi infiniti, da personalità e sensibilità infinite! Come dico io: un infinito al cubo! Un linguaggio tale che il fotografo può non solo documentare ma anche esprimere la sua personalità, può narrare, e può addirittura creare, pur rimanendo dentro la “fotografia”, senza cioè “alterare” quello che ha registrato la macchina fotografica.

Ed eccoci ad “alterare”, altra parola chiave. Attenzione, vale qui non in senso dispregiativo ma solo nella sua etimologia latina di alter: trasformare in qualcosa di diverso, rendere “altro” rispetto all’originale. Oggi, dopo lo scatto, sono praticamente obbligatori degli aggiustamenti, ma se l’idea del fotografo è quella di rimanere all’interno della “fotografia”, le modifiche devono essere minime e comunque tali da non trasformare l’immagine in “altro”, tali da far restare l’immagine come uno stampo automatico, un indice, di ciò che si poteva vedere davanti all’obiettivo al momento dello scatto.

http://www.carlodelli.it/index.php?option=com_content&view=article&id=101:fotografie-e-immagini-fotoprodotte&catid=33:idee-e-articoli&Itemid=53

Ritorna Gibellina PhotoRoad, dal 26 luglio al 31 agosto

Il PRIMO festival “Open air” e “Site specific” d’Italia è alla sua seconda edizione.
Giornate di apertura 26/27/28 luglio 2019

Installazioni fotografiche di grande formato, mostre outdoor, talk e proiezioni in una città che è uno dei più grandi musei d’arte contemporanea “a cielo aperto” del mondo.
È il Gibellina PhotoRoad, il primo e unico festival di fotografia “open air” e site-specific d’Italia, organizzato dall’Associazione culturale On Image e co-organizzato dalla Fondazione Orestiadi, con la direzione artistica di Arianna Catania e il patrocinio del Comune di Gibellina, Main Partner Festival Images Vevey.

Un’eccezionale occasione per ammirare alcuni fra i lavori fotografici più interessanti degli ultimi anni, presentati nello spazio urbano con visionari e innovativi allestimenti “all’aperto”, alla ricerca di nuove interazioni con il pubblico.Forte del successo della prima edizione, Gibellina PhotoRoad torna quest’anno con un nuovo e più ricco programma che, per oltre un mese, dal 26 luglio al 31 agosto 2019, porterà nella cittadina trapanese i grandi autori del mondo della fotografia, accanto a giovani emergenti del panorama internazionale. Joan Fontcuberta, Mario Cresci, Mustafa Sabbagh, Moira Ricci, Tobias Zielony, sono soltanto alcuni dei grandi artisti più noti presenti, che insieme ai più giovani Manon Wertenbroek, Gianni Cipriano, Morgane Denzler, sono chiamati a confrontarsi con un luogo dalla storia unica.

Il tema di questa edizione è “Finzioni”.

 

Attesissimo il ritorno in Sicilia, dopo l’anteprima dello scorso anno, di Joan Fontcuberta.
Fotografo e teorico dell’immagine, curatore e scrittore Catalano, Fontcuberta presenterà a Gibellina un immenso murales composto da 6075 mattonelle di immagini, selfie, foto di vacanze, feste e viaggi inviate dai cittadini gibellinesi all’artista che le ha poi ricomposte per formarne un’immagine unica.
La gigantesca opera collettiva permanente (13metri per 3,5) dal titolo “Gibellina Selfie- lo sguardo di tre generazioni”, sarà il più grande foto-mosaico murale di Fontcuberta al mondo, e verrà donato alla città, convertendosi in un’icona della stessa Gibellina.

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Gibellina selfie, Joan Fontcuberta

A Gibellina sorge,  in provincia di Trapani, nel cuore della Sicilia, uno dei più grandi musei d’arte contemporanea “a cielo aperto” del mondo.

Il 14 Gennaio 1968 un violento terremoto si abbatte sulla Valle del Belìce, nella Sicilia occidentale e Gibellina fu rasa al suolo.

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Saluti da Gibellina, a cura di Arianna Catania

Dopo il sisma diventa sindaco di Gibellina Ludovico Corrao, personaggio unico e visionario, che insieme a un gruppo intellettuali, tra cui Leonardo Sciascia, lancia nel 1970 un appello per la ricostruzione. Risponderanno artisti noti nel panorama internazionale come Alberto Burri, Arnaldo Pomodoro, Pietro Consagra, Mario Schifano, Joseph Beuys, Carla Accardi e molti altri. Nasce così lo straordinario esperimento di Gibellina. Da una catastrofe naturale e umana. E dall’energia catartica dell’arte e della cultura.

Il “Grande Cretto” di Alberto Burri ricopre le macerie della città vecchia ed è una delle opere di Land Art più conosciute nel mondo. L’opera è stata completata nel 2015, raggiungendo la dimensione di 90.000 mq.

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Il grande Cretto, Alberto Burri

Mostra fotografica “MAAM: il museo abitato” alla Festa per la Cultura

Per il terzo anno consecutivo il Circolo Fotografico PhotoUp partecipa alla Festa per la Cultura con una sua mostra fotografica. Quest’anno è la volta del “MAAM: il museo abitato”.

La mostra è visitabile nei giorni 14, 15 e 16 giugno 2019 in occasione della Festa per la Cultura presso la sala del Teatro della scuola primaria “Principe di Piemonte”, via Ostiense, 263c, Roma.

Il giorno 14 giugno 2019, alle ore 19:30, il Circolo presenterà il progetto fotografico: “MAAM: il museo abitato” in forma di proiezione presso la sala teatro della scuola.

La proiezione delle foto verrà intervallata dagli interventi di alcuni degli autori delle foto.

Vi aspettiamo!

Mondo Perduto di Paolo Di Paolo

di Antonella Simonelli

Nel 1966 Paolo Di Paolo , con la chiusura del “Mondo”, la rivista fondata da Mario Pannunzio e con la quale aveva collaborato dal 1954, lascia la fotografia. Fino ad allora aveva raccontato i protagonisti del mondo dell’arte, della cultura e del cinema ma anche la gente comune in un paese che stava rinascendo dalla tragedia della guerra. Così nel 1966 esce l’ultimo numero del “Mondo” con un bellissimo editoriale di Pannunzio che ne annunciava la chiusura . Il giorno stesso Di Paolo scrive un telegramma al direttore : “Oggi muore l’ambizione di essere fotografi “. Cominciava l’epoca del narcisismo senza anima e Di Paolo dichiarera’ di “aver smesso di fotografare per amore della fotografia “e  trasferirà i suoi 250.000 negativi in cantina, dove rimarranno dimenticati finchè la figlia Silvia li ritrova una ventina di anni fa . 250 foto di quell’archivio sono il nucleo del “Mondo Perduto” la mostra esposta oggi al Maxxi di Roma.

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La mostra qui realizzata, con un percorso fluido e permeabile, ci conduce negli ambiti di interesse di Paolo Di Paolo : la società italiana raccontata dalla città al contesto rurale, i ritratti di scrittori, poeti, artisti, attori, politici, che Paolo di Paolo ha l’abilità di raccontarci “pensosi ma senza pensiero, ammiccanti senza la consapevolezza del gioco seduttivo “ ( Roberto Cotroneo – La Repubblica ) e i viaggi che ha compiuto in tutto il mondo.

Lui scopre le facce vere, lo spessore umano in un tempo dominato dai giochi di superficie. Le sue foto obbligano il lettore a leggere l’immagine partendo dal soggetto per scoprire poi tutto intorno gli elementi dello spazio che lo circonda rendendolo centrale e protagonista. Tutto questo si puo’ vedere bene nei ritratti di Pasolini, a cui è dedicata un’altra speciale sezione in mostra. E’ ritratto molte volte sul set dei suoi film ma anche in immagini private in casa con la madre, al Monte dei Cocci a Roma o in raccoglimento sulla tomba di Antonio Gramsci.

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Di Paolo ha con Pasolini un rapporto speciale, nel 59 partono insieme, commissionati dal “Mondo“, per realizzare un servizio, “ La lunga strada di sabbia”, sulle vacanze estive degli italiani. Nel corso della prima tappa da Roma a Ventimiglia capiscono di cercare cose diverse, Pasolini rincorreva un mondo perduto che non c’era più, Di Paolo invece un’Italia che guardava al futuro. Decidono quindi di concludere il viaggio al Sud ognuno per conto proprio, ma questo non compromettera’ il loro rapporto . Un’altra sezione della mostra e’ dedicata a questo viaggio.

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Suggestiva e’ anche, al centro della mostra, la ricostruzione fisica della redazione della rivista “Il Mondo” che ha rappresentato per l’Italia un luogo di cultura alta e liberale, un tentativo di costruire uno spazio politico ricco di idee e proposte, ed e’ senz’altro questa rivista a costituire il cuore del lavoro di Paolo Di Paolo, un esempio ancora valido oggi di saper coniugare racconto della realtà, dovere d’informazione e sensibilità artistica.

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Maxxi Museo nazionale delle arti del XXI secolo

Via Guido Reni,4A   Roma

17 marzo-30 giugno

 

 

Identificazioni visionarie di Antonella Simonelli

Concorso Portfolio in mostra – Apertura mostra lunedì 8 aprile – Spazio Piano Aule

fotografie di Antonella Simonelli

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Girovagando nelle stanze dei musei ti accorgi che quello che hai davanti agli occhi è qualcosa di vitale. Da qui una riflessione sul rapporto tra opera d’arte e spettatore. Molto spesso colui che guarda nell’opera si riflette ma anche si perde, nonostante si metta di fronte all’opera ben strutturato con le sue conoscenze, le sue esperienze, le sue emozioni, a volte trova in essa qualcosa in cui perdersi, un io che non è il suo io ma un’identità aperta, spesso ritroviamo noi stessi dopo esserci smarriti. Da qui l’idea che colui che guarda da senso all’opera: dalla relazione tra ciò che vede e ciò che questo gli provoca si attua quell’esperienza di perdita che in realtà permette di conoscersi. Allora se l’opera viene vitalizzata da colui che guarda, allo stesso modo il visitatore guardando vive un’esperienza di identificazione visionaria che in un modo o nell’altro può trasformarlo e cambiarlo.

Queste foto cercano di raccontare tutto questo su un piano metaforico e simbolico e in un linguaggio estetico il più vicino possibile all’esperienza vissuta.

 

Officine Fotografiche Roma- via G. Libetta, 1- 00154 Roma

08-19 aprile 2019 spazio aule

orario visite: lunedì-venerdì 10.00/13,30 – 14,30/19,00

 

 

 

 

 

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