Casa della Fotografia di Roma – Weekend Fotografici

La Casa della Fotografia di Roma ha organizzato per settembre – ottobre 2020 una grande Festa della Fotografia: WEFO – Weekend Fotografici. Quattro settimane di mostre virtuali, didattica, talk, incontri con autori, seminari e workshop.

Nell’ambito degli eventi viene presentata la mostra virtuale del Circolo Fotografico PhotoUp  “Facce da Murales”: 47 scatti dedicati a questa Arte pittorica ed alla sua storia.

Siamo on line su: cfroma.it/it/mostre-virtuali/item/76-facce-da-murales

Festa per la Cultura 2020 – Mostra fotografica “Facce da Murales”

Anche quest’anno il Circolo Fotografico PhotoUp ha partecipato alla XXVII edizione della Festa per la Cultura, organizzata dagli amici dell’Associazione Culturale Controchiave.

Questa edizione, utilizzando il termine coniato dall’Associazione Controchiave, è stata una versione “Light” che, nonostante le difficoltà, è riuscita a mantenere la sua anima di Festa di popolo.

Noi del Circolo abbiamo accolto l’invito a partecipare per il quarto anno consecutivo, convinti che, proprio in questo momento, sia un dovere sostenere la cultura e l’arte e coloro che si impegnano ogni giorno per diffonderla.

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La Festa per la Cultura è stata anche l’occasione per esporre la mostra in presenza di “Facce da Murales”, già presentata online in versione ridotta. Le foto sono una raccolta di testimonianze, fotografate in tutto il mondo dai fotografi del Circolo; una dedica a questa arte pittorica e alla sua storia.

A causa dell’emergenza sanitaria in atto e per garantire le norme anti-covid-19, la mostra era visitabile solamente da un limitato numero di persone, quindi, abbiamo deciso di inserire questo video con l’augurio di avervi tutti presenti alla prossima mostra.

 

Ecco alcune foto della Festa

foto 04 Angelo Olivieri e Bruce Ditimas

Angelo Olivieri e Bruce Ditimas

foto 05 Bruce Ditimas

Bruce Ditimas

foto 07 Francesco Mazzeo, Davide Grottelli e Tiziana Foschi

Francesco Mazzeo – Davide Grottelli – Tiziana Foschi

foto 08 Francesco Mazzeo, Davide Grottelli e Tiziana Foschi

foto 10 Massimo Popolizio

Massimo Popolizio

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Sergio D’Alessandro – Anna Ranucci – Maria Rosaria Marino – Elisabetta Manni, soci del Circolo PhotoUp

Mostra fotografica – Facce da Murales

Lavoro collettivo dei soci di PhotoUp

Testo e video di Giuseppe Giovine

Il Circolo Photo Up di Roma ha previsto tra le proprie attività 2020, la promozione di un evento fotografico mirato proprio alla raccolta di testimonianze ed immagini, raccolte dai propri soci in tutto il mondo, dedicate all’arte pittorica dei “Murales” che dovrebbe sfociare in una mostra collettiva che purtroppo le circostanze legate al Covid-19 hanno penalizzato. In attesa di tempi migliori, di seguito proponiamo una selezione degli scatti raccolti dai soci, considerandola di buon auspicio per il raggiungimento, a breve, della ben più corposa mostra collettiva.

 

 

 

Il termine “MURALES” indica il genere di pittura divenuto celebre per il noto movimento artistico messicano degli anni Venti del ‘900, quando, sulla scia della Rivoluzione, gli artisti riscoprirono il valore sociale dell’arte e le sue potenzialità comunicative. Tra fine ‘800 e primi ‘900, nel mondo, molti artisti sembrarono riscoprire il valore della pittura murale: nacquero i grandi cicli decorativi che adornarono le sale delle mostre d’arte nazionali e internazionali, gli ambienti pubblici che si aprirono al consumo del primo turismo, come gli hotel e le terme, i palazzi comunali, le università. Si trattava di cicli murali, direttamente realizzati sulle pareti o su pannelli a esse applicati, che ebbero prevalentemente finalità estetiche. Il discorso cambiò quando l’utilizzo della decorazione murale venne associato alla comunicazione di contenuti politici e ideologici.  Attraverso la sua ampia visibilità, la pittura murale può agire da supporto al rinnovamento politico e morale del paese, alla diffusione di idee democratiche ed egualitarie, in definitiva alla creazione di un nuovo Stato.

Nei murales la semplicità, spontanea o voluta del tratto, insieme alla vivacità dei colori, crea un effetto di grande immediatezza visiva verso i principali interlocutori che sono le masse popolari, la classe rurale e contadina che, indipendentemente dal livello culturale, sono in grado di interagire emotivamente con le scene ritratte.

I murales sono oggi spesso commissionati da enti pubblici ed evidenziano l’identità del luogo, divenendo anche richiamo di turismo culturale, come opera d’arte pubblica eseguita su commissione, non di rado alternativa al graffitismo senza controllo che si distingue per il linguaggio grafico notevolmente complesso giocato, nella sua forma più ortodossa, sull’elaborazione della propria firma in gigantesche scritte dai colori squillanti impresse illegalmente su muri e non solo. Inizialmente circoscritto a vagoni del treno, stazioni della metro, muri abbandonati, pareti di palazzi fatiscenti, il fenomeno oggi invade indistintamente le strade delle città, senza distinguere tra supporti di pregio e non, oscillando dagli incerti e ripetuti grafismi di sapore vandalico, al vero prodotto d’arte legato a istanze di comunicazione sociale. Dispiace constatare che in Italia si sia arrivati, per il graffitismo, alle maniere forti per ostacolarlo, ma occorre dire che in nessuna altra  metropoli moderna si trovano brutti e sgraziati scarabocchi su qualsiasi muro, compresi quelli degli edifici di pregio appena restaurati.

Ritornando ai murales, tra le opere più significative si possono ricordare i muri ‘militanti’ dei portoricani in New York, dei giamaicani a Londra, dei baschi e degli irlandesi nelle loro città e paesi; ma anche quelli di altri popoli: in Cile, in Nicaragua, in Iran, in Mozambico. In Italia andrebbero ricordate tutte le grandi città per i murales degli anni ‘60 e ‘70, di cui però ben poco è rimasto, finalizzati com’erano più alla cronaca e alle tensioni sociali di quei giorni, che non destinati alla storia; ancora visibili invece, quelli dipinti sulle facciate delle case della cittadina di Orgosolo in Sardegna, “ritratti di memoria e di vita sociale”.

 

Metropoli di Gabriele Basilico

di Antonella Simonelli

Il 25 gennaio si è aperta al Palazzo delle Esposizioni a Roma una grande mostra dedicata ad uno dei più importanti fotografi italiani ed internazionali.

La mostra curata da Giovanna Calvenzi e Filippo Maggia è incentrata sul tema della città con oltre 250 foto di diversi formati dagli anni Settanta al Duemila.

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Il paesaggio antropizzato, il suo sviluppo problematico e contraddittorio, le sue straficazioni create dal tempo, dai margini alle periferie in continua trasformazione sono stati sempre l’universo della sua ricerca. Lo attrae l’architettura “media”come lui la definisce, le periferie, i porti ,dichiarando di essere vittima di una sorta di fascinazione per il cemento. Scrive Basilico: “quello che mi interessa in modo costante, quasi ossessivo è il paesaggio urbano contemporaneo, fenomeno sociale ed estetico di grandi, rapide, incontenibili trasformazioni in atto nelle città del pianeta e penso che la fotografia sia stata, e continui forse ad essere uno strumento efficace e particolarmente sensibile per registrarlo”.

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Il percorso espositivo si articola in cinque capitoli:

Milano. Ritratti di fabbriche 1978-1980, il primo grande progetto realizzato da Basilico.

Le sezioni del paesaggio Italiano, sei itinerari realizzati nel 1996 insieme a Stefano Boeri e presentati alla Biennale di Architettura di Venezia.

Beirut, due campagne fotografiche realizzate nel 1991 in bianco e nero e nel 2011 a colori.

Le città del mondo, le città dei suoi viaggi nel tempo ,da Bari a Napoli ad Istanbul, a Gerusalemme, Shanghai, Mosca, New York e Rio de Janeiro……

Inoltre, a corredo della mostra, viene presentata un’ampia biografia del fotografo che racconta la sua attività artistica e professionale

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Con un occhio attento Basilico documenta la contemporaneità e l’aspetto irreversibile dell’urbanizzazione nelle città che incontra. Tra assonanze e differenze le città che ci propone dialogano fra loro e noi passo dopo passo ci muoviamo tra verticalità, grattacieli, architetture allungate, disomogeneità, porti e rovine o i contorni indefiniti della città di Roma.

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Palazzo delle Esposizioni – Roma – Via Nazionale 194

25 gennaio – 13 aprile 2020

www.palazzoesposizioni.it

www.arte.it

CHILDREN ( Erwitt – McCurry – Mitidieri)

di Antonella Simonelli

Ancora per pochi giorni è visitabile la mostra fotografica Children con cui Bologna celebra i diritti dei bambini in occasione dei 60 anni della Dichiarazione dei diritti del fanciullo e dei 30 anni della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Gli scatti dei tre autori Erwitt, McCurry e Mitidieri profondamente diversi dal punto di vista espressivo sono accomunati dall’identica volontà di testimoniare in prima persona le vicende dei bambini che hanno incontrato negli angoli più remoti del mondo.

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Con questi presupposti i tre autori sono stati messi in scena nel palcoscenico della mostra dallo scenografo Peter Bottazzi che ha progettato le tre aree dove troviamo in modi differenti  rappresentato  il mondo dell’infanzia.

Nella prima area troviamo le immagini a colori di Steve McCurry, esse  rimandano ad una struttura che ricorda una giostra. La seconda area è occupata dalle fotografie di Mitidieri collocate su blocchi di legno quasi a ricreare le costruzioni con cui gioca il bambino da piccolo. Nella terza sezione invece abbiamo le immagini di Elliott Erwitt allestite su una specie di abaco ,uno degli strumenti piu antichi utilizzati per l’apprendimento e lo studio, un diritto, spesso negato, all’istruzione e alla conoscenza.

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Un catalogo di immagini , quelle  di Steve McCurry , che coglie come solo lui sa fare lo stupore , la meraviglia , l’intensita nello sguardo di chi  è fotografato, oppure quelle di Dario Mitidieri che con il suo bianco e nero ci da una partecipazione diversa ma non meno intensa di quella che Hannah Arendt definiva la “banalita del male” o attraverso la commedia umana che Erwitt rappresenta come lo scorrere del tempo che diventa storia .

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Una riflessione, insomma , sull’infanzia e i diritti , spesso negati, che gli appartengono.

Bologna, 20 novembre 2019- 6 gennaio 2020

Auditorium Enzo Biagi- Biblioteca Salaborsa

Radio Città Aperta intervista Paola Bordoni e Sergio D’Alessandro

I soci del Circolo fotografico PhotoUp hanno  partecipato alla manifestazione  “La Via Semantica-Ostiense” , organizzata dall’Associazione Culturale Controchiave in collaborazione con l’VIII Municipio, allestendo grazie ai loro scatti fotografici, scorci sulla realtà umana e sociale del quartiere Ostiense,  la mostra fotografica “GAS-O-METRO” all’interno dello Spazio Rossellini.

Durante l’evento la nostra Presidente Paola Bordoni e il nostro Vice Presidente Sergio D’Alessandro sono stati intervistati da Radio Città Aperta. Qui di seguito potete ascoltare l’intervista.

Mostra Fotografica “GAS-O-METRO”

Circolo Fotografico PhotoUp

Data: 23 e 24 novembre 2019
Luogo: Spazio Rossellini, Via della Vasca Navale, 58, Roma
Orari: la mostra è visibile nell’orario della manifestazione “La Via Semantica-Ostiense”

La mostra “GAS-O-METRO” del Circolo Fotografico PhotoUP è allestita all’interno dello spazio Rossellini dove si svolgerà la manifestazione “La Via Semantica-Ostiense” organizzata dall’Associazione Culturale Controchiave in collaborazione con l’VIII Municipio. Nella mostra collettiva dei fotografi del Circolo Fotografico PhotoUP, dal titolo “GAS-O-METRO”, le foto ritraggono scorci del quartiere Ostiense nella complessità delle sue geometrie urbane e cromie, in un’alternanza d’immagini da cui traspare lo stile personale di ogni fotografo. La mostra offre così una partitura visiva poliedrica del quartiere e lascia al visitatore la sensazione di averlo attraversato in tutte le sue dimensioni fisiche ed umane. Altri interventi saranno proposti da diversi artisti che attraverso musica, danza e teatro continueranno a parlare del Quartiere Ostiense offrendo così un fine settimana di eventi e riflessioni culturali.

Mostra fotografica di Stefano Marcovaldi. Gente intorno a me – i Supereroi di tutti i giorni

Venerdì 1 Novembre 2019 presso il Teatro San Genesio di Roma, nell’ambito degli eventi organizzati dalla Rassegna filantropica Vitala Festival in sostegno di arte e musica, nella sua ottava stagione, si inaugurerà la nuova mostra personale del fotografo Stefano Marcovaldi. Questa mostra significativamente intitolata Gente intorno a me, foto dei Supereroi di tutti i giorni, ben si cala nel contesto espositivo teatrale e musicale.

Avvicinatosi alla fotografia in bianco e nero nella seconda metà degli anni sessanta, Marcovaldi ha iniziato, in modo autodidattico, a sviluppare e stampare in camera oscura per poi partecipare a varie mostre. Da sempre indirizzato verso una ricerca fotografica volta a realizzare immagini che documentino sia la vita in strada che il paesaggio urbano. Notevole è stata ed è la frequentazione di gruppi fotografici romani dove il continuo confronto lo ha portato ad un positivo miglioramento del suo bagaglio tecnico- culturale fotografico ed umano. Ultimamente, anche un ritorno alla macchina Stenopeica (PinHole). Dagli anni ’80 ad oggi, Marcovaldi partecipa a numerose pubblicazioni, mostre collettive e personali, tra le più recenti, “La Famiglia in Italia” Esposizione sul tema indetto dalla FIAF c/o Biblioteca Marconi (Roma 2018), FOTOLEGGENDO (Roma 2018), e la Mostra “Art Full Frame” al London Photo Show c/o The Bargehouse Gallery (Londra 2019).

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Nelle fotografie di Marcovaldi ci sono le persone di tutti i giorni e coglierne le espressioni intense, particolari, gioiose ed anche toccanti è il suo modo di fotografare; volti incontrati nelle piazze e nelle vie di varie città, in luoghi pubblici come bar, negozi, mezzi trasporto e così via. Una ripresa diretta, dal vero, immagini che tutti noi siamo abituati a vedere ma che passano inosservate e Marcovaldi le isola da quel contesto e le ripropone in una diversa realtà. La realtà del suo campo visivo ed emozionale, rendendole così protagoniste di una nuova interpretazione più ampia e aperta a tutti. Un continuo viaggio con lo sguardo.

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https://www.instagram.com/marcovaldifoto/?hl=it https://marcovaldifoto.blogspot.com/

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Il Vitala Festival, rassegna musicale e artistica di natura filantropica, ospita con grande piacere questa mostra raffinata e suggestiva, tra gli eventi della nuova e ottava stagione. Organizzata da Fabiana De Rose in collaborazione con il Teatro San Genesio, la rassegna ospita una varietà di eventi musicali e artistici da Settembre a Giugno. L’organizzazione ringrazia i collaboratori, gli artisti, il pubblico e i sostenitori della rassegna per la rinnovata fiducia in ogni nuova stagione.

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http://www.teatrosangenesio.it/concerti.html http://www.teatrosangenesio.it/expo.html (Rif. Mostre a cura del Vitala Festival) https://www.facebook.com/vitalafestival/ https://www.instagram.com/vitala_festival/

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INGRESSO MOSTRA GRATUITO – La mostra sarà visitabile fino al 14 Novembre 2019 in orario 17.00-20.00, previo appuntamento o contestualmente agli eventi in programma presso il Teatro.
Info: 347-8248661; wonderwallenter@gmail.com
I visitatori alla mostra usufruiranno di ingressi ridotti agli spettacoli teatrali e musicali in corso al Teatro San Genesio dal 1 al 10 Novembre. http://www.teatrosangenesio.it

Con il gentile sostegno di: Nanna Papera – catering Eventi, nanna.papera.ab@gmail.com; Wanted in Rome – http://www.wantedinrome.com ; School of Rock, Centro Musicale – http://www.schoolofrockrome.it

Ufficio Stampa – Chiara Bencivenga

chiarabencivenga.press@gmail.com – 349.5564795

Il caso e la necessità di Lucilla Silvani – terza parte

L’immagine di copertina è di Anna Ranucci

L’orchestra attuale è composta da 18 musicisti che provengono da 10 diverse parti del mondo, parlano altrettante diverse lingue, e questo è normale per qualsiasi orchestra stabile; partono dalla musica e dagli stilemi del proprio paese, accettano e s’innamorano di pop, rock, reggae, musica “colta”, canto gregoriano e tutti insieme raggiungono vette musicali sublimi senza mai tradire lo spirito dell’opera che stanno eseguendo, sia che si tratti della Carmen o del Don Giovanni o del Flauto magico.

Alessandra Catenacci
immagine di Alessandra Catenacci

Si intuisce che, oltre il talento e la sensibilità degli artisti, c’è una direzione artistica che va al di là dell’esecuzione filologica per puntare sull’integrazione di repertori musicali perché è facile pensare che in tutte le culture esista una donna libera come Carmen od un libertino come Don Giovanni.

L’Orchestra di Piazza Vittorio (OPV9 è nota in tutto il mondo, esegue centinaia di concerti e alla fine dal palco ci arriva un messaggio di pace e d’integrazione ben più potente di proclami e dibattiti televisivi.

Pino Iovine
Immagine di Pino Iovine

MAAM e OPV due utopie diventate realtà fruibili da difendere con la stessa tenacia e forza con la quale difenderemmo le nostre scuole, i nostri ospedali o qualsiasi altra istituzione democratica.

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Immagine di Franco Brilli

Ho intitolato queste mie brevi e stringate riflessioni parafrasando uno dei testi fondamentali della moderna biologia: IL CASO E LA NECESSITA’ del premio Nobel Jacques Monod, perché la scienza ci ha dimostrato che l’uomo è un essere che, appartenendo contemporaneamente a due regni, quello della biosfera e quello delle idee, sia al tempo stesso torturato ed arricchito da questo dualismo lacerante che si esprime nell’arte, nella poesia e nell’amore umano e debba accettare che “l’etica della conoscenza sia anche, in un certo senso, conoscenza dell’etica, delle pulsioni, delle passioni, delle esigenze e dei limiti dell’essere biologico”, del tutto in sintonia con quanto affermava il pittore Paul Klee nella sua Teoria dell’arte moderna, che l’arte non riproduce il visibile, ma lo rende visibile.

Lucilla Silvani