Omaggio a Lisetta Carmi

Lisetta Carmi era quel tipo di persona che guarda assorbendo il senso più profondo di quanto sta vedendo ed in questo modo ha vissuto tutta la propria vita, cercando di individuare da quali luoghi fisici, da lei vissuti come universi metafisici, si potesse arrivare a leggere l’essenza dell’essere umano.

Inizia il suo percorso dal pianoforte, piccolo fiume di tasti bianchi e neri, dai cui suoni si penetra nei meandri creativi dei grandi compositori, nei canti dei popoli oppressi, negli inni dei vincitori, nelle canzoni d’amore. Continua con la fotografia e decide che dalle immagini bianche che virano fino al nero si possa rappresentare l’uomo nella realtà della sua fragile esistenza travolto, molto spesso, da tragici avvenimenti. Totalmente attratta da questa indagine gira il mondo fino a che nel suo incessante pellegrinaggio incontra in India Babaji un maestro spirituale vestito di bianco con penetranti occhi neri. E’ un incontro di due Menti Gemelle che cercano una via verso una verità assoluta e risolutiva della propria vita; coerentemente con questa missione crea un Ashram, centro di preghiera, dove ritrovarsi con i propri fratelli e sorelle, scegliendo di andare fra i trulli di Cisternino, smaglianti costruzioni di millenaria pietra bianca.

Lisetta non pone nessun limite e termine al suo stare nel mondo ed i sentieri già percorsi riappaiono sotto uno sguardo nuovo, o forse nostalgico. Riprende la pellicola l’annerisce con la luce intensa del sole e la graffia ispirata dalle dissonanze tormentate di un brano musicale dedicato dal maestro Luigi Dallapiccola alla propria figlia Annalibera fonde la Musica con la Foto, ancora una volta, sotto il segno del bianco e del nero.

Da un vecchio baule emerge un nuovo universo, quello della scrittura cinese i cui concetti, misteriosi, arrivano a noi occidentali come forme ritmiche, eleganti ed armoniose, ma assolute come solo il bianco ed il nero possono essere. Non sappiamo se la luce bianca, pura ed assoluta che ha sempre cercato l’abbia finalmente accolta, noi la ringraziamo per averla cercata.

Testo di Lucilla Silvani, una vecchia amica.

Visita al museo H.Christian Andersen

foto di copertina di Paola Bordoni

La casa museo dello scultore norvegese- naturalizzato americano- Hendrik Christian Andersen vissuto a Roma dalla fine del XIX secolo sino alla sua morte è stata meta di alcuni soci del Circolo PhotoUp.

La collezione delle opere comprende oltre duecento sculture di grandi, medie e piccole dimensioni, in gesso e bronzo, oltre duecento dipinti e più di trecento opere grafiche.

La palazzina che ospita il museo, con numerose opere dell’artista, venne realizzata e decorata a partire dal 1922 in stile eclettico neo-rinascimentale, su disegno dello stesso Andersen.

Una panoramica di particolari delle sculture viene qui presentata.

A.Magda Laini

Paola Bordoni
Lucio Baldelli

REB Concours 2021

foto di copertina di Sergio D’Alessandro

“Roma Eternal Beauties”- The Reb Concours, manifestazione dedicata alle auto storiche a cui partecipano vetture prodotte dall’inizio del Novecento agli anni ’70. Il concorso si è svolto presso il Circolo del golf Acquasanta di Roma dal 21 al 23 di giugno 2021. Si è aggiudicato il titolo di “Bella come Roma” la Ferrari 250 GT California del 1960″ appartenente al Principe Ruspoli.

foto di Sergio D’alessandro – Ferrari 250 GT California 1960, accanto il proprietario Principe Ruspoli
Qui di seguito alcuni scatti dei soci appartenenti al circolo PhotoUp
foto di Lucilla Silvani

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  • foto di Lucilla Silvani

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foto di Lucilla Silvani

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foto di Sergio D’Alessandro – Alfa Romeo 8C 2900 Speciale Tipo Le Mans 1938 – (Museo Storico Alfa Romeo-Arese)

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foto di Sergio D’Alessandro

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foto di Antonietta Magda Laini  

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foto di Antonietta Magda laini

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foto di Antonietta Magda Laini
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foto di Antonietta Magda Laini
Premiazione di Anna Ranucci (circolo PhotoUp) fra i vincitori del concorso fotografico dell’anno precedente organizzato nell’ambito dell’evento stesso.
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foto di Sergio D’Alessandro

Letizia Battaglia

di Elisabetta Manni

La fotografa di questo mese non poteva che essere Letizia Battaglia venuta a mancare proprio qualche ora fa.

Letizia Battaglia non solo è stata la fotografa italiana più influente del nostro secolo ma fu anche una donna combattente, gran parte della sua carriera la dedicò al racconto più tetro della sua amata Palermo: i palermitani, vittime innocenti, e le stragi di mafia.

Foto di Franco Zecchin

Nasce e cresce nella Palermo degli anni ’30 e la sua voglia di libertà già iniziò a farsi sentire. Iniziò a lavorare a 34 anni come fotoreporter nel giornale locale “L’ora”. Come disse in una sua intervista: “Cominciai a capire che la fotografia mi piaceva più della scrittura, che il giornalismo non era ciò che volevo fare. Con la fotografia sentivo che potevo raccontare anche me stessa”. Diventò così la prima fotoreporter italiana e riuscì a guadagnarsi il rispetto degli altri fotografi, rigorosamente tutti maschi.
Da subito cominciò a fare i conti con gli omicidi di mafia, iniziò quindi a raccontare Palermo: una città in lotta con un nemico quasi invisibile.


Una delle sue fotografie più significative, non solo per l’evidente collegamento con il nostro attuale Presidente della Repubblica, è senz’altro l’attentato a Piersanti Mattarella. Una composizione ordinata e precisa nella più totale confusione che riesce ad incorniciare un momento cruciale di un intero paese. Senza dimenticare il ritratto di Giovanni Falcone, scattato a pochi giorni dalla strage di Capaci.

Letizia Battaglia spese l’intera esistenza a dare dignità alla sua città, una dignità che per molto tempo è stata stracciata dai mafiosi. Sono tantissime le fotografie significative scattate da Letizia Battaglia, un archivio storico-fotografico di Palermo e della sua più grande guerra. Tuttavia, nelle sue foto non c’è solo il racconto delle stragi di mafia ma anche quello degli abitanti della città, dei suoi amati conterranei. I soggetti preferiti erano i bambini, così spontanei e spavaldi davanti all’obbiettivo.

Nel 1985 riceve il “Premio Eugene Smith”, prima fotografa donna europea a ricevere un premio così prestigioso. In tutti questi anni espose nei più famosi e importanti musei del mondo ma è a Palermo che decide di aprire il primo “Centro Internazionale di Fotografia”.
Nel 2019 il regista inglese Kim Longinotto realizza il documentario: “Shooting the Mafia”, con l’intento di raccontare non solo la fotografa ma anche la persona, ciò che era e ciò che è stata Letizia Battaglia.

“La paura non deve condizionarci. La paura è un lusso. io non posso avere paura, noi non dobbiamo avere paura. Io mi sento libera perché sono libera dentro.”

[Letizia Battaglia]

Eve Arnold

di Elisabetta Manni

Eve Arnold è la seconda fotografa che andremo a raccontare all’interno del nostro percorso alla scoperta delle donne nel mondo della fotografia.

Eve nasce nel 1912 a Philadephia da una famiglia di origini russe. il padre crebbe i propri figli secondo i valori socialisti e di uguaglianza, probabilmente è proprio grazie alla figura paterna che Eve crebbe con l’idea di poter diventare chiunque e di poter fare qualsiasi cosa. Come sappiamo, in una società come quella degli anni ’20 e ’30 non era permesso alle donne fare determinati lavori, anche in una società come quella degli Stati Uniti. Iniziò ad avvicinarsi alla fotografia per casualità quando le venne regalata una macchina fotografica, una Rolleircord di medio formato. Trasferitasi a New York, iniziò così il suo percorso da autodidatta in una New York ricca di spunti ad ogni angolo della strada. in seguito, intraprende un corso di fotografia di breve durata, circa sei settimane. Il primo assignment del corso fu un lavoro sulla moda, Eve si trovò spiazzata, non era ciò a cui era abituata anzi, era un passo ben oltre la sua “comfort zone”. Ebbe l’idea di chiedere alla tata del figlio di accompagnarla nel suo quartiere, Harlem, dove si tenevano in media dalle 200 alle 300 sfilate all’anno. Per un’autodidatta non fu particolarmente facile scattare delle foto in un luogo dove la luce scarseggiava e dove i soggetti erano per lo più in movimento, tuttavia, a Alexey Brodovitch, direttore di Harper Bazar, l’idea piacque talmente tanto da suggerirle di proseguire. Anche se le foto riscossero un notevole successo fu difficile riuscire a trovare nell’America degli anni ’50 un giornale che ebbe l’audacia di pubblicare un reportage fotografico con degli afroamericani. Il Picture Post, rivista fotogiornalistica inglese, fu l’unico a pubblicare il suo reportage e a dedicargli ben otto pagine. Proprio grazie a quelle otto pagine che si fece notare dall’Agenzia Magnum, che il quel periodo stava aprendo la sua sede proprio a New York.
Eve Arnold non ha mai negato che all’interno dell’ambitissima agenzia fotografico ha dovuto lavorare duramente e il doppio rispetto ai suoi colleghi uomini, ed è solo dopo qualche anno, nel 1957, che diventa socia a tutti gli effetti: prima fotografa donna dell’agenzia MAGNUM.

Da qui in poi iniziò a cercare storie da raccontare con la sua macchina fotografica, reportage che sono ancora impressi nella memoria collettiva. L’incontro con il mondo di Hollywood avvenne per puro caso quando venne chiamata da Esquire Magazine per chiederle di fotografare Marlene Dietrich. Gli scatti dell’attrice furono soltanto l’inizio di una lunga serie di ritratti a celebrità e personaggi importanti. Solo con una ebbe una relazione speciale, la leggenda per eccellenza di Holywood: Marilyn Monroe.
Con Marilyn Monroe non si trattò solo di lavoro ma riuscì a instaurare un legame d’amicizia solido e profondo.

Nel 1960 sente il dovere di raccontare le lotte per i diritti deigli afroamericani che si diffusero in tutto il Nord America. Per conto di Life Magazine, seguì Malcom X nel suo viaggio lungo il paese. Eve ammise che fu uno dei suoi reportage più complicati poiché essere una donna bianca con la macchina fotografica al collo non era un privilegio, al contrario. Nonostante ciò, riuscì imperterrita a portare a termine il suo lavoro in modo straordinario.

La sua carriera fotografica continuò così, fra qualche scatto ad Hollywood e qualche scatto in giro per il mondo a raccontare storie. Ma che si parli di celebrità o di storie di pura realtà, al centro di ogni suo lavoro c’è sempre stato un solo soggetto: la donna.
Lei stessa afferma che: “Alcuni temi ricorrono con frequenza nel mio lavoro. Sono stata povera e ho voluto documentare la povertà; ho perso un figlio e sono stata ossessionata dalla voglia di fotografare la nascita; mi ha interessato la politica e ho voluto capire quali fossero i suoi riflessi sulla vita di tutti i giorni. Sono una donna, e ho voluto conoscere altre donne”.

Nel 1980, l’American Society of Magazine Photographers le conferisce il premio per il suo lavoro “In China” esposto lo stesso anno al Brooklyn Museum.

Proseguì il suo lavoro di fotografa fino a quando non si spense all’età di 99 anni nella sua casa a Londra.

Contest di febbraio: La foto pubblicitaria

Il contest di questo mese prevedeva la realizzazione di un’immagine di presentazione pubblicitaria di un oggetto, prodotto o altro ancora oppure di un servizio culturale, commerciale, o finalizzato all’inserimento lavorativo.

Qui di seguito le tre foto che hanno partecipato e che hanno ottenuto un’uguale valutazione

Lucilla Silvani
Il Caffé del Buongiorno di Maria Luisa Giorgi
In tavola ogni giorno è sempre festa di Massimo Giannetti

Contest di novembre – I lavori artigianali

Il contest di novembre “I lavori artigianali” prevedeva un brevissimo reportage di tre foto. In copertina quello più votato: ” l’arte della liuteria” di Sergio D’Alessandro. Di seguito i lavori degli altri soci.

Elisabetta Manni
“Al lavoro” di Antonella Simonelli
Maurizio De Angelis
“Artigianato del cristallo in Val d’Elsa” di Massimo Giannetti
“Il ramaio di Montepulciano” di Antonietta Magda Laini
“Storia di un laboratorio” di Michela Poggipollini
“Boccione al Ghetto” di Stefano Marcovaldi

Prato di Campoli – I colori dell’autunno

foto di copertina di Aldo Carumani

Alcuni soci del nostro circolo fotografico si sono recati alla fine di ottobre a Prato di Campoli, località naturalistica situata nel comune di Veroli. Di seguito una parte delle immagini “catturate” nella faggeta.

Elisabetta Manni
Elisabetta Manni
Lucilla Silvani
Lucilla Silvani
Sergio D’Alessandro
Sergio D’Alessandro

La località naturalistica è situata a 1143 metri d’altitudine ed è un punto di partenza per escursioni sulle cime dei monti Ernici.

Simona Santacesaria
Simona Santacesaria
Maurizio De Angelis
Maurizio De Angelis
Aldo Carumani
Antonietta Magda Laini
Antonietta Magda Laini

Ritorno ad Ostiense – Il complesso del nuovo Rettorato dell’Università Roma Tre

Testo e foto di Sergio D’Alessandro

Questa serie di foto “racconta” il primo impatto con il complesso del nuovo Rettorato dell’Università Roma Tre divenuto operativo a fine settembre, nel senso che gli uffici vi si stanno progressivamente trasferendo anche se la struttura non è ancora aperta al pubblico. 

Questo è il motivo per cui tutte le foto sono scattate dall’esterno del complesso, da dove, comunque, la bellezza si coglie appieno, come pure l’evidente riferimento ad uno dei simboli storici dell’area di Ostiense: il Gazometro.

Il complesso è stato progettato e realizzato dallo studio MCA – Mario Cucinella Architects di Bologna ed occupa l’area dove sorgeva l’Ente di Consumo tra via Ostiense, via degli Argonauti e via Libetta.

Al suo interno, oltre agli uffici, ci sono l’aula magna, aule per la didattica, la “piazza telematica” e sale riunioni varie; oltre ai nove livelli fuori terra, vi sono due livelli di parcheggi.

Due aspetti a cui è stata riposta molta attenzione sono la quasi totale autosufficienza energetica e la vasta presenza di elementi di vari tipi di piante.

Un particolare che mi piace segnalare riguarda la foto n.7 in cui si vedono riflessi sia il ponte Spizzichino (in qualche modo un nuovo elemento caratterizzante l’area di Ostiense) che l’edifico dove hanno sede sia Officine Fotografiche che l’Associazione Culturale Controchiave.

In ultimo un accenno al titolo: dopo tre anni di foto sul quartiere che il Circolo ha esposto in varie occasioni (principalmente in collaborazione con l’Associazione Culturale Controchiave e le sue iniziative), sono tornato a fotografare il quartiere di Ostiense.  E non è finita …..