Festa per la Cultura 2021: “Il Circolo Fotografico PhotoUp si racconta”


Anche quest’anno saremo presenti alla ventottesima edizione della “Festa per la Cultura”, manifestazione culturale organizzata dagli amici dell’Associazione Culturale Controchiave. L’evento si svolgerà il prossimo 2-3-4 luglio all’interno del parco della Scuola Principe di Piemonte, via Ostiense 263.

Quest’anno, abbiamo deciso di raccontarci con una mostra dal titolo: “Il circolo fotografico PhotoUp si racconta: sfida all’ultimo scatto”; abbiamo voluto raccogliere le foto dei contest che ci hanno caratterizzato in questi cinque anni. Per chi non ci conoscesse, a cadenza mensile organizziamo dei contest fotografici a tema obbligato; l’idea nasce proprio dalla necessità di voler sperimentare e mettere in moto il nostro istinto creativo, difatti abbiamo solo due regole fondamentali: l’attinenza al tema scelto e l’originalità delle foto.
Questi contest hanno portato a dei risultati molto curiosi che vi invitiamo a venire a vedere alla Festa per la Cultura 2021!

Fotoit di marzo: Paolo Di Paolo

di Paola Bordoni

Foto di copertina : Pier Paolo Pasolini al “Monte dei Cocci” (Roma), 1960

per gentile concessione dell’ Archivio Fotografico Paolo di Paolo

“Ho chiuso quelle porte e non sono più tornato».

Un telegramma: “Per me e per altri amici muore oggi l’ambizione di essere fotografi”. Era l’8 marzo 1966 ed il Mondo, il settimanale fondato e diretto da Mario Pannunzio, pubblicava l’ultimo numero prima della definitiva chiusura. Paolo Di Paolo, il più amato dal direttore tra il piccolo gruppo di fotografi che collaborava con il periodico, comunicava così, con scarne parole, la scelta di abbandonare la fotografia non sentendosi più in accordo con le mutazioni che stavano avvenendo nella società italiana. 

Marina Vlady a Villa Borghese (Roma),1966 Archivio Fotografico Paolo Di Paolo

 E l’immagine dell’attrice Marina Vlady, ritratta a villa Borghese, pubblicata sull’ultimo numero, appare come il suo commiato, un sorridente abbraccio, da parte di chi per più di un decennio, era entrato nella rivista nel 1954, aveva offerto ai lettori con i suoi scatti una visione autentica e compiuta della trasformazione della società italiana dal post-bellico alla modernità. Con la sua capacità analitica, quasi sociologica, aveva fissato a tutto tondo, su pellicola, l’identità di un Paese raccontando in maniera essenziale la complessa ripresa economica, i difficili mutamenti sociali, l’ intensa vita culturale ma anche l’alta società, il cinema e i suoi divi.

Anna Magnani nella sua villa al Circeo 1955 Archivio Fotografico Paolo Di Paolo
Marcello Mastroianni a Cinecittà anni ’60 Archivio Fotografico Paolo Di Paolo

L’immagine dell’inaugurazione della Autostrada Roma-Firenze unisce questa lucida capacità di racconto, di storia in se stessa conclusa  con il suo modo discreto, immediato ed emozionante di rappresentare il suo tempo. Con una scelta audace, anche per il direttore Pannunzio, invece di fotografare l’apparato ufficiale e di rappresentanza delle istituzioni, fissa di spalle il mondo contadino, l’uomo, i due ragazzi, gli animali che guardano, come uno spettacolo, quel taglio chiaro di asfalto impresso nel paesaggio della Tuscia, il nuovo rettilineo che avrebbe condotto al boom economico degli anni successivi.

Inaugurazione dell’Autostrada del Sole 1962 Archivio Fotografico Paolo Di Paolo

Foto di un abbraccio per la scelta dolorosa di rinunciare a raccontare per immagini le trasformazioni della società. Anche l’ultimo editoriale dello stesso Pannunzio era stato, d’altro canto, un violento atto d’accusa contro la concentrazione del potere economico, politico e sindacale che si era consolidata nel Paese ed impediva una informazione corretta ed indipendente: “Domina soprattutto, in Italia, la presenza di un potere radicato e penetrante, di un governo segreto, morbido e sacerdotale, che conquista amici ed avversari e tende a snervare ogni iniziativa e ogni resistenza”.

Il raffinato settimanale, voce critica laica e liberale nei diciotto anni della sua vita, ebbe firme importanti dei più influenti intellettuali quali quelle di Luigi Einaudi, Thomas Mann, Ennio Flaiano, Antonio Cederna, Vitaliano Brancati. Nel giornale, che per la sua difficile lettura “aveva più scrittori che lettori”, come ricorda ironicamente lo stesso fotografo, Pannunzio ebbe un approccio decisamente innovativo nella pubblicazione di immagini in un Paese con un elevato tasso di analfabetismo, con il ricorso a fotografi amatoriali, ai quali non veniva dato incarico ma erano lasciati liberi di cercare le loro storie, con la scelta di scatti di grande formato, selezionati per essere guardati indipendentemente dai testi, immagini senza didascalie che avessero già in se stesse una narrazione, un racconto e soprattutto scatti che portavano in calce, per la prima volta, il nome dell’autore, restituendo dignità e autonomia al linguaggio visivo.

Paolo Di Paolo, con la chiusura del Mondo, compi il gesto radicale di abbandonare la fotografia non credendo più nella possibilità effettiva di compiere scelte lavorative autonome e ritenendo che mancassero ormai i margini per un impegno individuale che tangibilmente portasse ad un risultato partecipativo e costruttivo nella comunicazione visiva, valutando forze e  prospettive future. Il mondo era cambiato e non era più possibile far finta che tutto fosse come prima.

La scelta di Paolo Di Paolo, dettata non da rassegnazione ma da necessità di mantenere indipendente l’informazione, prendendo lucida coscienza del contesto socio-economico, si presenta quanto mai attuale nel malessere della attuale società, dove la crisi economica e la recentissima crisi sanitaria hanno accresciuto il senso di sfiducia e di disorientamentoindividuale con la conseguente riflessione al ribasso su quello che si vuole realizzare e quello che non si può realizzare.

NORVEGIA

 Testo e foto di FRANCO BRILLI   

foto di copertina: mare Artico d’inverno

Norvegia gennaio 2019 – febbraio 2020

Tutto è cominciato con il primo capodanno da quattordici a questa parte, non trascorso nella verde campagna umbra. Cinque giorni, compresi due di viaggio, nel profondo nord della città di Tromsø e dei suoi dintorni, con la speranza di fotografare l‘aurora boreale.

                                                                Tromso  –  La capitale dei territori del nord

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          Il villaggio Sami – I lapponi norvegesi
Skjervoy, villaggio di pescatori. Cercando orche e balene

Isole Lofoten – Hamnoy, le case rosse più famose del mondo

Mi sono innamorato di tutte queste sensazioni e, tornato a Roma, ho trovato l’offerta di un viaggio alle isole Lofoten e ho deciso di ripartire. Primi di febbraio, gruppo di fotografi molto preparati. otto giorni di cielo coperto e nebbia, nessuna traccia di aurora. Clima e notti infinite ti fanno pensare a perché, da queste parti, ci siano tanti suicidi. Alle 18:00 non c’è più nessuno in giro, negozi chiusi, buio totale, ghiaccio in terra.

Isole Lofoten – Nord Dyroy – La spiaggia disegna textures

Dal punto di vista fotografico ho sperimentato l’uso intensivo del cavalletto, del grandangolo e di tempi di scatto lunghissimi.

Un pizzico di aurora boreale

Spero, un giorno, di tornare da quelle parti per mettere in pratica queste tecniche e, finalmente, incontrare l’aurora boreale.

Josef Koudelka. Radici

di Antonella Simonelli

Fino al 16 maggio in mostra all’Ara Pacis “Radici” di Josef Koudelka, il grande fotografo della Magnum Photo.

Il lavoro presentato è la raccolta di 110 immagini in cui il fotografo ritrae molti dei siti archeologici più importanti e rappresentativi del Mediterraneo.

Sono panoramiche di grande  formato, di un superbo bianco e nero frutto di un lungo viaggio durato più di trent’ anni tra Grecia, Siria, Turchia, Egitto, Marocco, Italia, Francia, Portogallo, Giordania…

Una riflessione sul paesaggio, sulla bellezza e sulla memoria. Una ricerca sulle radici della nostra storia, sulle origini della nostra civiltà.

Il modo così particolare di scattare da parte di koudelka è il vero protagonista della mostra.

Koudelka lavora con la luce, la esamina, l’attende, la insegue fino a cogliere il momento adatto.

Le sue inquadrature sono spesso non canoniche, non centrate, fatte di prospettive instabili, ma proprio per questo così impattanti da un punto di vista emotivo e  fanno di queste immagini delle vere opere d’arte.

C’è storia nella fotografia di koudelka, c’è ricerca, c’è invito alla riflessione sulle origini della nostra cultura, ma soprattutto c’è arte, quella che ti fa uscire da una mostra diverso da come sei entrato, perché le immagini hanno provocato coinvogimento mentale ed emotivo.

I siti emergono ora evidenti, ora meno, contestualizzati, o al contrario universalizzati, perchè colti in particolari non facilmente ricostruibili. Colonne, templi, teatri, insomma storia umana letta con la lente dell’arte mostrata come punto di vista del fotografo, che non vuole semplicemente documentare ma anche creare. E quindi guardiamo al passato ma nello stesso tempo sentiamo che quello che abbiamo difronte è il contemporaneo.

Il tutto all’interno dell’Ara Pacis simbolo della grande Storia di Roma e quindi contesto ideale per accogliere una mostra sulle origini della civiltà e della bellezza.

Alla fine del percorso mostra è presente un interessantissimo filmato dal titolo “ Obbedire al sole” dove troviamo ripreso il fotografo all’azione immerso tra le  radici della nostra civiltà. Koudelka sfida il sole e con estrema maestria e tempismo  realizza lo scatto perfetto . Ma il fotografo, che lavora con la luce ammonisce:” A volte si vince , a volte si perde. E’ il sole a farla da padrone”

Museo dell’Ara Pacis

Dall’1 febbraio al 16 maggio.

Divagazioni sulla fotografia di Stefano Marcovaldi

Oggi ci circondano, tantissime immagini, realizzate con molteplici strumenti, macchine fotografiche elaborate, semplici, usa e getta, telefoni cellulari e tanto altro. Come le consideriamo, come le giudichiamo o le critichiamo? Non è  importante il mezzo ma la finalità e il risultato. Ogni volta che si ammira una foto si sente dire: CHE BELLA FOTO!

Ma cosa si vuole dire, veramente, con questa affermazione? E’ corretta? Quali sono i parametri che utilizziamo per valutare tale immagine? Cosa c’è o non c’è di particolare in quella foto?

Soprattutto chi siamo noi, un fotografo professionista, un fotoamatore (a qualsiasi livello) o un semplice amante delle arti figurative, che cultura fotografica abbiamo per dare un giudizio più consono e preciso?

Forse è più preciso dire “Che Buona Foto” bello può essere il soggetto, una modella, un paesaggio, un tramonto e così via, ma non la foto nel suo insieme.

La fotografia deve raccontare, anche se il soggetto ripreso non è inteso come Bello, le foto di mafia di Letizia Battaglia, le immagini di guerra, dallo sbarco in Normandia al Vietnam alle vicende contemporanee ne sono un esempio.

Andiamo ad indagare le modalità di valutazione, che sono personali e molteplici, soffermandoci su di esse con una maggiore attenzione per capire se il giudizio dato è corretto o meno.

Individuando nella fotografia, come opera d’ingegno, la forma d’arte più importante del ventunesimo secolo, molti artisti la usano come documento di performance o azioni quotidiane, mentre altri inventano scene e narrazioni per raccontare storie immaginarie. mentre ci offrono sia dettagli pubblici che   privati. La fotografia è un mezzo per creare storie, mentre è anche depositaria di valori personali, sociali e culturali. 

Iniziamo da un domanda: Che cos’è una fotografia?

Non è così semplice da definire perché tanti sono i concetti che si inseriscono nella sua costruzione, ed essendo non soltanto un risultato di situazioni meccaniche di riprese attraverso un obiettivo, ma anche il volere comporre e soprattutto comunicare un pensiero, un messaggio, qualunque soggetto che è presente in una immagine resta un oggetto sterile se non viene interpretato, se non viene letto attraverso quella forma di reciproca comprensione che è il linguaggio fotografico.

Il linguaggio è il mezzo per comunicare che ci accompagna dall’inizio della nostra civiltà e della nostra cultura. Con esso ritengo ci siano importanti qualità che vanno individuate in una buona fotografia ed è la loro sintesi a produrre l’immagine corretta.

La Composizione:

Nella composizione troviamo vari controlli da effettuare: 

Nitidezza dell’immagine e l’esposizione, ed a questo pensa in genere la macchina senza la quale non ci può essere un modo di rappresentazione corretto.

Inquadratura: ciò che entra nel rettangolo del fotogramma: guardando nel mirino il fotografo decide quanto può e deve far parte dell’immagine e si rende conto di come i vari elementi agiscono uno rispetto all’altro: dipende dalla distanza tra fotocamera e soggetto e dalla focale dell’obiettivo. Disposizione e rapporti reciproci delle forme, linee e colori nell’immagine; posizione del soggetto e degli altri elementi. 

Prospettiva: dipende dalla distanza tra soggetto e fotocamera e dall angolo di ripresa per cui cambia allontanandosi o avvicinandosi al soggetto, spostandosi verso destra o verso sinistra, tenendo la fotocamera all altezza degli occhi, più alta o più bassa. Illuminazione: qualità della luce (laterale, diffusa, controluce) e disposizione dei vari elementi chiari, scuri dei colori. 

Azione: fermo / in movimento. 

La tecnica è facile perché ben definita, oggettiva, si può apprendere facilmente; tutti possono ottenere fotografie tecnicamente perfette. (le regole della composizione)

Ma anche rispettando queste regole basilari le immagini prodotte ci possono lasciare indifferenti. 

La composizione è soggettiva, implica sensibilità e gusto; è il risultato della cultura fotografica (linguaggio fotografico) personale e i fattori che la determinano sono in gran parte soggettivi e ciò che piace a una persona può lasciare indifferente un altra. La composizione ha che fare col modo di pensare del fotografo, inizia nel momento in cui si decide di scattare una fotografia; ed è il fotografo, normalmente, che sa cosa vuole comunicare.

La composizione è quindi un concetto,principale e personale; non ci saranno mai due fotografi che lavorano allo stesso modo.

Ma non soltanto questi arrivano a caratterizzare la fotografia ed a renderla leggibile all’osservatore servono anche:

la forma, senza la quale il contenuto resta scomposto; 

il contenuto, (linguaggio fotografico) cioè il racconto che l’immagine svolge.

Ed altre componenti (intenzioni) contribuiscono al risultato: 

l’autore, l’opera stessa, e l’osservatore dell’opera fotografica. 

“L’autore” 

è intimamente collegata all’autore stesso ed al significato che vuole assegnarle in quell’istante, perciò non facilmente spiegabile in modo generico perché soggettiva.

“L’opera”. 

Vale a dire che la fotografia a volte può essere autonoma ed avere dei significati che non sono quelli che l’autore desiderava, ma vengono a delinearsi automaticamente proprio perché quell’immagine è stata realizzata in “quel determinato momento”, in “quel determinato ambiente” e così via. L’opera assume dunque un proprio carattere al quale l’autore ha contribuito solo in modo marginale e fortuito.

“L’osservatore”.

Questa non è marginale, anzi direi forse la più importante fra tutte le componenti con cui ci si avvicina alla lettura della fotografia, ed la ritengo la principale. L’osservatore davanti a una fotografia, al di là della sua cultura fotografica ma seguendo il suo istinto e sensibilità, darà una particolare lettura dei contenuti compositivi. La lettura non sempre avviene contemporaneamente alla visione della foto stessa ma anche dal ricordo di immagini tratte dalla memoria che in occasioni passate gli sono capitate davanti. Memoria visiva inconscia.

Quando esistono questi punti di riferimento si può dire che la fotografia ha una sua leggibilità. E’UNA BUONA FOTO

Forse dell’immagine fotografia ci può interessare anche, sotto altri diversi aspetti, sia varie filosofie sia quello che noti autori e scrittori hanno affermato nei loro scritti, sia il modo in cui la descrivono e interpretano. Sicuramente la loro opinione contribuisce a formarci una sorta di influenza che tende a condizionare, in maniera inconsapevole, il nostro vedere. 

Prendere sul serio la fotografia significa anche riflettere sul suo ruolo. 

Reb Concours 2020 – Premiazione del vincitore e scatti dei soci del Circolo PhotoUp

la foto di copertina è di Antonietta Magda Laini

L’ ambasciatrice del Regno Unito, S.E. Jill Morris, consegna il premio “Bella come Roma” all’ Ing. Giuliano Bensi proprietario della Cisitalia 202, vettura vincitrice del concorso.

foto di Sergio D’Alessandro

Cisitalia 202 vettura vincitrice del concorso

foto di Sergio D’alessandro

Ecco una galleria di scatti realizzati dai soci del Circolo PhotoUp presenti alla manifestazione

Antonella Simonelli

foto di Antonella Simonelli

antonella-simonelli-2-1

foto di Antonella Simonelli Continua a leggere “Reb Concours 2020 – Premiazione del vincitore e scatti dei soci del Circolo PhotoUp”

Bella come Roma -Reb Concours 2020

 

Testo di Sergio D’Alessandro 

Foto di copertina di Antonietta Magda Laini

Il 6 e 7 ottobre dello scorso anno si è tenuta a Roma, presso la splendida cornice del Circolo del Golf di Roma Acquasanta, la 1a edizione del Reb Concours – Roma Eternal Beauties – concorso internazionale riservato a vetture d’epoca dedicato all’Emozione, che ha portato nella Capitale 60 sontuose auto costruite tra gli inizi del ‘900 e il 1970.

foto di Antonietta Magda Laini

Per richiamare lo storico legame con le Ambasciate, i cui membri fondarono il Circolo di Golf dell’Acquasanta, l’Incaricato d’Affari Thomas Smitham, dell’Ambasciata degli Stati Uniti d’America, ha inaugurato la manifestazione il giorno 6 e S.E. Jill Morris, Ambasciatrice del Regno Unito in Italia, ha presieduto la giuria e premiato la Cisitalia 202 SC del 1947 come “Bella come Roma”.

Per una volta il giudizio ha prescisso dall’assoluta e maniacale originalità, dalla perfezione del restauro o dalla rarità del modello, andando a premiare essenzialmente lo stile e la bellezza. E a esprimerlo sono state importanti personalità, che non appartengono al mondo dei motori, e che apprezzano l’arte in tutte le sue forme.  Tra queste: S.E. Jill Morris, la stilista signora Anna Fendi, gli attori Gabriele Lavia ed Andrea Occhipinti, il dr. Gianni Letta, l’Avv. Paola Severino, la dr.ssa Paola Matone.

Il Circolo Fotografico PhotoUp è stato invitato a documentare i due giorni dell’evento, oltre che a partecipare al concorso fotografico organizzato nell’ambito dell’evento stesso, insieme ad una serie di fotografi indipendenti. 

Sono state previste tre categorie di foto: Reporter, Artista e Paparazzo.  In due di queste sono risultati vincitori rispettivamente Anna Ranucci e Lucio Baldelli del nostro circolo, mentre nella terza è risultato vincitore Vincent Battista.

foto di Anna Ranucci vincitrice della categoria Reporter
foto di Lucio Baldelli vincitore della categoria Artista
foto di Vincent Battista vincitore della categoria Paparazzo

L’evento è stato anche l’occasione per una raccolta fondi tra sponsor e visitatori che ha permesso agli organizzatori di donare 3000 buoni pasto ai meno fortunati tramite il Circolo San Pietro.

E’ in corso di organizzazione la seconda edizione del REB Concours che si terrà a giugno 2021 e che vedrà nuovamente la presenza del Circolo Fotografico PhotoUp.

Singolarmente Fotografia: Lorenzo Lessi “Livorno – gennaio 2020”

Singolarmente Fotografia è la rubrica della rivista Fiaf dedicata alle singole foto che durante l’anno abbiano ottenuto dei riconoscimenti a concorsi, manifestazioni o che siano state segnalate alla redazione. La rubrica è curata da Paola Bordoni.

“Livorno – Gennaio 2020” di Lorenzo Lessi

di Isabella Tholozan

Wiliam Shakespeare scrisse: “La vita è un palcoscenico e tutti gli uomini nient’altro che attori”. Ed eccolo qui il nostro spettacolo teatrale: una giornata di ordinaria follia climatica mi verrebbe da dire, visto il titolo ed il cartello di augurio che, intrappolato nell’inquadratura, fa bella mostra di sé, fastidioso ed incongruente, immerso in un azzurro innaturale.

Viviamo da incoscenti in un’epoca di disordine esistenziale, dove i mutamenti, non solo climatici, ci scoprono incapaci di reagire consapevolmente, beatamente abbandonati ad un godimento solo apparente, come quello di una giornata di primavera troppo anticipata.

Scrivo questo testo nei giorni di allarme da coronavirus; la follia di questa immagine rappresenta alla perfezione il mio malessere interiore e la mia paura.

La buona fotografia ha anche questo compito.

“I Laureati del Covid” – Foto e testo di Elisabetta Manni

Il Covid-19 ha destabilizzato la vita di ognuno di noi, ormai è un dato di fatto.
Abbiamo imparato a reinventare la quotidianità per poter convivere con questo infido virus; le attività lavorative e scolastiche sono state confinate fra le mura domestiche e fra queste ci sono anche le discussioni di Laurea.

La Laurea è un traguardo tanto atteso da tutti, sia per il candidato stesso che per i propri familiari. Non avrei mai immaginato di doverla affrontare nel mio salotto di casa nel pieno di una pandemia.
Ad oggi la Laurea telematica è diventata la normalità ma a marzo, quando l’Italia entrò nel pieno dell’emergenza sanitaria, era ancora una modalità del tutto nuova, anche piuttosto insolita; io ero in procinto di laurearmi, stavo ultimando la stesura della tesi e dopo qualche settimana avrei dovuto discuterla. Fra un bollettino della protezione civile e le voci contrastanti che si rincorrevano fra noi studenti, ho avuto l’istinto di voler imprimere quel ricordo attraverso la fotografia iniziando a scattare i miei gesti: la preparazione, la discussione e i limitati festeggiamenti.

Sicuramente, è stata un’emozione differente rispetto a ciò che ci si aspetta fin dall’inizio del percorso universitario; non ho potuto stampare la tesi, non ho avuto accanto i miei cari e nessuna corona d’alloro, ma nonostante tutto ho cercato il modo di renderla il più reale possibile con la creatività e anche attraverso la fotografia.

Queste foto vogliono rappresentare non solo la mia esperienza ma quella di tutti i laureati del Covid…Sì, possiamo chiamarci così: i laureati del Covid, perché siamo quelli che sono diventati Dottori nel proprio salotto di casa in pigiama, in abito elegante o in mutande.
In un periodo così buio per tutto il paese siamo stati lo spiraglio di speranza, simbolo di un’Italia ferma che vuole continuare a vivere.