Identificazioni Visionarie di Antonella Simonelli

Girovagando nelle stanze dei musei ti accorgi che quello che hai davanti agli occhi è qualcosa di vitale. Da qui una riflessione sul rapporto tra opera d’arte e spettatore. Molto spesso colui che guarda nell’opera si riflette ma anche si perde, nonostante si metta di fronte all’opera ben strutturato con le sue conoscenze, le sue esperienze, le sue emozioni, a volte trova in essa qualcosa in cui perdersi, un io che non è il suo io ma un’identità aperta, spesso ritroviamo noi stessi dopo esserci smarriti. Da qui l’idea che colui che guarda da senso all’opera: dalla relazione tra ciò che vede e ciò che questo gli provoca si attua quell’esperienza di perdita che in realtà permette di conoscersi. Allora se l’opera viene vitalizzata da colui che guarda, allo stesso modo il visitatore guardando vive un’esperienza di identificazione visionaria che in un modo o nell’altro può trasformarlo e cambiarlo.

Con queste foto cerco di raccontare tutto questo su un piano metaforico e simbolico e in un linguaggio estetico il più vicino possibile all’esperienza vissuta.

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La foto stenopeica e Leonardo di Stefano Marcovaldi

di Stefano Marcovaldi

Nel 2019 si celebra Leonardo Da Vinci in tutte le sue molteplici attività, studi e curiosità compresa la FOTOGRAFIA.

Ovviamente non come la intendiamo noi oggi ma come il suo genio leggendario e il suo spirito di osservazione gli permisero di osservare e teorizzare il principio ottico della riflessione dei fasci di luce, della loro proprietà di “invertire” la scena, se proiettata su una superficie bianca e opposta rispetto alla scena riflessa.

Non fu il primo certamente, erano già arrivati  i cinesi nel V secolo a.C. e, soltanto dopo Aristotele e gli arabi, arrivò anche l’occidente grazie a Leonardo da Vinci che nel Codice Atlantico” scrisse dell’effetto ottico stenopeico:


Pruova come tutte le cose poste ‘n un sito sono tutte per tutto e tutte nella parte. Dico che, se una faccia d’uno edifizio o altra piazza o campagna che sia illuminata dal sole, al suo opposito un’abitazione, e in quella faccia che non vede il sole sia fatto un piccolo spiraculo retondo, che tutte le alluminate cose manderanno la loro similitudine per detto spiraculo e appariranno dentro all’abitazione nella contraria faccia, la quale vol essere bianca, e saranno l appunto e sottosopra, e se per molti lochi di detta faccia facessi simili busi, simile effetto sarebbe in ciascuno” (Leonardo da Vinci, in “Codice Atlantico” 1478-1518).

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Questo lo storico primo disegno dell’astronomo Gemma Frisius (1545) di camera oscura con foro stenopeico, usato per lo studio di un’eclissi solare

 

E’ veramente un esperienza unica poter utilizzare una scatola sia di cartone, di latta o di legno dove, nel retro, riporre una pellicola o un foglio di carta sensibile e davanti un microscopico foro e null’altro.

Dopo un discreto tempo di esposizione, che si ottiene con semplici calcoli,  l’immagine  sarà sempre a fuoco, infatti  il foro è talmente piccolo che permette una profondità di campo dai pochi centimetri all’infinito. Dopo una discreta attesa per lo  sviluppo e la stampa, si potranno apprezzare le magiche immagini ottenute.

In allegato alcune foto eseguite con pellicola 6×6 e stampate ad InkJet su carta per acquerello realizzate per una mostra tenutasi a Lanciano anni addietro.

Agavi
Agavi
Ara Pacis
Ara Pacis
Caput Mundi
Caput mundi
Go Round
Go round
Mirror
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Musa
Musa
ostia antica
Ostia antica

Radio Città Aperta intervista Paola Bordoni e Sergio D’Alessandro

I soci del Circolo fotografico PhotoUp hanno  partecipato alla manifestazione  “La Via Semantica-Ostiense” , organizzata dall’Associazione Culturale Controchiave in collaborazione con l’VIII Municipio, allestendo grazie ai loro scatti fotografici, scorci sulla realtà umana e sociale del quartiere Ostiense,  la mostra fotografica “GAS-O-METRO” all’interno dello Spazio Rossellini.

Durante l’evento la nostra Presidente Paola Bordoni e il nostro Vice Presidente Sergio D’Alessandro sono stati intervistati da Radio Città Aperta. Qui di seguito potete ascoltare l’intervista.

Mostra Fotografica “GAS-O-METRO”

Circolo Fotografico PhotoUp

Data: 23 e 24 novembre 2019
Luogo: Spazio Rossellini, Via della Vasca Navale, 58, Roma
Orari: la mostra è visibile nell’orario della manifestazione “La Via Semantica-Ostiense”

La mostra “GAS-O-METRO” del Circolo Fotografico PhotoUP è allestita all’interno dello spazio Rossellini dove si svolgerà la manifestazione “La Via Semantica-Ostiense” organizzata dall’Associazione Culturale Controchiave in collaborazione con l’VIII Municipio. Nella mostra collettiva dei fotografi del Circolo Fotografico PhotoUP, dal titolo “GAS-O-METRO”, le foto ritraggono scorci del quartiere Ostiense nella complessità delle sue geometrie urbane e cromie, in un’alternanza d’immagini da cui traspare lo stile personale di ogni fotografo. La mostra offre così una partitura visiva poliedrica del quartiere e lascia al visitatore la sensazione di averlo attraversato in tutte le sue dimensioni fisiche ed umane. Altri interventi saranno proposti da diversi artisti che attraverso musica, danza e teatro continueranno a parlare del Quartiere Ostiense offrendo così un fine settimana di eventi e riflessioni culturali.

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16 maggio 1929 – Istituzione del premio Oscar. Karl Struss primo direttore della fotografia a vincerlo

di Antonietta Magda Laini

Karl Struss, direttore della fotografia  e fotografo statunitense, vinse il primo Oscar per la direzione della fotografia, insieme a Charles Rosher, per il film “Aurora” (Sunrise – A song of two humans) diretto da Friederich Wilhelm Murnau, figura di spicco dell’espressionismo tedesco, alla sua prima opera ad Hollywood. La protagonista, Janet  Gaynor, vinse l’Oscar come migliore attrice.  Il film, considerato un capolavoro e premiato come migliore produzione artistica, fu poco compreso dal grande pubblico.

Struss è divenuto fotografo professionista dopo aver studiato fotografia con Clarence H. White e ha fatto parte del gruppo promosso dal grande fotografo Alfred Stieglitz  “la Fotosecessione”.

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Ha conquistato sicuramente  uno spazio nella storia della fotografia del primo novecento ma ha speso gran parte della sua vita lavorando come direttore della fotografia a Hollywood.

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Le sue fotografie, definite “pittoriche” dal movimento nato per elevare il mezzo fotografico al livello della pittura e che, secondo l’estetica di fine ottocento favoriva l’espressione sulla rappresentazione, sono state pubblicate su qualificate riviste tra cui “Harper’s Bazaar” e “Vogue”: inventò, fra l’altro, la lente per l’arte pittorica.

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I suoi scatti, caratterizzati da una notevole densità dei neri, che tuttavia mantenevano dettagli leggibili e che corrispondevano all’idea di creare “togliendo” la luce e facendo dominare le ombre, furono pubblicati dal 1912 sulla rivista “Camera Work”.

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Le sue opere degli anni 10 del novecento avevano quale soggetto soprattutto le  nuove strutture di Manhattan, mentre le immagini successive mostravano le personalità di Hollywood e il paesaggio della California.

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E’ stato uno dei pochi Fotosecessionisti a continuare a fare fotografie pittoriche dopo la prima guerra mondiale.

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Dopo il 1918 Struss decise di tentare l’accesso all’industria cinematografica: come prima attività realizzò scatti di scena per Cecil B. De Mille e, in seguito, fu uno dei cameramen del film Ben-Hur.

Aurora” segna l’esordio di F. W. Murnau a Hollywood ma anche di Struss come direttore della fotografia; il film narra di rapporti umani in crisi, è un poema sull’abbandono e la riconquista che si conclude all’apparizione della luce sul far del giorno.

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I toni del film vanno dal tragico al sentimentale, passando addirittura, talvolta, per il comico.

Alla fotografia, sicuramente di tipo espressionista, si unisce un senso naturalistico delle immagini, con indizi, segni premonitori, elementi che portano a situazioni successive: da notare “le impronte appaiate nel fango dei due amanti che hanno già tramato il delitto”.

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Luci e ombre dell’Espressionismo tedesco, i primi piani tipici della scuola russa, il giocare su effetti di contrasto della scuola americana.

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In evidenza la forte contrapposizione fra un certo primitivismo delle immagini e tutte le tecniche immaginabili, con l’uso di ottiche, focali, piani di ripresa e luci, possibili; tutto con un lavoro estremamente complesso.

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Un fascio di luce a simulare l’alba evidenzia il nuovo linguaggio, la tecnica dell’uso della luce nel moderno; le mille luci metropolitane, in un novecento elettrico e veloce.

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In un accordo creativo, regista e direttore della fotografia, utilizzano campi lunghi, sovrimpressioni, primi piani audacissimi, trasparenti e giochi di montaggio e, novità per l’epoca, il lavoro sulla teoria dei contrasti (la città luminosa e la palude oscura).

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Struss sviluppò effetti luce particolari sperimentando una lampada, la “lupe light” che, in un riflettore su un braccio mobile posto sotto la telecamera, forniva una luce senza ombre.

In Aurora, film muto, sono pochi pure gli “intratitoli”, tutto si concentra sul dialogo prodotto dalle immagini.

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Struss diresse la fotografia anche nel film “Luci della ribalta” (Limelight) di Charlie Chaplin; ancora una volta le ombre dipingono la scena e, in particolare, sul palcoscenico, quando si spengono le luci, sull’ultima danza della giovane ballerina che viene restituita alla vita e all’arte.

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Da Emily Dickinson: “A tutti è dovuto il mattino, ad alcuni la notte, solo a pochi eletti la luce  dell’aurora”

Source:  http://www.storiadeifilm.it  –  https://quinlan.it

 

Il caso e la necessità di Lucilla Silvani – terza parte

L’immagine di copertina è di Anna Ranucci

L’orchestra attuale è composta da 18 musicisti che provengono da 10 diverse parti del mondo, parlano altrettante diverse lingue, e questo è normale per qualsiasi orchestra stabile; partono dalla musica e dagli stilemi del proprio paese, accettano e s’innamorano di pop, rock, reggae, musica “colta”, canto gregoriano e tutti insieme raggiungono vette musicali sublimi senza mai tradire lo spirito dell’opera che stanno eseguendo, sia che si tratti della Carmen o del Don Giovanni o del Flauto magico.

Alessandra Catenacci
immagine di Alessandra Catenacci

Si intuisce che, oltre il talento e la sensibilità degli artisti, c’è una direzione artistica che va al di là dell’esecuzione filologica per puntare sull’integrazione di repertori musicali perché è facile pensare che in tutte le culture esista una donna libera come Carmen od un libertino come Don Giovanni.

L’Orchestra di Piazza Vittorio (OPV9 è nota in tutto il mondo, esegue centinaia di concerti e alla fine dal palco ci arriva un messaggio di pace e d’integrazione ben più potente di proclami e dibattiti televisivi.

Pino Iovine
Immagine di Pino Iovine

MAAM e OPV due utopie diventate realtà fruibili da difendere con la stessa tenacia e forza con la quale difenderemmo le nostre scuole, i nostri ospedali o qualsiasi altra istituzione democratica.

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Immagine di Franco Brilli

Ho intitolato queste mie brevi e stringate riflessioni parafrasando uno dei testi fondamentali della moderna biologia: IL CASO E LA NECESSITA’ del premio Nobel Jacques Monod, perché la scienza ci ha dimostrato che l’uomo è un essere che, appartenendo contemporaneamente a due regni, quello della biosfera e quello delle idee, sia al tempo stesso torturato ed arricchito da questo dualismo lacerante che si esprime nell’arte, nella poesia e nell’amore umano e debba accettare che “l’etica della conoscenza sia anche, in un certo senso, conoscenza dell’etica, delle pulsioni, delle passioni, delle esigenze e dei limiti dell’essere biologico”, del tutto in sintonia con quanto affermava il pittore Paul Klee nella sua Teoria dell’arte moderna, che l’arte non riproduce il visibile, ma lo rende visibile.

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Il caso e la necessità di Lucilla Silvani – seconda parte

Immagine di copertina di Sergio D’Alessandro

 

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La foto di Lucilla Silvani è di Antonietta Magda Laini

L’antropologia ci fornisce ipotesi anche per la nascita dell’Arte, inutile dal punto di vista di soddisfare i bisogni primari quali nutrirsi, ripararsi ed accoppiarsi, ma indispensabile per sviluppare strumenti di comunicazione all’interno delle comunità, individuando paradigmi emotivi condivisi e per accompagnarci nella nostra insopprimibile necessità di indagare noi stesi in rapporto a quanto ci circonda. Volendo, possiamo sommariamente definire tutto ciò ” istinto culturale”.

Simonetta Orsini
Immagine di Simonetta Orsini

Quindi il MAAM nasce dall’incontro dei due istinti primordiali del Homo Sapiens, quello della sopravvivenza e quello culturale.

Pino Iovine2
Immagine di Pino Iovine

Dal mio punto di vista non sono sufficienti né le parole né le immagini per vivere questo museo, in quanto la visita è un’esperienza sensoriale che varia in rapporto a quante persone sono presenti, a quali percorsi segui, se decidi di pranzare nel loro ristorante, se piove o c’è il sole, se incontri artisti al lavoro p se quel giorno i ragazzi si divertono di più a sciamare intorno a te invece di calciare con il solito pallone.

Intendo dire che questo museo va vissuto in modo rituale, abitato più volte, come se fosse una cattedrale.

Monica Ferzi
Immagine di Monica Ferzi

Continuando le mie riflessioni in merito all’incontro dei due istinti primordiali del Homo Sapiens, desidero parlare anche dell’orchestra di Piazza Vittorio, una realtà unica, un’eccellenza sul piano musicale, che probabilmente molti di voi conosceranno, nata a Roma, dieci anni prima del MAAM, ma con modalità del tutto simili: dal salvataggio dello storico Cinema Apollo di Roma , che rischiava di diventare una sala Bingo, Mario Tronco e Agostino Ferrente crearono e svilupparono un progetto geniale sostenuto anche da artisti, intellettuali ed operatori culturali che hanno voluto valorizzare il rione Esquilino dove gli italiani erano diventati una minoranza etnica. In fondo hanno stabilizzato e fatto emergere quello che sono oggi le grandi metropoli mondiali: un’incantevole insieme di culture.

Aldo Carumani
Immagine di Aldo Carumani

Inaugurazione della mostra “MAAM: il museo abitato” alla Festa per la Cultura

Foto di Copertina: Lucio Baldelli

di Paola Bordoni

Civico n.193 di via Prenestina, a due passi dal Raccordo anulare: una vecchia, immensa e dismessa fabbrica di salumi della Fiorucci . Nel marzo 2009 duecento senza casa e migranti occupano la fabbrica abbandonata e la trasformano nella loro abitazione, così da trasformare i vecchi immensi magazzini in piccole case.

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Alessandra Catenacci
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Franco Brilli

Nel 2011 viene realizzato da Giorgio de Finis e Fabrizio Boni il film documentario etnografico “Space Metropoliz” che entra nei vecchi edifici   e ne racconta le storie, i sogni, le ambizioni degli abitanti.

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Il film fantarealista annuncia l’inizio delle migrazioni esoplanerarie : il viaggio degli abitanti di Metropoliz alla ricerca di un mondo migliore dove ricominciare la vita. E quale posto migliore della luna?

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Massimo Giannetti
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Monica Ferzi

La Luna nei trattati internazionali è definita come res communis,  come patrimonio comune dell’umanità dove sono bandite qualunque forma di appropriazione nazionale o dichiarazioni di sovranità, nonché la proprietà privata.

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Maria Rosaria Marino
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Antonella Simonelli

Nel film gli abitanti costruiscono un razzo per raggiungere la luna. Combatteranno contro le forze oscure con l’ultima battaglia, come recita il titolo dell’opera di Stefania Fabrizi che  ha concesso al Circolo PhotoUp di utilizzare l’immagine come locandina.

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Il MAAM : Il museo dell’Altro e dell’altrove, un  acronimo sarcastico che rieccheggia i Moma, Maxxi, Met del mondo.

 

M.Rosaria marino
Maria Rosaria Marino

Nato nel 2012 con un duplice obiettivo: quello di creare una barricata fatta di opere  d’arte a difesa dell’occupazione e dei suoi abitanti e, nello stesso tempo,  evitare l’isolamento della città meticcia con il resto della città attraverso la realizzazione di tanti incontri tra i quali le inaugurazioni collettive in occasione degli equinozi e dei solstizi o la Venere degli stracci di Michelangelo Pistoletto.

Il risultato è uno spettacolare Museo abitato dove le opere d’arte si intrecciano e si contaminano nella vita quotidiana degli abitanti., in un continuo di venire poichè le opere e le installazioni  vengono nel tempo modificate, cancellate, ritracciate.

Più di 500 artisti di fama internazionale hanno portato il loro contributo ed esposto al Maam. Tra di loro citiamo: Stefania Fabrizi,   Sten&Lex, Lucamaleonte, Kobra, Massimo de Giovanni, Malcom Angelucci, Thomas Majella, Pietro Ferrante

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Fabio Faltelli