Mostra fotografica – Facce da Murales

Lavoro collettivo dei soci di PhotoUp

Testo e video di Giuseppe Giovine

Il Circolo Photo Up di Roma ha previsto tra le proprie attività 2020, la promozione di un evento fotografico mirato proprio alla raccolta di testimonianze ed immagini, raccolte dai propri soci in tutto il mondo, dedicate all’arte pittorica dei “Murales” che dovrebbe sfociare in una mostra collettiva che purtroppo le circostanze legate al Covid-19 hanno penalizzato. In attesa di tempi migliori, di seguito proponiamo una selezione degli scatti raccolti dai soci, considerandola di buon auspicio per il raggiungimento, a breve, della ben più corposa mostra collettiva.

 

 

 

Il termine “MURALES” indica il genere di pittura divenuto celebre per il noto movimento artistico messicano degli anni Venti del ‘900, quando, sulla scia della Rivoluzione, gli artisti riscoprirono il valore sociale dell’arte e le sue potenzialità comunicative. Tra fine ‘800 e primi ‘900, nel mondo, molti artisti sembrarono riscoprire il valore della pittura murale: nacquero i grandi cicli decorativi che adornarono le sale delle mostre d’arte nazionali e internazionali, gli ambienti pubblici che si aprirono al consumo del primo turismo, come gli hotel e le terme, i palazzi comunali, le università. Si trattava di cicli murali, direttamente realizzati sulle pareti o su pannelli a esse applicati, che ebbero prevalentemente finalità estetiche. Il discorso cambiò quando l’utilizzo della decorazione murale venne associato alla comunicazione di contenuti politici e ideologici.  Attraverso la sua ampia visibilità, la pittura murale può agire da supporto al rinnovamento politico e morale del paese, alla diffusione di idee democratiche ed egualitarie, in definitiva alla creazione di un nuovo Stato.

Nei murales la semplicità, spontanea o voluta del tratto, insieme alla vivacità dei colori, crea un effetto di grande immediatezza visiva verso i principali interlocutori che sono le masse popolari, la classe rurale e contadina che, indipendentemente dal livello culturale, sono in grado di interagire emotivamente con le scene ritratte.

I murales sono oggi spesso commissionati da enti pubblici ed evidenziano l’identità del luogo, divenendo anche richiamo di turismo culturale, come opera d’arte pubblica eseguita su commissione, non di rado alternativa al graffitismo senza controllo che si distingue per il linguaggio grafico notevolmente complesso giocato, nella sua forma più ortodossa, sull’elaborazione della propria firma in gigantesche scritte dai colori squillanti impresse illegalmente su muri e non solo. Inizialmente circoscritto a vagoni del treno, stazioni della metro, muri abbandonati, pareti di palazzi fatiscenti, il fenomeno oggi invade indistintamente le strade delle città, senza distinguere tra supporti di pregio e non, oscillando dagli incerti e ripetuti grafismi di sapore vandalico, al vero prodotto d’arte legato a istanze di comunicazione sociale. Dispiace constatare che in Italia si sia arrivati, per il graffitismo, alle maniere forti per ostacolarlo, ma occorre dire che in nessuna altra  metropoli moderna si trovano brutti e sgraziati scarabocchi su qualsiasi muro, compresi quelli degli edifici di pregio appena restaurati.

Ritornando ai murales, tra le opere più significative si possono ricordare i muri ‘militanti’ dei portoricani in New York, dei giamaicani a Londra, dei baschi e degli irlandesi nelle loro città e paesi; ma anche quelli di altri popoli: in Cile, in Nicaragua, in Iran, in Mozambico. In Italia andrebbero ricordate tutte le grandi città per i murales degli anni ‘60 e ‘70, di cui però ben poco è rimasto, finalizzati com’erano più alla cronaca e alle tensioni sociali di quei giorni, che non destinati alla storia; ancora visibili invece, quelli dipinti sulle facciate delle case della cittadina di Orgosolo in Sardegna, “ritratti di memoria e di vita sociale”.

 

Contest di giugno “La tenerezza”. La foto più votata

Foto di copertina: Sergio D’Alessandro

Il contest di giugno era dedicato al tema della tenerezza. La foto più votata è stata quella di Sergio D’Alessandro.

Di seguito le numerose foto che hanno partecipato:

Contest di aprile “Viaggio in quarantena” La foto più votata

Per il contest di aprile proposto da Simonetta Orsini, l’immagine più votata è stata quella di Monica Ferzi (in copertina)

Seconda foto più votata quella di Antonella Simonelli

Antonella

Antonella Simonelli

Terze quelle di Anna Ranucci e Michela Poggipollini

Anna

Anna Ranucci 

Michela DSC_0330_565

Michela Poggipollini

Di seguito le altre immagini proposte dai soci

Corrado Viaggioland

Corrado Seller 

Elisabetta

Elisabetta Manni

Simonetta DSC06197

Simonetta Orsini

Magda

Antonietta Magda Laini

Maurizio Viaggio in quarantena

Maurizio De Angelis

lillo contest 03.05.2020

Lillo Fazzari 

Massimo Sogno di un viaggio libero dal COVID 19

Massimo Giannetti

ozedf_vivi

Lucilla Silvani 

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Federico Mammana

Sergio IMG_1157_2

Sergio D’Alessandro

Maria Luisa Viaggio in quarantena

Maria Luisa Giorgi

Pino CRETA-Copia(1)

Giuseppe Giovine

Lucio DSC04281

Lucio Baldelli

Stefano Wien

Stefano Marcovaldi

 

 

“Aenikkaeng”di Michael Vince Kim a cura di Elisabetta Manni

di Elisabetta Manni

in copertina: Progreso – Un tempo porto di arrivo per gli immigrati coreani

Michael Vince Kim nacque a Los Angeles da genitori coreani ma dopo pochi mesi la famiglia decise di trasferirsi in Argentina. Studiò regia cinematografica presso l’Universidad del Cine di Buenos Aires e conseguì un Master in Linguistica presso l’Università di Edimburgo. Successivamente ottenne il Master in Documentary Photography presso il London College of Communication. La sua storia lo ha portato a concentrarsi sulle questioni di migrazione e identità, in particolare sulle diaspore coreane negli Stati post-sovietici con il Reportage “Far from distant shores” e in America Latina con il reportage “Aenikkaeng”. Quest’ultimo, nel 2017, vinse il primo premio nella categoria People Stories del World Press Photo Contest.

Aenikkaeng ci mostra uno spaccato di storia coreana dimenticata dagli stessi coreani. Il fotografo stesso, in un’intervista afferma che il suo reportage è sì una ricerca personale di identità ma ha anche lo scopo di portare alla luce e far conoscere la storia dei primi coreani in Messico

La parola Aenikkaeng (애니깽), infatti, è la trascrizione coreana della parola Henequen, tuttavia viene utilizzata dal fotografo per identificare i 1033 coreani che partirono nel 1905 verso il Messico, precisamente verso lo stato dello Yucatan.

michael-vince-kim_aenikkaeng_12
Sandra: una coreana-cubana

Le cause che spinsero i coreani a partire sono varie: nel 1905 la Russia perse la guerra con il Giappone e quest’ultima riuscì ad ottenere il protettorato sulla Corea diventando  la più grande potenza mondiale nell’area del Pacifico; nel 1910, la penisola coreana venne annessa al territorio giapponese dando inizio al periodo più buio della sua storia. I coreani capirono da subito che non avrebbero avuto altra scelta che scappare altrove; in questo li aiutò il Messico, più precisamente il Presidente Porfirio Diaz che durante il suo mandato attuò una politica espansionistica e di investimento. Ma non  fu una salvezza per i coreani che migrarono in Messico; gli venne infatti proposta un’allettante offerta di lavoro in un paese paradisiaco, un contratto della durata di 4 anni che però si rivelò essere tutt’altro. Attraverso un’attenta ricerca è risultato che queste persone vennero vendute come schiavi per sopperire alla mancanza di manodopera nelle piantagioni di agave nello Stato dello Yucatán, in Messico.

michael-vince-kim_aenikkaeng_10
Joaquin, un coreano-maya di seconda generazione, celebra il suo novantesimo compleanno

Nelle foto ritroviamo tutti gli elementi che caratterizzano il racconto degli Aenikkaeng: il mare, le piante di agave, ecc. ma il soggetto principale di ogni foto è il senso di malinconia che si percepisce, soprattutto negli sguardi assenti delle persone ritratte, come se il fotografo avesse voluto marcare quella distanza dalle proprie radici. Le persone ritratte sono i discendenti dei primi coreani-messicani: Joaquin, fotografato durante la celebrazione del suo 90° compleanno, è il figlio di un coreano e una donna maya; Sandra, terza generazione, è una coreana-cubana, il suo antenato coreano si trasferì a Cuba nel 1910 dopo il termine del contratto nello Yucatán; le sorelle Olga e Adelina, appartengono ad una famiglia che è una delle poche che non ha un’eredità mista infatti i loro ascendenti erano entrambi coreani; Cecilio un musicista che porta avanti la tradizione musicale coreana rivisitata in chiave cubana, simbolo di questa doppia identità.

michael-vince-kim_aenikkaeng_11
L’arazzo di questa casa onora la tigre, una figura importante nel folklore culturale coreano
Donkey at henequen plantation. Sotuta de Peon, Mexico. 2016.
Piantagione di agave

Tutte queste persone hanno in comune il semplice fatto di avere degli ascendenti coreani e molti di loro probabilmente non hanno mai avuto contatti diretti con la madre patria ma, nonostante tutto, persistono nel mantenere vive le loro radici, la loro identità coreana  inserendola nella vita latina; la foto dell’Hanbok appeso nella stanza da letto è l’esempio più significativo, insieme al quadro delle due tigri, animale simbolo della Corea. Michael Vince Kim quindi, grazie alla fusione di questi elementi sia coreani che latini, è riuscito a rendere, attraverso la fotografia, sia la storia dei primi coreani arrivati in Messico sia quella dei successori che continuano ad onorare i loro antenati e le loro radici.

michael-vince-kim_aenikkaeng_16
Le sorelle Olga e Adelina. Il nonno Lim Cheon Taek fu una persona importante della comunità coreana
michael-vince-kim_aenikkaeng_18
Cecilio, musicista coreano-cubano suona la tradizionale musica popolare coreana “Arirang” in stile cubano
michael-vince-kim_aenikkaeng_20
Abito tradizionale coreano di una giovane maya-coreana

 

Font: https://www.michaelvincekim.com/

Contest di marzo: “Still life”. La foto più votata.

Per il contest di marzo l’immagine più votata dai soci è stata quella di Simonetta Orsini (foto in copertina).

La seconda foto più votata è quella di Antonella Simonelli:

Antonella Simonelli- The time of the coronavirus
Antonella Simonelli- The time of the coronavirus

 

Al terzo posto, a pari merito ci sono le foto di Michela Poggipollini e Massimo Giannetti.

Michela Poggipollini
Michela Poggipollini
Massimo Giannetti-Noci
Massimo Giannetti- Noci

Di seguito, le altre immagini proposte dai soci :

Aldo Carumani
Aldo Carumani
Corrado Seller
Corrado Seller
Elisabetta Manni
Elisabetta Manni
Federico Mammana- Sacrificio
Federico Mammana- Sacrificio
Giuseppe Giovine- STILL LIFE AI TEMPI DEL COVID-19
Giuseppe Giovine- STILL LIFE AI TEMPI DEL COVID-19
Lillo Fazzari
Lillo Fazzari
Lucilla Silvani
Lucilla Silvani
Lucio Baldelli
Lucio Baldelli
Maria Elena Ania
Maria Elena Ania
Maria Luisa Giorgi
Maria Luisa Giorgi
Maurizio De Angelis
Maurizio De Angelis
Sergio D'Alessandro-Natura morta
Sergio D’Alessandro-Natura morta
Stefano Marcovaldi- Quarantine
Stefano Marcovaldi- Quarantine

EFFETTO PITTORICO di Maurizio de Angelis

Nell’intento di realizzare delle foto creando un effetto pittorico, ho cosparso di vasellina un quadrato di plexiglass e l’ho posto davanti all’obiettivo al momento dello scatto.

DSCF5990

DSCF5987

DSCF5982

 

DSCF5979-2

Le condizioni di luce, la quantità di crema e la sua distribuzione sul supporto di plastica sono determinanti per ottenere un buon risultato, così come può risultare utile l’utilizzo del cavalletto.

DSCF5994M

DSCF6101

Contest di febbraio: “fotografare l’arte con arte”. La foto più votata.

Per il contest di Novembre proposto da Antonella Simonelli l’immagine più votata è stata quella di Massimo Giannetti (in copertina).

Di seguito le altre immagini proposte dai soci :

Anna Ranucci
Anna Ranucci
Antonella Simonelli
Antonella Simonelli

 

Lillo Fazzari
Lillo Fazzari
Lucio Baldelli
Lucio Baldelli
Maurizio De Angelis
Maurizio De Angelis
Monica Ferzi
Monica Ferzi
Sergio D'Alessandro
Sergio D’Alessandro
Simonetta Orsini
Simonetta Orsini
Solmaz Nourinaeini
Solmaz Nourinaeini

Identificazioni Visionarie di Antonella Simonelli

Girovagando nelle stanze dei musei ti accorgi che quello che hai davanti agli occhi è qualcosa di vitale. Da qui una riflessione sul rapporto tra opera d’arte e spettatore. Molto spesso colui che guarda nell’opera si riflette ma anche si perde, nonostante si metta di fronte all’opera ben strutturato con le sue conoscenze, le sue esperienze, le sue emozioni, a volte trova in essa qualcosa in cui perdersi, un io che non è il suo io ma un’identità aperta, spesso ritroviamo noi stessi dopo esserci smarriti. Da qui l’idea che colui che guarda da senso all’opera: dalla relazione tra ciò che vede e ciò che questo gli provoca si attua quell’esperienza di perdita che in realtà permette di conoscersi. Allora se l’opera viene vitalizzata da colui che guarda, allo stesso modo il visitatore guardando vive un’esperienza di identificazione visionaria che in un modo o nell’altro può trasformarlo e cambiarlo.

Con queste foto cerco di raccontare tutto questo su un piano metaforico e simbolico e in un linguaggio estetico il più vicino possibile all’esperienza vissuta.

11

01

09

10.JPG

03.JPG

15.jpg

16.jpg

02

12.JPG

La foto stenopeica e Leonardo di Stefano Marcovaldi

di Stefano Marcovaldi

Nel 2019 si celebra Leonardo Da Vinci in tutte le sue molteplici attività, studi e curiosità compresa la FOTOGRAFIA.

Ovviamente non come la intendiamo noi oggi ma come il suo genio leggendario e il suo spirito di osservazione gli permisero di osservare e teorizzare il principio ottico della riflessione dei fasci di luce, della loro proprietà di “invertire” la scena, se proiettata su una superficie bianca e opposta rispetto alla scena riflessa.

Non fu il primo certamente, erano già arrivati  i cinesi nel V secolo a.C. e, soltanto dopo Aristotele e gli arabi, arrivò anche l’occidente grazie a Leonardo da Vinci che nel Codice Atlantico” scrisse dell’effetto ottico stenopeico:


Pruova come tutte le cose poste ‘n un sito sono tutte per tutto e tutte nella parte. Dico che, se una faccia d’uno edifizio o altra piazza o campagna che sia illuminata dal sole, al suo opposito un’abitazione, e in quella faccia che non vede il sole sia fatto un piccolo spiraculo retondo, che tutte le alluminate cose manderanno la loro similitudine per detto spiraculo e appariranno dentro all’abitazione nella contraria faccia, la quale vol essere bianca, e saranno l appunto e sottosopra, e se per molti lochi di detta faccia facessi simili busi, simile effetto sarebbe in ciascuno” (Leonardo da Vinci, in “Codice Atlantico” 1478-1518).

Senza titolo-1
Questo lo storico primo disegno dell’astronomo Gemma Frisius (1545) di camera oscura con foro stenopeico, usato per lo studio di un’eclissi solare

 

E’ veramente un esperienza unica poter utilizzare una scatola sia di cartone, di latta o di legno dove, nel retro, riporre una pellicola o un foglio di carta sensibile e davanti un microscopico foro e null’altro.

Dopo un discreto tempo di esposizione, che si ottiene con semplici calcoli,  l’immagine  sarà sempre a fuoco, infatti  il foro è talmente piccolo che permette una profondità di campo dai pochi centimetri all’infinito. Dopo una discreta attesa per lo  sviluppo e la stampa, si potranno apprezzare le magiche immagini ottenute.

In allegato alcune foto eseguite con pellicola 6×6 e stampate ad InkJet su carta per acquerello realizzate per una mostra tenutasi a Lanciano anni addietro.

Agavi
Agavi
Ara Pacis
Ara Pacis
Caput Mundi
Caput mundi
Go Round
Go round
Mirror
Mirror
Musa
Musa
ostia antica
Ostia antica

Radio Città Aperta intervista Paola Bordoni e Sergio D’Alessandro

I soci del Circolo fotografico PhotoUp hanno  partecipato alla manifestazione  “La Via Semantica-Ostiense” , organizzata dall’Associazione Culturale Controchiave in collaborazione con l’VIII Municipio, allestendo grazie ai loro scatti fotografici, scorci sulla realtà umana e sociale del quartiere Ostiense,  la mostra fotografica “GAS-O-METRO” all’interno dello Spazio Rossellini.

Durante l’evento la nostra Presidente Paola Bordoni e il nostro Vice Presidente Sergio D’Alessandro sono stati intervistati da Radio Città Aperta. Qui di seguito potete ascoltare l’intervista.