La Fotografia Etnografica ed i riti della Settimana Santa a Francavilla Fontana di Stefano Marcovaldi

In tutti i comuni della Puglia si svolge la caratteristica processione dei Misteri. Di  grande impatto e suggestione sono le rappresentazioni che si svolgono in notturno a Francavilla Fontana. I riti della settimana santa rappresentano uno degli eventi più importanti e rinomati che si svolgono nell’intera area jonico-salentina durante il periodo pasquale.

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03 Pappamusci

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Hanno inizio il venerdì di Passione, antecedente alla Domenica delle Palme.

Questo reportage inizia con l’uscita dei “Li pappamusci” (nome che deriva dal greco antico, forse ad indicare il “prete nero” o “prete lento, silenzioso”. Inoltre c’è chi ritiene l’origine del nome, derivante dalla lingua spagnola, individuando nei Pappamusci, i “papamoscas”, cioè gli sciocchi, che sono coppie di confratelli della Congregazione del Carmine, che dalle prime ore pomeridiane del giovedì santo, per tutta la notte, fino al tramonto del venerdì santo, attraversano il paese scalzi, in gesto di penitenza, visitando tutte le chiese cittadine e pregando davanti ai sepolcri, dove riposa il Cristo morto.

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Sono vestiti con una veste bianca semplice o ricamata. Alla cintura hanno il cingolo, simbolo del sacrificio; sul petto lo scapolare, l’abitino color marrone, segno dell’appartenenza alla Confraternita e privilegio, anzi “Decor Carmeli”, proprio del Carmine. C’è anche il cappello, ad indicare il rispetto e l’ossequio del pellegrino. Infine si caratterizzano per la presenza del cappuccio, che nasconde il volto, e per il bordone, il bastone dei pellegrini.

10 Processione di giorno

11 Processione dei Misteri

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Il venerdì Santo i pappamusci continuano il loro pellegrinaggio durante la mattina, che è accompagnata dalle processioni di tre statue raffiguranti la Vergine Desolata, che ogni anno (essendo sei le confraternite) cambiano. La sera è, invece, dedicata alla processione dei Misteri, simbolo della morte di Cristo. Durante la processione, aperta dalla Croce dei Misteri, sfilano i confratelli delle varie congreghe trasportando le statue rappresentanti i vari momenti della Passione, realizzate in cartapesta policroma dell’Ottocento e montate su lettighe nell’area ottagonale all’interno della Chiesa di Santa Chiara dove sono conservate. Un passo lento conduce l’intera processione per le vie principali di Francavilla, guidato dal suono della “trenula”. Un momento particolare è costituito dai “Crociferi”, penitenti o semplicemente devoti, anch’essi scalzi ed incappucciati (per rimanere anonimi), che trasportano pesanti travi di legno sulle spalle, La processione è conclusa dal clero cittadino, che precede la statua di Cristo morto, portata in spalla dai confratelli della Morte.

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Un viaggio e tre viaggiatori

Foto di:  Baldelli Lucio, Fazzari Lillo e Nourinaeini Solmaz

Testo di: Solmaz Nourinaeini

Un viaggio e tre viaggiatori è una raccolta di foto di tre persone che hanno visitato più o meno gli stessi luoghi in Iran nell’arco di pochi anni. Quando siamo partiti ognuno di noi ha portato con sé una valigia di pensieri e di aspettative differenti, ma nessuno di noi ha dimenticato la macchina fotografica.

Arrivi lì,  l’aria è secca e senti subito che sei in un posto lontano. Sono passati solo 4 o 5 ore ma gli odori, i colori,  la luce sono cambiati.

Ti trovi in uno spazio aperto, pochi alberi ma tanto rumore del vento. Ti sembra che la terra e il cielo non si stacchino mai. Le carovane  oggi sono sostituite dai tir e i carovan-serraglio da distributori di benzina ma l’entusiasmo del viaggio e di scoprire ancora scorre tra le pieghe del deserto. Lucio ha visto tutto ciò come in un film dove ancora  ci sono  i cavalli che portano le notizie da una città all’altra e carovane che si spostano finché non tramonta il sole: nelle sue foto il passato rimane un  miraggio nel deserto.

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Con Lillo arriviamo in città. Vediamo subito due uomini che chiacchierano: ora siamo fra i vicoli che abbracciano il passato. Con le mani tocchiamo le pareti di case fatte con il fango e la paglia. Quando piove si sente l’odore di terra bagnata ed è facile ricordarsi  che qui la gente aspetta la pioggia con ansia.

In fondo alla strada con gli archi c’è la moschea. Qui le moschee hanno un colore azzurro per ricordare il cielo e i fiori sulle loro ceramiche ricordano il giardino dell’eden.

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Con Solmaz si va a fare un giro nei vicoli di pomeriggio…

Ho voglia di uscire, voglio andare a fare un giro con la bicicletta. Fa caldo ma io esco. Passo nel bazar, ma quanta gente che passeggia. Mi perdo tra i vicoli e guardo i fili elettrici che dividono il cielo e le nuvole. Mi ricorderò tutto di questo paese, la luce, i mattoni, i fili elettrici….le tortore no! Si spostano troppo.

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Identificazioni visionarie di Antonella Simonelli

Concorso Portfolio in mostra – Apertura mostra lunedì 8 aprile – Spazio Piano Aule

fotografie di Antonella Simonelli

 Identificazioni visionarie       

Girovagando nelle stanze dei musei ti accorgi che quello che hai davanti agli occhi è qualcosa di vitale. Da qui una riflessione sul rapporto tra opera d’arte e spettatore. Molto spesso colui che guarda nell’opera si riflette ma anche si perde, nonostante si metta di fronte all’opera ben strutturato con le sue conoscenze, le sue esperienze, le sue emozioni, a volte trova in essa qualcosa in cui perdersi, un io che non è il suo io ma un’identità aperta, spesso ritroviamo noi stessi dopo esserci smarriti. Da qui l’idea che colui che guarda da senso all’opera: dalla relazione tra ciò che vede e ciò che questo gli provoca si attua quell’esperienza di perdita che in realtà permette di conoscersi. Allora se l’opera viene vitalizzata da colui che guarda, allo stesso modo il visitatore guardando vive un’esperienza di identificazione visionaria che in un modo o nell’altro può trasformarlo e cambiarlo.

Queste foto cercano di raccontare tutto questo su un piano metaforico e simbolico e in un linguaggio estetico il più vicino possibile all’esperienza vissuta.

 

Officine Fotografiche Roma- via G. Libetta, 1- 00154 Roma

08-19 aprile 2019 spazio aule

orario visite: lunedì-venerdì 10.00/13,30 – 14,30/19,00

 

 

 

 

 

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Manifestazione all’Aquila di Stefano Marcovaldi

Il 6 aprile sono dieci anni che è avvenuto il terremoto all’Aquila.

Già dal 2010 e per alcuni anni a seguire ho iniziato a fotografare all’interno della Zona Rossa, con tanto di permessi e scortato da vigili del fuoco e soldati, attenendomi a delle severe regole di spostamento. Ho così potuto effettuare molteplici scatti. 

Il 20 Novembre 2010 in occasione di una grande marcia per le strade dell’Aquila sono andato per effettuare una copertura mediatica per conto sia degli organizzatori della manifestazione che per “Shot4change” un collettivo di fotoreporter che gratuitamente mette a disposizione la propria opera a chi non può pagare tali servizi di reportage.

Per questa occasione ho scelto alcune foto, alcune molto commoventi ed altre dove gli aquilani manifestavano in maniera forte contro le istituzioni.

 

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“Rosso libera tutti”

di Monica Ferzi, socia del circolo PhotoUp ed attrice in scena

Fotografie di Emanuele Marzi

Organizzata dall’Associazione Culturale Bolero, per la direzione artistica di Patrizia Masi, a Roma si alza il sipario sulla Grand Parade del Rosso d’autore.

ROSSO LIBERA TUTTI, che ha per Padri nobili Goethe, Kandinskij, Steiner, Rothko, e Lorca. Il Duende sarà il sacro Dàimon con cui gli Artisti saranno chiamati a lottare per la creazione dell’Opera. Una Grand Parade delle attrazioni, dei cortocircuiti, dei ribaltamenti, degli spalancamenti, delle evocazioni, delle ebbrezze, delle ubriacature; degli spari al cuore, dei colpi di fulmine e dei colpi di scena. Un Rosso che squarcia l’oscurità e l’oscurantismo.

locandina

L’arte è terremoto dell’anima, territorio libero di sperimentazione, intorno a cui ruotano realtà differenti. Una commistione di arte, musica, danza, teatro, cinema, scrittura.
Da questo pout-pourri nasce la visione, l’opera, la trasmigrazione. Un’esplosione di suggestioni: suoni, colori, sensazioni, performance dal vivo. Un nuovo viaggio là dove abitano il fuoco, le parole, il cielo, l’allodola e il pettirosso.

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Foto di Emanuele Marzi

Qual è il fil rouge della Rassegna, dove ci conduce? Al Rosso, colore degli estremi! Rosso, come il sangue, la vita che scorre. Denso, carnale, sensuale. Rosso passione, rosso promessa d’amore, rosso peccato, rosso rivoluzione, rosso violenza, rosso pericolo, rosso avventura, rosso sigillo dell’Arte.Ogni tappa della Parade è preludio della seguente e va a comporre un originale mosaico di eventi, ognuno con la propria anima. Il percorso corre verso il dialogo e la scoperta di alfabeti e linguaggi differenti per un’alzata di polvere rossa collettiva. Tutto confluisce in un ampio delta, navigato dalla Poesia e dalla Musica, dove la Bellezza dà scandalo di sé.

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Foto di Emanuele Marzi

Di scena per lo sparo iniziale il Recital flamenco “ALLA VITA”, con la Regia di Patrizia Masi.

Interpreti dell’Evento la Compagnia Bolero con Maddalena Fierro, Antonia Petrangeli, Antonella Cappucci, Monica Ferzi, Erika Ledonne, accompagnate dal grande chitarrista e compositore Riccardo Ascani.

Teatro Anfitrione – Via San Saba 24 Roma 3 – 4 aprile ore 21  5 aprile ore 20,30 con Reina Lopez (Baile Flamenco), Roberto Ippoliti (IIChitarra), Attilio Celona (Percussioni)

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Foto di Emanuele Marzi

 

La mostra “MAAM: il museo abitato” – di Angela Maria Russo

Mondi paralleli di Angela Maria Russo

Presso  la Biblioteca Comunale G. Marconi una nuova mostra del gruppo romano PHOTOUP, questa volta dedicata al MAAM il Museo Abitato.

Una mostra molto interessante, non ero mai riuscita a visitare il MAAM e quindi per me è stata l’occasione per poter conoscere questo luogo attraverso gli scatti dei bravissimi fotografi. Per aprire la mostra è stata scelta una foto che raffigura un esercito, dipinto dall’artista Stefania Fabrizi, che sembra stia lì a controllare e difendere il luogo da influenze negative, pregiudizi e “benpensanti” stereotipati e giudicanti.

Antonella Simonelli
Antonella Simonelli

Dalle foto in esposizione emerge la realtà di questo luogo che, da desolato sito dell’abbandono, è diventato luogo di incontro e di condivisione di esperienze.

Maurizio De Angelis
Maurizio De Angelis

L’edificio è abitato da numerose famiglie che vivono come possono in questa struttura resa magica dai mille artisti che da qui sono passati, si sono fermati e sono ripartiti lasciando agli abitanti il loro messaggio.

Troviamo animali, persone e personaggi che si muovono in una specie di danza. Bambini che attraversano tranquilli, in bicicletta, le stanze piene di graffiti. Raggi di sole che catturano momenti sereni e creano così atmosfere meditative e sognanti. Costellazioni dipinte su cieli blu che raccontano il mondo e il suo divenire facendo sperare in un futuro più rassicurante e gioioso.

Occhi magnetici di gatti, spiritelli indomiti come solo i gatti sanno essere, che sembrano controllare e difendere sia i volti dipinti che quelli reali dei bambini e degli adulti che insieme a loro vivono.

Giochi di bimbi insieme a scarpe per tutti i giorni e a scarpe rosse che denunciano violenze e sottomissioni.

Michela Poggipollini
Michela Poggipollini

Stanze e cortili, che ricordano le scatole cinesi, con una sorpresa in ognuna di esse. Colori e forme dappertutto, segni appena accennati, altri invece decisi. Colori accesi e sfolgoranti che ricordano il fuoco, la sua luce e il suo calore. Bianco e nero, che rendono il segno freddo e determinato. Panni stesi colorati che diventano, a loro volta, opere d’arte nel momento che vengono catturati e resi eterni dall’obiettivo.

Aldo Carumani
Aldo Carumani

Stanze decorate con favole per bambini che, come tutti i bambini del mondo, cercano storie. Una “Pietà” abbandonata che fa pensare alle tragedie del mondo. Una porta che per sottolineare il suo ruolo lo ricorda con la scritta “casa” dando così dignità ai suoi abitanti dei quali ritroviamo la vita che scorre nei panni stesi appena fuori di quella porta.

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Alessandra Catenacci

E una bacinella azzurra come il mare piena di panni da lavare e di ricordi.

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Maria Rosaria Marino

Per finire sopra ad un tavolo occupato da giochi di bimbi, dietro la finestra le nuvole bianche e morbide, che sembrano uscite da un quadro di Magritte, abbelliscono la foto, creando un sogno e una speranza. Nel vetro un piccolo foro e forse da lì si potrebbe tenere il filo di un coloratissimo aquilone che volerebbe libero. Così come sognano di volare liberi i personaggi, abitanti fissi oppure di passaggio, di questa complicata struttura, piena di mondi paralleli che per una sorta di alchimia si sono incontrati, dimostrando così che un’altra via è possibile.

 

Persone in ambienti astratti di Michela Poggipollini

Nella mia  prima presentazione su questo Magazine: “Marine Nordiche”,  riprese nel Nord Europa, i soggetti delle mie foto erano le persone, prese da lontano e quindi piccole o piccolissime, che camminavano su e giù sulle spiagge impossibilitati a sedersi per via delle maree.

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In questa nuova raccolta di foto, selezionate tra immagini che nel tempo ho scattato a Roma o nei miei viaggi, sono tornata a scegliere  come soggetti persone riprese da lontano, non più inserite in ambienti naturali bensì in luoghi astratti, irriconoscibili e quasi enigmatici.

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Queste architetture hanno forme particolari: angoli a gomito o che si spezzano creando triangolazioni, raggiere che si dipartono da punti invisibili e che si incrociano tra loro, muri trasparenti o a squame, curve  semplici o contorte come serpenti.

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Anche i colori si susseguono gradualmente partendo da un azzurro intenso, per passare al verde con l’azzurro ed arrivare attraverso cenni di rosso ad un rosso pieno che si spegne nel bianco.

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In questo contesto le persone, sia che siano concentrate  a far qualcosa,  vaghino senza meta o in trasparenza salgano le scale, sollecitano comunque la nostra attenzione.

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