Fotoit ottobre: Cristina Garzone – Pozzi cantanti

di Paola Bordoni

Fotografare il suono. Chi di noi non l’ha mai pensato? Come rendere attraverso un’immagine bidimensionale le ricchezze, le varietà, le vibrazioni del suono? In assenza di colori ed in gamma articolata di grigi, il suono è il protagonista dello scatto di Cristina Garzone; a mettersi in ascolto lo si sente sgorgare dall’acqua, raggiungere le pareti di roccia e danzare nelle gole degli uomini; il suono muove dal pozzo in un segreto accordo euritmico con il canto umano. L’incanto e la sonorità della natura, come energia naturale grezza, accompagna il fenomeno antichissimo del canto di lavoro, dando ritmo e sincronismo alla dura fatica. Nell’immagine contribuiscono a rafforzare l’armonia la forma circolare del pozzo ed i rotondi recipienti  insieme all’asse centrale delle figure umane.

 

Fotoit settembre: Leggere di fotografia – Walter Guadagnini : Fotografia, quaderni d’arte e comunicazione

di Paola Bordoni

E’ il testo che tutti avremmo voluto trovare agli inizi del nostro percorso di conoscenza fotografica quando occorreva una guida che tracciasse il cammino per l’acquisizione degli strumenti metodologici, critici e tecnici della comunicazione visiva. La scrittura semplice e rapida ci conduce all’analisi dell’evoluzione e del cambiamento della fotografia e dei suoi linguaggi, separando il complesso percorso in tre parti: storico, tecnico e lettura di immagini con 25 schede dedicate, secondo la logica della interdisciplinarietà, a rappresentare la complessa storia e la multiforme natura della fotografia.

Fotoit settembre: Pierluigi Rizzato – Hunting in the rain

di Paola Bordoni

A volte una singola immagine, un veloce scatto, può contenere in sé un lungo racconto e, pur rimanendo entro i confini del “visibile”, trasporta l’osservatore al di là  del reale, mettendo in azione dei meccanismi di memoria e di emozioni che vanno oltre ciò che effettivamente si osserva. La storia raccontata da questa immagine del talentuoso fotografo non è solo quella spettacolare della natura che esiste ancora nel copione che noi umani abbiamo assegnato agli animali, con la celebrazione della meraviglia della natura selvaggia, ma anche quella del richiamo spaventoso e drammatico alle nostre paure istintive ed ataviche, del nostro sgomento di fronte ai pericoli della vita, della dura lotta per la sopravvivenza, del riconoscersi sia nella preda che nel predatore. La forza espressiva di questa immagine deriva quindi, oltre che dal sapiente uso della macchina fotografica e dai soggetti rappresentanti, anche e soprattutto dalle proiezioni ancestrali e personali che genera nella mente dell’osservatore.

Fotoit settembre: Leggere di fotografia – Walter Guadagnini “Una storia della fotografia dal XX al XXI secolo”

 

di Paola Bordoni

Un buon libro, per essere definito tale, deve soddisfare numerose nostre esigenze: deve essere testo di riferimento nel quale cercare quella particolare immagine che non ricordiamo; deve soddisfare il nostro gusto di leggere ed apprendere il suo contenuto; deve diventare parte di una nostra personale raccolta di testi, e tanti altri usi; in tutto questo il volume di Guadagnini è un ottimo libro. Ma la sua qualità maggiore è soprattutto quella di essere un saggio scritto come una densa narrazione dove la storia della fotografia diviene un insieme di storie perché, come scrive l’autore “la fotografia vive all’interno di un più articolato sistema di relazioni, non è solamente una forma d’arte, è una pratica”. Suddiviso per blocchi cronologici, esamina le multiple identità della fotografia ed i loro rapporti con il contesto sociale, politico, economico e non da ultimo quello dell’innovazione tecnica, percorrendo gli anni che vanno dagli ultimi decenni del XX secolo fino ai nostri giorni.

Una storia della fotografia del XX e del XXI secolo (1)

On the road con John Margolies

di Paola Bordoni

Dalla metà degli anni Settanta ai primi decenni del Duemila John Margolies (1940-2016) uno dei più grandi fotografi narratori, ha ritratto  l’America della provincia affacciata sulle strade, piena di insegne kitsch, in un lungo viaggio on the road, con soste lungo i luoghi del divertimento americano, attraverso i celebri cartelloni pubblicitari,  le tipiche stazioni di benzina nel deserto e le lunghissime strade. Illustrò con le sue immagini, divenute poi icone utilizzate anche nel cinema e nella letteratura, l’America dei motel, dei drive in, un’America provinciale ma, nella quale, la classe media  cominciava a conoscere il benessere

Nel tempo Margolies creò un archivio di più di 11.000 fotografie a colori; dal 2007 vennero acquistate in momenti successivi dalla Library of Congress, la biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, che le ha infine digitalizzate e rese disponibili al pubblico, con la possibilità di scaricarle ad alta risoluzione.

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Oltre a essere apprezzato fotografo fu anche autore e docente di architettura e design americano.  Ha pubblicato numerosi volumi di fotografie tra cui “End of the Road: Vanishing Highway Architecture in America”, “Pump and Circumstance: Glory Days of the Gas Station”, “Home Away From Home: Motels in America” e “Fun Along The Road”.

Sources: www.ilpost.it

The Kennel Club 2018

di Paola Bordoni

Dieci immagini vincenti su quasi 10.000 scatti,  provenienti da tutto il mondo, sono state selezionate anche quest’anno dal Kennel Club del Regno Unito, associazione dedicata alla promozione ed alla protezione della salute e benessere dei cani.  Il contest “The dog Photographer of the year”era suddiviso in dieci categorie, dai ritratti di cani, ai cani di soccorso ed ai cuccioli.

 

Rachele Z Cecchini

 

leslie-plesser

 

Leslie Plesser

 

Klaus Dyba

 

Richard Lane

 

ian-squire

 

2nd Place Young Pup
10 years of age

Sources: https://www.thekennelclub.org.uk/

 

 

Funzilla 2018 – Roma Photozine Festival

di Paola Bordoni

A Roma arriva a settembre, per tre giorni,  il festival dedicato alle fanzine fotografiche, con partecipazione libera e gratuita. L’appuntamento annuale è dedicato all’incontro tra gli autoproduttori di fanzine fotografiche e i loro appassionati.

Una fanzine è una pubblicazione non professionale prodotta da appassionati per il piacere di condividere con altri il proprio interesse.

Caratteristica del festival è la partecipazione di fotografi che hanno intrapreso la strada dell’autoproduzione, diventando editori di se stessi e dando spazio ad un nuovo linguaggio fotografico fatto di creatività e sperimentazione con books di formati diversi, con inserti con carte varie, fustellature, collage, packaging con materiali particolari, flip books e serigrafie.

E’ possibile partecipare inviando le proprie zine entro il 7 settembre:

Funzilla 2018
Rome Photozine Festival 

21 — 23 settembre 2018 Villa de Sanctis | via dei Gordiani, Roma
Sources:

funzillafest.com

www.frizzifrizzi.it

Fotoit – giugno: Animali e Fotografia – prima parte

di Paola Bordoni

Eppure è una relazione che dura da più di 200.000 anni, dalla comparsa dell’homo sapiens, ma il rapporto tra uomo ed animali è, da sempre, conflittuale ed intrecciato in modo simbiotico in un legame di convivenza/dipendenza. Fin dall’inizio l’essere umano si è collocato all’apice del processo evolutivo, ritenendosi “dominante” sull’animale che è stato cacciato, sacrificato, amato, utilizzato come forza da lavoro, temuto, trasformato in merce, posseduto, usato per divertimento e spettacolo, coccolato e mangiato.

Gli animali sono stati gli iniziali protagonisti delle prime rappresentazioni visive dell’uomo, come testimoniano le policrome pitture rupestri della grotta di Chauvet, di Altamira, della indonesiana isola di Sulawesi, avvertendo il genere umano la necessità di raffigurare “il primo cerchio della natura intorno a lui” (2)  per il suo forte significato simbolico ed ancestrale. Per una singolare coincidenza, la nascita della fotografia è coeva alla comparsa della teoria darwiniana che provocò grande interesse ma anche feroci critiche poiché sconvolse la prevalente teoria del creazionismo, che ancora oggi sostiene la creazione da parte di Dio di tutte le specie viventi ma solo dell’uomo ad immagine e somiglianza divina. Dallo studio darwiniano occorreranno circa due secoli per arrivare alle recenti scoperte genetiche che indicano come le differenze tra primati umani e quelli non umani siano dovute più a riarrangiamenti genomici che non a singoli cambiamenti del DNA, essendo questo, approssimativamente, identico al 98 per cento tra le due specie.                                                          1 Barboncino Imperatrice Eugenia A.A. Disdéri 1850

Le prime rappresentazioni fotografiche degli animali sono proprio legate, in gran parte, alla nuova visione darwiniana del rapporto tra specie, dove viene data voce all’alterità dell’animale riproducendoli però in pose statiche ed in modo antropomorfo, dove è manifesto il rapporto affettivo e psicologico: il ritratto dell’amato barboncino dell’imperatrice Eugenia, moglie di Napoleone III, fotografia scattata nel 1850 da André Adolphe Disdéri, l’immagine di Giacomo Caneva della giovane donna che cinge in 2 Gatto rosso Alessandro pavia 1884grembo, come un figlio, un agnellino ed il gatto rosso di Alessandro Pavia, fotografato con la stessa compostezza e fierezza dei suoi famosi ritratti dei Mille garibaldini.

Le difficoltà, le limitazioni tecniche ed i lunghi tempi di esposizione  impedirono per molti anni la ripresa in ambienti naturali; le prime immagini di bestie feroci furono quelle in cattività, chiusi in gabbia ed in recinti ma la prevalenza delle immagini era di animali addomesticati e di uso contadino. Sono degli anni ottanta dell’Ottocento i primi studi sulla fotografia in movimento con le volpi di Ottomar Anschütz e con il più famoso cavallo di Eadweard Muybridge.

3 Volpi di Ottomar Anschutz 18884 G. Shiraz National Geographic 1906

 

 

 

 

 

Nel 1906 il National Geographic pubblicò per la prima volta una sequenza di immagini di animali fotografati nel loro ambiente, riprese da George Shirah, considerato tra i fondatori della grande tradizione della rappresentazione della fauna nel suo habitat. Nei decenni successivi la fotografia naturalistica ha prevalso, su altre riproduzioni, come forma documentaristica producendo un’infinità di immagini di animali con finalità di conoscenza della fauna contestualizzata nel proprio ambiente naturale.
6 La cattura del rapace F. Patellani Eritrea 1935

Nel periodo compreso tra le due guerre la rappresentazione degli animali fu fortemente condizionata dalle ideologie totalitarie presenti in Europa che sfruttarono pienamente le possibilità offerte dai nuovi strumenti di comunicazione di massa come la radio, il cinema e la fotografia. Le immagini dovevano risultare documento di inconfutabile realtà, caratterizzate da grandiosa magnificenza; ecco quindi apparire negli scatti ufficiali aquile, rapaci, leoni e tigri. In Italia la rappresentazione visiva propagandistica dell’operosità e prosperità del paese fu affidata al mondo contadino, dove la stretta relazione con la natura si svolgeva nel lavoro quotidiano con l’ausilio degli utili e preziosi animali.

7 La battaglia del grano Fazioli Ernesto1935

Ma accanto alla fotografia ufficiale ed ideologizzata, ci fu una fotografia più privata ed intensa dove, talvolta, successe qualcosa di imprevisto e non codificato: un dialogo, un’interazione tra l’uomo e “l’altro”, un rapporto di coessenzialità che in alcune immagini sembra anticipare quello che diventerà il famoso manifesto animalista “gli animali sono qui con noi e non per noi”.

5 Cane Isonzo trovato a Gorizia 1916

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9 Sicilia F.Patellani 1952Per l’Italia bisognerà poi aspettare gli anni 60, quelli del boom economico, per ritrovare la presenza, come soggetti, degli animali nelle immagini, perché il movimento neorealista, impegnato nella ricerca della rappresentazione della realtà oggettiva del Paese, li trascurò utilizzandoli solo come sfondo o comparse del drammatico scenario postbellico.

Bibliografia:

1) Associazione per la Fotografia Storica – Animali in posa in un secolo di fotografia

2) John Berger – Perché guardiamo gli animali – il Saggiatore

3) Richard Dawkins – Il più grande spettacolo della terra – Mondadori

4) Charles Darwin – L’origine della specie –  1859 

5) Charles Darwin – L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli altri animali – 1872

6) Dario Fo – Ma siamo scimmie da parte di padre o di madre? – Ebook

Fotoit – maggio: Marpessa di Ferdinando Scianna

 

di  Paola  Bordoni

Nel 1982 Ferdinando Scianna, su indicazione di Henri Cartier Bresson, presentò la sua candidatura all’agenzia internazionale Magnum Photos divenendone, primo fotografo italiano, membro effettivo nel 1989; aveva già pubblicato “Le feste religiose in Sicilia”, libro che suscitò, per dirla con il coautore Leonardo Sciascia, “accese polemiche e scontrosi silenzi” e “Les Siciliens”, racconto per immagini strettamente legato alla cultura ed alla memoria identitaria della sua terra. Ritornato a Milano, dopo il periodo parigino, e lasciato l’impegno con il settimanale l’Europeo realizzò lunghi reportage sociali come “Kami” sui minatori nelle Ande boliviane e, in singolare contemporanea, la prima campagna pubblicitaria di moda per due giovani stilisti emergenti con protagonista la modella olandese Marpessa Hennick, già molto famosa.

…Mi hanno telefonato questi due tipi che io neanche sapevo chi fossero “ io sono Domenico Dolce, insieme ad un mio amico Gabbana, siamo due stilisti e abbiamo cominciato da poco: facciamo una moda ispirata alla Sicilia ed abbiamo visto delle foto che ci hanno detto che sono sue. Vorremmo proporle di fare un catalogo di moda perché vorremmo farle con un fotografo che non è un fotografo di moda.” Io avevo il sospetto che non fossero mie queste foto…ed in effetti ho saputo anni dopo, che non erano mie…Loro sono venuti a casa mia ed io gli ho mostrato i miei libri e gli ho detto io faccio questo, non ho mai fatto altro….Ad un certo punto Stefano Gabbana ha detto una frase che stava per cambiarmi la vita ”Guardi è proprio quello che volevamo: il nostro look con il suo feeling”.

Suscitò molto clamore e scandalo la decisione di Scianna impegnato nel sociale, tanto più appartenente alla famosissima Agenzia Magnum, di dedicarsi anche alla fotografia di moda che aveva sempre riflesso il volto mutevole dei valori culturali della società ma era ancora lontana dal rivelarsi anche coscienza etica dalle molteplici sfumature, veicolante idee e nuove suggestioni politiche e sociali.

...Ho fatto una cosa scandalosa, pare, che adesso non lo sarebbe più, ma che allora fu vista come scandalosa e provocò grandissime discussioni perché c’erano le mie foto classiche, più Magnum di così…impegno sociale, fotografia sociale, ma accanto a quelle ho portato le mie fotografie di moda…un cane in chiesa…c’era molta gente scandalizzata.

Con il suo “moda-reportage” Scianna destabilizzò la rappresentazione visiva e formale del mondo pubblicitario, diviso tra esigenze commerciali e creatività. Suo punto di riferimento fu l’approccio rivoluzionario alla fotografia di moda di Frank Horvat con l’accostamento delle modelle alla vita quotidiana della gente comune nei luoghi pubblici, distanziandosi dalla produzione di immagini di moda più convenzionale e patinata.

Contravvenendo all’insegnamento bressoniano “mai mettere in posa il mondo” Scianna dispose la modella negli stessi luoghi e nelle stesse semplici e dense atmosfere della sua Sicilia che già aveva fotografato. Il risultato fu un racconto suggestivo e cifrato dove il mondo abbacinato dal sole e dalle ombre della sua memoria si snoda tra realtà e finzione, con un linguaggio aspro che rivela donne vestite di nero, antichi mestieri, tradizioni di immutabile ed ontologica sicilianità.

…perché nella mia etica ed estetica di fotografo era legge il rifiuto della messa in scena, della finzione, di qualsiasi intervento nello svolgersi della vita davanti a me che non fosse il solo mutamento del punto di vista mediante una silenziosa, quasi invisibile danza nello spazio, interrotta a tratti dalla scelta fulminea dell’istante, dello scatto, ad immobilizzare un frammento di tempo, forse di vita, contestualmente uccisa e salvata nelle forme che la esprimono. Adesso, invece, ero lì, a dirigere, a chiedere a Marpessa di muoversi in un certo spazio, a cercare relazioni con le persone…Trasgredivo al mio tabù fondamentale, cioè che io intervenivo nel mondo…

Tra le immagini del servizio di moda, realizzato con un budget ristrettissimo, vi è quella di un piccolo gruppo di quattro donne che, chiacchierando, prendono l’ultimo sole, appoggiate ad un muro. Scianna chiese a Marpessa di inserirsi nel gruppo.

… Il suo imbarazzo le fece mettere i piedi nella posizione di una ragazzina rimproverata…..questa cosa è quello che Barthes chiama il punctum, quello che senza che la gente se ne renda conto rende questa fotografia ambigua, sul crinale tra la verità e la finzione, che poi è stata la caratteristica della migliore foto di moda che io ho fatto…

La realtà quindi davanti all’intrusione del fotografo si “riorganizzava” imprevedibilmente in un nuovo paradigma, in un nuovo scenario , diviso tra verità e finzione. L’alta, sottile modella dagli occhi verdi e  di origini olandesi e surinamesi appoggiata, insieme alle piccole donne scure, al muro caldo di sole siciliano conciliò in un’unica miscela l’istante reale e l’istante fotografato.

Bibliografia                                                                              

Contrasto – Fotografia italiana  Giart 2009- Ferdinando Scianna

“Marpessa, un racconto”- Ferdinando Scianna, Leonardo, Milano 1993

Repubblica – Fotocrazia – Michele Smargiassi – 22.02.2012

www.maledettifotografi.it Intervista a Ferdinando Scianna

Conversazione tra Ferdinando Scianna ed Angela Madesani 1998

Fotoit marzo – L’ultimo balletto di Massimo Plessi

L'ultimo balletto - Massimo Plessi

di Paola Bordoni

Con una suggestione semplice ed immediata l’immagine si snoda in un gioco di contrasti e di armonie: c’è il fermo immagine che comunica la magia dell’agile movimento, c’è l’aggregazione di un dialogo emotivo e confidenziale tra figure ritratte ed immerse in uno spazio sconosciuto e dilatato, c’è la prodigiosa intensità delle tensioni muscolari che si libera nell’armonia piena e flessuosa dei corpi, c’è la luce che filtra dal buio ed irrompe condensata al centro dell’immagine per riflettersi nei singoli volti delle giovani ragazze, c’è l’esercizio di paziente e silenziosa attesa del fotografo e la fugacità dell’attimo impresso. Nell’immagine a fare da aggregante, oltre al rigoroso bianco e nero, ci sono i piccoli cristalli lucenti che circondano le gambe e le braccia delle atlete trasformando il movimento in un abbraccio corale.