Paolo Pellegrin. Un’antologia

di Antonella Simonelli

Dal 7 novembre 2018 è possibile visitare al Maxxi di Roma la mostra “Un’antologia” di Paolo Pellegrin.

Si tratta di oltre 150 scatti che ci introducono all’interno del percorso creativo che ha animato la ricerca del grande fotografo. Un percorso lungo due anni attraverso il quale possiamo ripercorrere il lavoro di Pellegrin che fonde documentazione e arte.

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Paolo Pellegrin è stato vincitore di ben 10 edizioni del World Press Photo Awards e dal 2005 è membro permanente dell’agenzia Magnum.

Contestualmente a questa mostra il Maxxi ha richiesto al fotografo di realizzare un lavoro dedicato all’Aquila e alla sua ricostruzione.

Un allestimento sofisticato che passa dal buio alla luce in un percorso che per Pellegrin è la metafora stessa delle manifestazioni più estreme dell’essere umano.

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Da un antro oscuro in penombra corredato dall’immagine e dal suono del mare si entra in uno spazio completamente buio dove sono esposte foto di Gaza e Guantànamo, impressionanti le gigantografie dei tre prigionieri dell’Isis in attesa di essere processati, e poi ancora la battaglia di Mosul, la madre di tutti i conflitti. Gaza, Beirut, El Paso, Tokyo, la guerra, i suoi danni ma anche la bellezza dell’umanità nelle sue espressioni più profonde.

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In fondo alla galleria troviamo gigantografie di ritratti, “ghost” come li definisce lo stesso Pellegrin, che fanno da tramite per il passaggio ad un ambiente completamente bianco e luminoso dove troviamo foto come quelle dei ghiacci dell’Antartide o come la spiritualità di una delle foto più rappresentative dell’umanità di Pellegrin: i giovani palestinesi che fanno il bagno nel Mar Morto.

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Queste due parti della mostra sono unite tra loro da un corridoio dove troviamo una quantità immensa del materiale con cui Pellegrin lavora (disegni, taccuini, fotografie, appunti, portfoli….) che ci introduce e ci spiega il processo creativo e la ricerca con cui Pellegrin lavora. Ne viene fuori quella che per lui è l’essenza della fotografia, una vera e propria lingua fatta di regole e di istinto dove il soggetto “l’essere umano” è in stretto contatto con i luoghi e gli avvenimenti.

Quello che resta di questa mostra antologica di Paolo Pellegrin è che “il reportage” come afferma Celant, curatore della mostra ”non è un’operazione accelerata e veloce, distaccata e fredda, ma come per Walker Evans e Lee Friedlander, è una manifestazione dell’interpretazione personale, che si alimenta di estetica e di espressività, di angoscia di sofferenza…………Le sue fotografie sono frammenti di una scrittura per immagini e riflettono un tempo storico………..ma esse diventano anche una storia privata di Pellegrin che sente la necessità di condividere, con la sua presenza e la sua testimonianza la responsabilità della nostra cultura verso questi eventi drammatici.”

 

7 novembre 2018 -10 marzo 2019

Maxxi- Via Guido Reni 44, Roma

 

Gam di Torino ed Instagram

segnalato da Anna Fadda

La Galleria d’arte moderna e contemporanea (GAM), in occasione della mostra Suggestioni d’Italia. Dal Neorealismo al Duemila. Lo sguardo di 14 fotografi, in programma a Torino dal 19 luglio al 23 settembre, propone il GAM Photo Project, che coinvolgerà la popolazione social attraverso Instagram.

GAMPhotoProject , attraverso la piattaforma Instagram, propone alla community un viaggio attraverso il paesaggio italiano per un racconto corale per immagini della nostra realtà. Il contest è aperto a tutti gli appassionati che sono invitati a fotografare, secondo il proprio punto di vista,  sia gli ambienti urbani, sia le piccole località italiane abitate o semideserte.

Una giuria di esperti visionerà le fotografie pubblicate su Instagram con l’hashtag #GAMPhotoProject e le migliori verranno inserite sul canale ufficiale Instagram della GAM e, successivamente, stampate da Nikon, per la realizzazione di un’installazione negli spazi del Dipartimento Educazione del Museo.

Sources: http://www.gamtorino.it/it

Funzilla 2018 – Roma Photozine Festival

di Paola Bordoni

A Roma arriva a settembre, per tre giorni,  il festival dedicato alle fanzine fotografiche, con partecipazione libera e gratuita. L’appuntamento annuale è dedicato all’incontro tra gli autoproduttori di fanzine fotografiche e i loro appassionati.

Una fanzine è una pubblicazione non professionale prodotta da appassionati per il piacere di condividere con altri il proprio interesse.

Caratteristica del festival è la partecipazione di fotografi che hanno intrapreso la strada dell’autoproduzione, diventando editori di se stessi e dando spazio ad un nuovo linguaggio fotografico fatto di creatività e sperimentazione con books di formati diversi, con inserti con carte varie, fustellature, collage, packaging con materiali particolari, flip books e serigrafie.

E’ possibile partecipare inviando le proprie zine entro il 7 settembre:

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Rome Photozine Festival 

21 — 23 settembre 2018 Villa de Sanctis | via dei Gordiani, Roma
Sources:

funzillafest.com

www.frizzifrizzi.it

When Will It Be Tomorrow di Sylvia Plachy

di Antonella Simonelli

 Il 22 giugno si è inaugurata presso il Museo di Roma in Trastevere la mostra retrospettiva “When Will It Be Tomorrow “della fotografa americana di origini ungheresi Sylvia Plachy e vi rimarrà fino al 2 settembre. La mostra è curata da Gabriella Csizek e fa parte di Fotoleggendo il festival della fotografia di Roma che quest’anno è alla sua quattordicesima edizione.

“Quando sarà domani? Era quello che chiedevo ogni notte prima che mia madre mi baciasse e spegnesse la luce. Non c’era risposta, solo una bambina, una brezza che passava attraverso una finestra aperta e il cielo celeste.”

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Proprio da queste parole prende l’avvio la mostra di Sylvia Plachy, un excursus di circa centoventi stampe, sessant’anni del suo lavoro dal 1958 al 2018.

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Il suo modo di fotografare è una “ribellione contro la tirannia della progressione del tempo”, esiste solo l’incanto del legame che si crea tra la fotografa e ciò che vede. Nelle sue foto non c’è sguardo, non c’è posa, non c’è composizione programmata. Il soggetto non si accorge dello scatto, ne lo scatto è pura e semplice registrazione del visibile, non è neanche l’esperienza dell’autrice, ma piuttosto la magica connessione tra la fotografa ed il suo oggetto.

La sua fotografia esprime una verità immediata, che precede il momento in cui l’elaborazione cosciente ne coglie il significato.

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E’ proprio questo che caratterizza le sue immagini e le pone al di fuori del tempo. Immagini che producono calore, immediatezza, fascino, profondamente sovversive per la razionalità del nostro tempo. Quindi il suo stile non si preoccupa della tecnica, l’errore a volte diventa il suo tratto distintivo. Quando scatta cerca di far sparire tutto ciò che la circonda, perfino se stessa. Non ama riflettere sulla fotografia o spiegare le sue immagini “preferisco odorarle e comprenderle con l’istinto”

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André Kertész amico e mentore di Sylvia Plachy, riguardo alla sua fotografia ha detto: “Non ho mai visto il momento percepito e intrappolato nella pellicola con maggiore intimità e umanità.”

La mostra promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale-Sovraintendenza Capitolina ai Beni Culturali è prodotta da Robert Capa Contemporary Photography Center, Budapest, Ungheria, con il supporto dell’Accademia di Ungheria in Roma. A cura di Gabriella Csizek. Servizi museali di Zètema Progetto Cultura.

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Museo di Roma in Trastevere, Piazza S. Egidio 1/b Roma

23 giugno – 2 settembre 2018

source: www.arte.it

Manifestazione del Biafra a Roma di Stefano Marcovaldi

di Stefano Marcovaldi

Mercoledì 30 Maggio a piazza del Popolo si è tenuta una manifestazione di uomini e donne dell’etnia IGBO per chiedere l’indipendenza del Biafra dalla Nigeria. 

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Tra il 1967 ed il 1970 ebbe luogo la guerra civile nigeriana, la guerra del Biafra. 

La guerra causò una drammatica crisi che portò alla fame intere popolazioni. 

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La secessione della Repubblica del Biafra venne dichiarata il 30 Maggio del 1967 e da questa data si sono proseguite azioni militari e repressione – sostengono i dimostranti Igbo – nei loro confronti. 

1490La manifestazione romana ha l’intento di chiedere alle Nazioni Unite, alla comunità Europea, e all’unione Africana che cessino gli attacchi militari nei loro confronti ed a raggiungere una nuova indipendenza.

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Norway Texas di Gianni Galassi

di Antonella Simonelli

Il 27 febbraio , presso il Leica Store di Piazza di Spagna a Roma, si è inaugurata la mostra Norway Texas del fotografo Gianni Galassi.

La prima curiosità era capire che rapporto ci potesse essere tra la Norvegia e il Texas. Galassi lo spiega “ Ho visitato luoghi a me sconosciuti eppure carichi di atmosfera che il cinema ha reso a tutti familiari. La stessa evocata dalle scenografie del capolavoro di Wim Wenders, Paris Texas….”

Il lavoro esposto in mostra nasce da un viaggio in Norvegia, a bordo del postale che collega Bergen al confine russo.

Si potrebbe pensare che Galassi fosse alla ricerca della natura incontaminata, ma è lo stesso fotografo a spiegare , che non è interessato a questo ma al contaminato. In quei luoghi delle più remote località della costa artica Galassi ha ritrovato il DNA dell’architettura del profondo mid west americano.

Quei luoghi lo colpiscono perché sono una specie di sfida alla sopravvivenza che l’uomo lancia alla natura. Durante la serata inaugurale il fotografo ha raccontato come, trovandosi difronte alla luce perenne , diversa da quella che è protagonista delle sue opere precedenti , si è adattato alle circostanze e ne ha prodotto un progetto che non si allontana però dall’attenzione concettuale che lo riguarda.

Galassi fotografa strade, edifici spazi vuoti dove la presenza umana è evidente ma mai esplicita, qualche volta un veicolo o una finestra illuminata ci parlano di un paesaggio urbanizzato che a prima vista potrebbe sembrare abbandonato.

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Ancora una volta il centro concettuale della sua ricerca, pur se con uno stile molto diverso dai suoi lavori precedenti (l’uso del colore per esempio rispetto al bianco e nero , lenti diverse etc…), rimangono la forma geometrica, le linee ed i rapporti che li legano.

Galassi durante la serata non si è sottratto neanche alle curiosità tecniche dei presenti : obiettivi usati, modalità di scatto, uso della luce, post produzione etc….

Edifici, architettura, luoghi umani senza uomini, in un angolo di mondo che inaspettatamente e paradossalmente ne ricorda un altro così distante da tutti i punti di vista: Norvegia e Texas.

Da tutto questo Galassi mette insieme un corpo ricco e coerente di immagini e ne nasce anche un libro molto ben fatto dal design sottile, di medie dimensioni ma che da un enorme spazio alle immagini.

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Dal 27 febbraio alla Laica Store -Roma

Via dei Due Macelli, 57 – 00187 Roma

Gas – O – Metro

Anteprima della mostra sul quartiere Ostiense di Roma del circolo PhotoUp

Testo di Erica Cremenich

 

Gli scatti di questa mostra fotografica nascono passeggiando in lungo e in largo per il quartiere Ostiense, unico nel suo genere, sovrastato dal suo Gasometro rappresentativo, quasi a comandarlo e a sorvegliarlo, allo stesso tempo. Un’imponenza questa che ritroviamo anche nella monumentale Piramide Cestia e nell’eccezionale Basilica papale di San Paolo fuori le mura, riconosciuta come patrimonio dell’Unesco. Ma c’è altro, molto altro da scoprire. Camminando, si resta affascinati anche da dettagli più piccoli ma non meno caratterizzanti come gli sfavillanti e colorati murales, ci si lascia trasportare dalle acque del fiume Tevere dove in mezzo a spazi più degradati, a livello ambientale e sociale, sorgono moderni e lussuosi loft e, poi ci si lascia catturare da zone dove si percepisce fortemente un senso di vago e indefinito abbandono, luoghi dal sapore antico, ricchi di mastodontiche carcasse industriali fatiscenti di mattone e fil di acciaio che hanno raccolto il sudore di molti zelanti lavoratori e che si costituiscono in quella che, oggi, possiamo definire “archeologia industriale” . Tra queste la Centrale Termoelettrica Montemartini, lo stabilimento del Gas, il museo Macro a Testaccio (Ex Mattatoio), i Magazzini Generali, il ponte dell’Industria per nominarne alcuni dei più conosciuti.

 

 

Ci colpisce in maniera particolare, l’Ex Mira Lanza, un “resto” più vivo, nel tempo occupato da varie genti, con il suo prolifico Teatro India, e in alcuni tratti, di recente, animato dalle opere dello street artist Seth. Notiamo con stupore che sono sorte, accanto a opere più vecchie, moderne infrastrutture come il Ponte Settimia Spizzichini di Del Tosto e varie sedi distaccate facenti parte tutte dell’Università Roma Tre, la linea metro affiancata a binari e mezzi ferroviari, ormai, in disuso, come quelli del Museo del Trasporto, negozi accostati a vecchie e polverose botteghe, ristoranti oriental fusion e locali della più sfrenata movida romana vivacemente intervallati da trattorie d’annata i cui muri raccolgono memorie di parole di conosciuti letterati come quelle di Pier Paolo Pasolini. Impossibile non immortalare deliziosi scorci pieni di contrasti, toccati dal passo di una moltitudine di genti di oggi che risveglia zone antiche e, al contempo, anima quelle moderne.

 

Pian, piano il quartiere si mostra e si svela globalmente ai nostri occhi nella sua complessità urbana, architettonica, multiforme e multicolore, nel suo abitare un’umanità diversa, variegata e nel suo voler conservare ricordi di memorie di dolorose fatiche. Un quartiere che da molte delle sue ceneri sparse vuole crescere ancora e cambiare, sospeso tra passato e futuro ma che brulica e pullula di presente. Il circolo ha voluto mostrare, appunto, la sua poliedricità in tutte le sue molteplici sfaccettature, penetrando nei suoi significati profondi, in quello che ha da dire e ci vuole raccontare. Abbiamo camminato in lungo e in largo per il quartiere, certamente, ma non è bastato, l’abbiamo dovuto “sentire”, l’abbiamo dovuto “vivere”, l’abbiamo dovuto fare nostro, ognuno, con il suo stile diverso e il suo diverso modo di interpretarlo.

RGB Light Experience – Il sogno lucido

di Maria Rosaria Marino

RGB Light Experience è un festival di installazioni luminose e videomapping. Il tema di questa seconda edizione è Il sogno lucido, cioè avere la consapevolezza del sogno e quindi la capacità di esplorare e modificare la materia onirica. La manifestazione si è svolta per tre giorni, dal 27 al 29 ottobre 2017, dal tramonto a notte fonda,

rendendo la città un museo a cielo aperto fruibile a tutti. Il percorso di circa quattro chilometri, partiva dalla fermata metro del Pigneto fino a via dell’Acquedotto Alessandrino a Tor Pignattara, passando per via della Marranella. I quartieri hanno ospitato diciannove opere, divise tra installazioni luminose e videoinstallazioni di artisti celebri e talenti emergenti.

Di seguito una selezione di foto che ho realizzato, assistendo a questa forma di arte contemporanea e riqualificazione urbana.

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Frammenti di Bruno Cattani

di Antonella Simonelli

Ancora per pochi giorni è possibile visitare presso Officine Fotografiche a Roma la mostra “Frammenti” di Bruno Cattani.

Sono frammenti della memoria quelli che Cattani ci propone in questa mostra dalle dimensioni oniriche e surrealiste.

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Le immagini dell’autore sono capaci di evocare ricordi che ognuno di noi ripone in un angolo del proprio inconscio.

Cattani con un linguaggio preciso, che lo connota e che è divenuto ormai inconfondibile, riesce a smuovere dentro di noi quei sentimenti di nostalgia per tempi e luoghi che non sono i nostri, che non abbiamo mai conosciuto ma che nonostante ciò ci appaiono così familiari.

Immagini di un grande cavallo a dondolo solitario in un angolo di giardino, caroselli che volano nel cielo, una giostra sospesa su uno sfondo irreale, tre tonni che sbucano su un frammento di muro sono ricordi che il fotografo di Reggio Emilia raccoglie nei suoi viaggi, ma sono anche i ricordi di tutti noi.

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“Una fotografia “ dice Cattani “può svelarci cose che fino al momento in cui la guardiamo erano rimaste nascoste, celate nell’apparente ordinarietà del reale, e che solo quel congegno diabolico racchiuso nella macchina fotografica (attraverso la scelta di una certa inquadratura, dentro una certa luce) riesce a cogliere….”

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Officine Fotografiche Via Giuseppe Libetta,1-00154 Roma

27 ottobre -17 novembre

source: officinefotografiche.org

Wild photographer of the year 2017

di Paola Bordoni

Dal 1964 il prestigioso concorso raccoglie e premia gli scatti dei fotografi professionisti e non, dedicati alla fotografia naturalistica. Per quest’anno sono stati inviati 50.000 scatti da 95 paesi  e ne  sono stati selezionati 100 da una giuria internazionale di esperti in base alla creatività, al valore artistico , alla complessità tecnica ma anche per una interpretazione veritiera del mondo animale, e per il loro messaggio etico. Le immagini, scelte dai giurati,  sono suddivise in 16 categorie. I nomi dei vincitori saranno resi noti come ogni anno dal Natural History Museum di Londra – una vera istituzione nel campo della divulgazione scientifica – il prossimo 20 ottobre, in concomitanza con l’apertura al pubblico della relativa mostra nelle sale del museo.
Uno sguardo emozionante sull’ambiente da salvaguardare e da preservare con le immagini della bellezza e diversità del nostro pianeta.

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