Fotografie delle ragazze Yazide nel campo profughi di Khanke in mostra al Maxxi di Roma

Dall’agosto 2014 oltre 400mila componenti della comunità yazida  hanno dovuto abbandonare le loro case nel territorio iracheno e fuggire per cercare di raggiungere  i campi profughi della regione del Kurdistan iracheno. Nel campo profughi di Khanke alcune ragazze Yazida hanno scattato immagini della situazione dei profughi. le loro immagini sono in mostra al Maxxi di Roma. Il progetto  dell’UNICEF  e finanziato dal Governo italiano, ha voluto dotare un selezionato gruppo di giovani, vittime di guerra e sopravvissute ad atti di violenza di genere, di uno strumento espressivo e di un approccio al mondo del lavoro, attraverso un laboratorio di tecniche fotografiche.

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Le giovani fotografe (foto di Anna Ranucci)

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The open road: Photography and the american road trip.

di Antonella Simonelli

Il viaggio lungo la strada rappresenta uno dei simboli più resistenti della cultura americana. Negli anni 30/40 il mito della frontiera americana aveva a lungo impegnato artisti e fotografi  come Walker Evans, ma dopo la seconda guerra mondiale, l’avvento dell’auto ha reso la strada americana la protagonista di letteratura, musica, cinema e del lungo viaggio on the road della fotografia

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Tantissimi sono stati gli autori americani che si sono cimentati con questo genere fotografico (Robert Frank, William Eggleston, Joel Sternfeld, Berenice Abbot…..) e proprio dai lavori fotografici di questi  e molti altri autori nasce il progetto editoriale ed espositivo THE OPEN ROAD PHOTOGRAPHY AND THE AMERCAN ROAD TRIP, curato dal  docente e scrittore di fotografia , David Campany insieme a Denise Wolff, editor di Aperture, casa editrice del libro pubblicato nel 2014 ed ispiratore della mostra on the road. 
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I capitoli del libro contengono, oltre all’esposizione dei lavori fotografici,  anche i testi informativi, un portfolio di immagini e un’introduzione riguardante l’ascesa della cultura della strada in America.
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If you , want to understand America, start by looking out the window” (Lee Friedlander)

Qui troviamo le foto scattate da Robert Frank, Ed Ruscha, Inge Morath, Garry Winogrand, Joel Meyerowitz, William Eggleston, Lee Friedlander, Jacob Holdt, Stephen Shore, Bernard Plossu, Victor Burgin, Joel Sternfeld, Alec Soth, Todd Hido, Ryan McGinley, Justine Kurland, Taiyo Onorato e Nico Krebs. Queste stesse foto sono le protagoniste della mostra on the road, corredata da libri d’artista, rassegna cinematografica di film sulla strada, e una ricca playlist musicale.

“What should happen at the end of a road trip? A return to status quo? A revolutionary new beginning? A few minor adjustment to one’s outlook? Obviously it is enough to drive West and arrive in the promise land….(David Campany).

Il lungo viaggio del centinaio di foto in mostra è partito dal Cristal Bridge Museum of Art di Bentoville, in Arkansas e dopo aver toccato il Detroit Institute of Art e l’Armarillo Museum of Art si prepara a far tappa al museum of Fine Art di St.Petersburg (febbraio/giugno 2017), prima di proseguire per il Blanton Museum of Art di Austin, il Milwaukee Art Museum, il Telfair Museum di Savannah nel 2018.

Menzione speciale a Martin Parr al Sony World Photography Awards

“Unico linguaggio visivo” questa è la motivazione per la menzione speciale che il fotografo inglese Martin Parr riceverà ai Sony World Photography Awards 2017.  Il titolo è stato assegnato al celebre autore documentarista, membro dell’agenziaMagnum Photos dal 1988, per la “sua visione unica ed ambigua del mondo. La cerimonia di premiazione avverrà il prossimo 20 aprile a Londra.
Parr ha dichiarato ” E’ un grande onore ricevere il titolo di Outstanding Contribution to Photography, specialmente pensando ai nomi  di illustri predecessori come William Egglestone e William Klein . E’ inoltre rassicurante vedere che la World Photography Organisation e Sony continuano a sostenere la fotografia contemporanea in tutti i suoi aspetti”.

Source: www.repubblica.it

Contest di gennaio la foto più votata: Simonetta Orsini

Per il Contest di gennaio, la foto più votata è stata quella di Simonetta Orsini.

Le altre foto

Alessia Ambrosi                                                                                              Anna Ranucci

Antonella Simonelli                                                                                          Lillo Fazzari

Lucio Baldelli                                                                                Antonietta Magda Laini

Michela Poggipollini                                                                         Sergio D’Alessandro

Fotoit – dicembre/gennaio “Non siamo gli alberi” di Nadia Guidotti

di Paola Bordoni

Un’idea semplice e spontanea: tre chiome di alberi, senza radici, che spuntano con il loro scarno fogliame ed emergono trepide, in assenza di vento, su un cielo nuvoloso che fa da sfondo. L’immagine sembra un piccolo e conciso haiku fotografico: è composto da tre alberi come tre sono i versi del componimento poetico, ci obbliga a liberarci da tutto ciò che è inutile e superfluo, ci costringe a de-banalizzare lo sguardo, ci sospinge a meditare sul legame indispensabile tra la dimensione umana e quella vegetale. Come nell’haiku, l’autrice ci pone in una dimensione del  tempo di un solo istante sospesa e magica, quasi atomizzata, dalla quale ci facciamo attrarre ed avvolgere. Una più accorta post-produzione digitale avrebbe aumentato la suggestione dell’immagine.

Source: http://www.fotoit.it/2016/

Dalla Cina con amore di Michela Poggipollini

Ho sempre saputo del grande amore tra mio padre, marò italiano del Battaglione San Marco e mia madre, ragazza danese proveniente da un’agiata famiglia. Un amore nato a Shanghai durante la seconda guerra mondiale e molto contrastato, tutti elementi che lo rendevano ai miei occhi molto romantico.Mia madre mi disse che quando mio nonno seppe dell’amore di sua figlia per un soldato italiano, di cui non si conosceva la famiglia, per giunta appartenente allo schieramento dell’Asse e campione di boxe, non volle più vederla, non andò al suo matrimonio né alla sua partenza per l’Italia, dove c’era, di nascosto,soltanto mia nonna.

Mio padre, il più piccolo di cinque fratelli,  aveva avuto una infanzia difficile. Mio nonno,che faceva parte del gruppo fondatore del Partito Popolare guidato da Don Sturzo,morì a soli trentotto anni, stroncato da un infarto durante un dibattito politico, quando mio padre aveva solo due anni. Il fratello maggiore sin da piccolo gli insegnò i primi rudimenti della boxe per potersi difendere. Successivamente lo iscrisse ad una palestra dove subito cominciò a vincere. La sport lo aiutò a trovare una strada in cui realizzarsi che gli tornerà utile anche nel futuro.

Quando papà andò in pensione, si comprò una Olivetti portatile, un piccolo tavolino di noce e cominciò a scrivere, per molte ore della giornata,la sua grande avventura in Cina. Quando andai io stessa in pensione, mentre riordinavo la libreria, trovai un libro verde e capii che era la sua storia in Cina,di cui per molto tempo aveva scritto. Decisi allora di leggerla e fu per me una grande scoperta conoscere quali avventure avesse passato, quanto romantico e struggente fosse stato il grande amore dei miei genitori,sullo sfondo degli eventi bellici che li vedevano su fronti opposti.Andai allora a cercare le fotografie dei miei genitori di quell’epoca e le trovai sepolte in alcune scatole cinesi.Da qui,complice la mia passione per la fotografia,è nato il desiderio di raccontare la storia delle mie origini a Shanghai attraverso queste immagini ingiallite.

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Questa immagine rappresenta il Bund, l’arteria principale ed il simbolo di Shanghai durante quel periodo. La metropoli, era la sesta più grande del mondo e la più importante dell’Oriente. Il Bund fu la prima immagine della Cina che mio padre deve aver visto nel 1939,scendendo dalla nave “Conte Verde”, ancorata sul fiume Wan Pu. Si stabilirà definitivamente a Shanghai, dopo essere stato per due anni nella caserma di Tientsin, soggiornando sulla nave Eritrea. Ogni mattina un barcaiolo cinese lo portava alla banchina sfidando la corrente sulle acque limacciose del fiume. Da questa distanza poteva ammirare gli alti palazzi del Bund dai più vari stili architettonici. C’erano alberghi, uffici di rappresentanza, banche, locali notturni. Sui marciapiedi e nella strada si potevano incontrare frettolosi uomini di affari, cinesi arricchiti in lussuosissime macchine, elegantissime signore europee e persone di tutte le razze; Shanghai era la città più cosmopolita degli anni ’30. Negli androni dei palazzi vi sostavano anche mendicanti in attesa di qualche moneta. Dappertutto si sentivano gli odori dei rifiuti, del pesce, del fumo di carbone che si mischiavano con i profumi delle avvenenti signore.

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Le immagini di mio padre iniziano con una foto scattata durante i campionati italiani di boxe del 1939. Nella seconda foto mio padre sta accanto alla Nave Conte Verde dopo aver superato una selettiva visita medica, che gli  consentirà di arruolarsi nel Battaglione San Marco, andare per due anni in Cina ed  evitare la partenza per la guerra che sembrava imminente. In basso c’è la prima immagine di mio padre in Cina, nella caserma di Tientsin.

4-5 Ho selezionato alcune foto tra le moltissime che ho trovato, purtroppo tutte molto piccole. Sono prevalentemente ambientate a Pechino e a Shan Hai Kuan.

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Del periodo in cui mio padre risiedeva in Cina, dal 1939 in poi, non ho molte immagini di mia madre. Ho invece numerose foto,molto belle e curate, della famiglia danese di mia nonna ed i miei bisnonni Suenson. E’ per questo che ho introdotto mia madre nel racconto fotografico partendo da un bellissimo ritratto dei miei nonni, Paul e Vera. Mio nonno, che mia madre descriveva come un grande idealista, durante la prima guerra mondiale, era partito con la Legione Straniera per combattere i tedeschi in Africa. A Copenaghen lasciò mia nonna Vera, allora sua fidanzata, che lo aspettò per quattro anni, fino a quando non tornò, dopo aver trascorso un periodo in un campo di prigionia tedesca,senza un dito per via di una pallottola e senza i capelli, secondo mia madre, a causa dell’elmetto.

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Queste sono immagini della vita familiare dei miei nonni, con i loro tre figli piccoli. C’è un riuscitissimo ritratto di tre bambini, mia madre nel centro,sua sorella più grande ed il fratello più piccolo ai lati.In un’altra foto mia nonna guarda con tenerezza mia madre.

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 Ritratto di gruppo, presumibilmente risalente agli anni 40, ambientato nel parco della villa. 

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 Ho accostato una foto di mia madre in abito da sera per un ballo nell’esclusivo Circolo Francese, a quella di mio padre in posa ad una premiazione per un incontro di boxe. Benché passassero buona parte della giornata nello stesso edificio, vivevano in mondi completamente diversi. Mio padre si allenava nel piano dove c’era la palestra, la più attrezzata per la boxe a Shanghai, ad un altro piano mia madre partecipava a feste organizzate dal Club dove si ballava, fumava, si bevevano alcolici, le ragazze erano in abito lungo o vestite per una festa a tema mentre i ragazzi indossavano sempre lo stesso vestito bianco. Mio nonno stava in qualche altra parte del Circolo dove giocava e vinceva molto a bridge, contribuendo così al bilancio familiare.

Dopo l’otto settembre i marò del Battaglione S. Marco, e tra questi mio padre, furono internati dai giapponesi in un campo di prigionia per tre mesi. Dopo di che furono liberati e la maggior parte si trovò allo sbando in una Shanghai in piena crisi economica. I miei genitori riuscirono a cavarsela solo perché, contro il volere di mia madre, mio padre continuava a combattere e vincere sul ring. Chi si era ribellato ai giapponesi era finito invece nei lager in Corea ed in Giappone. I miei genitori partirono per l’Italia otto mesi dopo la fine della guerra, con la nave italiana Eritrea che recuperò e rimpatriò tutti i marò del Battaglione S. Marco sparsi per la Cina.

Nature Photographer of the year Contest 2016

L’immagine “Sardine run” del fotografo Greg Lecoeur è la vincitrice del Contest del Nationale Geographic 2016 Nature Photographer . Il fotografo ha scattato questa immagine  durante la migrazione delle sardine lungo la costa del Sud Africa.

Al secondo posto del Contest Nature, l’immagine  “Approch”del fotografo Tori Shea Ostberg:

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Al terzo posto il fotografo Zsolt Kudich con Changing  fortunes of the Great Egret

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Source: www.nationalgeographic.com