Fotoit – novembre: Altrove in natura di M. Montesano

di Paola Bordoni

In un’atmosfera limpida ed immersa nella purezza della luce foglie, fili di erba e sottili ramificazioni galleggiano in uno stato di silenziosa sospensione. I singoli elementi, che pur riconduciamo alla natura nella loro nitidezza cristallina, sono estrapolati dal loro ambiente e decontestualizzati schiacciandosi in un piano a due sole dimensioni. Quasi in un gioco di prestigio l’aura magica che circonda la natura, confermata dalla suggestione della sapiente cromia di verde e ruggine, si cristallizza in un limbo indefinito, quasi una teca museale, dove la seduzione della visione della natura ci restituisce, per paradosso, la percezione di un mondo “altrove”, misterioso ed enigmatico. L’immagine, in formato verticale, rivela una diagonale creata dalla forma delle foglie e dalla loro tonalità, organizzando in struttura visiva semplice il caos della natura e dei suoi elementi

Altrove in Natura
Altrove in Natura

 

RGB Light Experience – Il sogno lucido

di Maria Rosaria Marino

RGB Light Experience è un festival di installazioni luminose e videomapping. Il tema di questa seconda edizione è Il sogno lucido, cioè avere la consapevolezza del sogno e quindi la capacità di esplorare e modificare la materia onirica. La manifestazione si è svolta per tre giorni, dal 27 al 29 ottobre 2017, dal tramonto a notte fonda,

rendendo la città un museo a cielo aperto fruibile a tutti. Il percorso di circa quattro chilometri, partiva dalla fermata metro del Pigneto fino a via dell’Acquedotto Alessandrino a Tor Pignattara, passando per via della Marranella. I quartieri hanno ospitato diciannove opere, divise tra installazioni luminose e videoinstallazioni di artisti celebri e talenti emergenti.

Di seguito una selezione di foto che ho realizzato, assistendo a questa forma di arte contemporanea e riqualificazione urbana.

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Frammenti di Bruno Cattani

di Antonella Simonelli

Ancora per pochi giorni è possibile visitare presso Officine Fotografiche a Roma la mostra “Frammenti” di Bruno Cattani.

Sono frammenti della memoria quelli che Cattani ci propone in questa mostra dalle dimensioni oniriche e surrealiste.

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Le immagini dell’autore sono capaci di evocare ricordi che ognuno di noi ripone in un angolo del proprio inconscio.

Cattani con un linguaggio preciso, che lo connota e che è divenuto ormai inconfondibile, riesce a smuovere dentro di noi quei sentimenti di nostalgia per tempi e luoghi che non sono i nostri, che non abbiamo mai conosciuto ma che nonostante ciò ci appaiono così familiari.

Immagini di un grande cavallo a dondolo solitario in un angolo di giardino, caroselli che volano nel cielo, una giostra sospesa su uno sfondo irreale, tre tonni che sbucano su un frammento di muro sono ricordi che il fotografo di Reggio Emilia raccoglie nei suoi viaggi, ma sono anche i ricordi di tutti noi.

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“Una fotografia “ dice Cattani “può svelarci cose che fino al momento in cui la guardiamo erano rimaste nascoste, celate nell’apparente ordinarietà del reale, e che solo quel congegno diabolico racchiuso nella macchina fotografica (attraverso la scelta di una certa inquadratura, dentro una certa luce) riesce a cogliere….”

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Officine Fotografiche Via Giuseppe Libetta,1-00154 Roma

27 ottobre -17 novembre

source: officinefotografiche.org

Fotoit – Storia di una fotografia – “L’Italia rinasce” di Federico Patellani

di Paola Bordoni

Il 1946 fu un anno importante per l’Italia, denso di avvenimenti decisivi per il suo futuro. Paolo Conte nella canzone “La topolino amaranto” intona: “oggi la benzina è rincarata è l’estate del quarantasei un litro vale un chilo d’insalata ma chi rinuncia. A piedi chi va? L’auto: che comodità! Sulla Topolino amaranto si sta ch’è un incanto nel quarantasei….”  ma, in realtà, l’Italia era ancora in ginocchio dopo la guerra e stentava a rimettersi in moto; il sistema dei trasporti e delle infrastrutture aveva riportato gravissimi danni con quasi la metà dei ponti e dei binari distrutti, le industrie meccaniche e siderurgiche erano state duramente colpite, il patrimonio edilizio era stato pesantemente danneggiato. Alle gravi difficoltà dell’economia corrispondevano profonde lacerazioni con forti agitazioni sociali nelle fabbriche, nelle campagne e persino lo scoppiare di movimenti separatisti in Sicilia. Eppure un sentimento nuovo permeava la nazione: la volontà di essere partecipi all’opera di ricostruzione con la convinzione di essere diventati finalmente protagonisti.

Dopo le votazioni amministrative del 10 marzo, il 2 giugno gli italiani votarono nuovamente per  il referendum popolare per scegliere tra repubblica e monarchia e designare i candidati all’Assemblea Costituente con il compito di eleggere il Capo dello Stato e scrivere la nuova Carta Costituzionale. Anche le donne si recarono per la prima volta alle urne per votare e per essere per la prima volta votate, grazie ad un decreto del 1945 del governo Bonomi. E’ in questo contesto sociale e politico che Federico Patellani scatta per la rivista il Tempo la celebre foto della bella ragazza sorridente che sbuca con la testa dalla prima pagina del Corriere della Sera. La foto, pubblicata in copertina il 15 giugno con il titolo “Rinasce l’Italia”, verrà poi riproposta dallo stesso Corriere della Sera. L’immagine della giovane donna sorridente diverrà un icona: la ragazza della Repubblica, simbolo di speranza  dell’Italia che guarda al futuro con ottimismo e fiducia. L’immagine si fissò nella memoria collettiva, diventando un archetipo carico di valori etico-sociali al quale far riferimento nella ricostruzione del Paese, a tal punto che fu successivamente utilizzata per assemblee, cortei e celebrazioni della Festa nazionale del 2 giugno, sostituendosi a quella immagine ufficiale “dell’Italia Turrita” che troviamo ancora sul retro delle nostre carte d’identità cartacee. L’immagine, simbolo della nostra Repubblica, fa parte di due rullini di fotografie che Patellani scattò con la sua inseparabile Leica il giorno del risultato del referendum del 1946, con l’incredibile capacità di “saper cogliere l’atteggiamento momentaneo, il movimento, il sensazionale, l’essenziale di ogni cosa. I provini a contatto dei due rullini, conservati ora con tutto l’archivio del fotografo al Museo della Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo, mostrano il processo di costruzione della  fotografia: la giovane donna viene ripresa mentre sorride all’obiettivo,  alza il braccio al cielo, legge il giornale, quello stesso giornale che poi verrà forato per infilare la testa ed ottenere così quella che diverrà l’icona della rinascita dell’Italia. 

rullino 2rullino1Alcune immagini mostrano sullo sfondo un muro coperto di manifesti dedicati alla vittoria della Repubblica che probabilmente coprono un’altra foto dello stesso periodo, sempre di Patellani: lo scatto della famiglia reale nei giardini del Quirinale che era stato realizzato per la propaganda monarchica dello stesso referendum.

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Nell’immagine della ragazza che sorride sbucando dal giornale c’è un intenso racconto narrativo: ci sono tutte quelle donne che nella lunga guerra si erano sostituite agli uomini nelle fabbriche, nei campi, che avevano partecipato alla lotta partigiana, che si erano battute per diritti che oggi appaiono scontati; c’è il superamento della famiglia patriarcale; c’è l’individuo che diventa protagonista ed attore delle scelte politiche; c’è il desiderio di riscatto da un tragico passato e la volontà di guardare al futuro con ottimismo e fiducia. Ma c’è anche tutto il progetto professionale e fotografico di Patellani con il “fototesto”, reportage fotografico nel quale il consueto rapporto tra testo ed immagine veniva ripensato a favore di quest’ultima, che diventava essenziale per comunicare il significato del testo stesso. L’immagine fotografica veniva concepita come autonoma informazione e non più come semplice illustrazione didascalica o riempitiva. In una nazione che presentava ancora un tasso di analfabetismo molto alto, il fototesto ebbe un immediato successo e con esso Patellani si propose di realizzare “ una formula di giornalismo illustrato moderno” che riprendesse le tecniche narrative del cinema, altro media che in quegli anni lo affascinava. Ed il legame tra fotografia e cinema nelle immagini di  Patellani fu così profondo che anni più tardi Mario Soldati scriverà “le sue  foto saranno scambiate per foto di splendidi cortometraggi….Cinema senza movimento”.

Piccola nota a piè di pagina:  ma chi era la ragazza della foto? é importante sapere chi fosse? darle un’identità? assolutamente no: sono più importanti i concetti, i valori e le informazioni veicolati dall’immagine stessa che superano il mero dato anagrafico…..ma, per i più curiosi, la ragazza era Anna Iberti che, lavorando in quel periodo presso il quotidiano socialista  Avanti! conosceva Patellani e l’ambiente della stampa.

“Windows of the World” di André Vicente Goncalves

Di Solmaz Nourinaeini

“Windows of the World” è il nome della serie di foto scattate dal fotografo Portoghese André Vicente Goncalves. La sua raccolta fotografica va a catturare le immagini di finestre nelle diverse città europee. Una raccolta che trova un suo fascino, sia misterioso che poetico, quando si pensa alle vite che passano oltre questi affacci o a quelle passate e a quelle che verranno.

Windows of the World - Rotterdam, Netherlands-q

Da non sottovalutare inoltre il valore delle foto scattate dal punto di vista architettonico e documentaristico. È vero che i vincoli paesaggistici non permettono di modificare tanti contesti architettonici, specialmente quelli protetti in quanto ritenuti patrimonio dell’umanità, ma va ricordato che nel mondo ci sono tanti altri luoghi che non hanno questa fortuna. Infatti per motivi legislativi o di guerre in corso tanti di essi vanno perduti e le loro storie dimenticate; per questo spero che questo progetto fotografico possa continuare ad immortalare tante altre finestre e le storie che ci vogliono raccontare o che ci lasciano immaginare.

 

Fonti fotografiche:

https://www.facebook.com/andrevgoncalves/

Fotoit – Ottobre “Hope” di Riccardo Villa

di Paola Bordoni

A volte, nel guardare i bambini, dimentichiamo che anche loro, in quel preciso istante, ci osservano e ci giudicano; la bambina dell’immagine, pienamente consapevole dell’obiettivo, fissa leggermente a destra del fotografo che rimane impresso nei suoi  occhi. Lo sguardo è di altera intensità, mista a diffidenza e curiosità, quasi una sfida. E’ uno sguardo che “sentiamo” adulto, lontano dalla gioia e dall’innocenza dei suoi pochi anni. Ed è lo sguardo il centro, il focus dell’immagine che ha un’inquadratura essenziale, di pochi elementi: le sbarre di ferro, la leggera tenda a quadretti squarciata, la piccola maglia a pois. Le esili braccia alzate accentuano la tensione emotiva sul volto, quasi a creare una cornice a triangolo. Come tutte le immagini dei bambini che vivono in povertà, Hope impone a noi domande: ma dopo il breve istante dello scatto, cosa poi le è successo? quale è stato il suo futuro? il buio oscuro che vediamo nello sfondo l’ha poi nuovamente avvolta?

Il progetto fotografico di Mihaela Noroc “THE ATLAS OF BEAUTY”

Di Solmaz Nourinaeini

La fotografa Mihaela Noroc ha 31 anni ed è della Romania.

Il suo progetto fotografico si chiama “THE ATLAS OF BEAUTY” e racconta il mondo guardando e fotografando i volti delle donne. Le sue foto sono caratterizzate dalla ricerca della bellezza nelle diversità che si trova davanti, raccontando così il suo viaggio nei diversi paesi. L’aspetto che conquista l’attenzione dell’osservatore è la famigliarità che si nota nello sguardo delle donne che sono state fotografate. Famigliarità che al di là delle differenze che caratterizzano i vari contesti culturali che fungono da “set fotografico”, ci dà la sensazione di conoscere le protagoniste e di riconoscerci in loro, anche senza leggere il breve racconto fatto su ogni persona dalla fotografa.

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Mihaela Noroc ha raccolto questa sua esperienza in un libro con il nome “THE ATLAS OF BEAUTY” ed inoltre sulle pagine dei suoi social network si possono osservare diverse foto da lei scattate durante i suoi viaggi per la realizzazione del libro.

Fonti fotografiche:

http://theatlasofbeauty.com/

https://www.facebook.com/MihaelaNorocPhoto

Getty Images vieta l’uso di Photoshop nelle fotografie delle modelle

di Paola Bordoni

Adeguandosi ad una nuova legge francese  che dal 1 ottobre impone la presenza della dicitura “immagine ritoccata” per ogni pubblicità che contenga corpi di modelli ritoccati, Getty Images, una delle agenzie fotografiche più famose al mondo, chiederà ai fotografi che collaboreranno con lei e con un servizio di sua proprietà iStock, di sottoscrivere un contratto nel quale si impegnano a non ritoccare con PhotoShop le immagini di modelle e modelli. Sarà possibile variare i colori e la luce ma non alterarne l’aspetto fisico.

Rebecca Swift, direttore della pianificazione creativa di Getty, ha affermato: ” Ho visto diversi trend di airbrushing e ritocco ma ora viviamo molto in un periodo di autenticità dove ci viene chiesto di creare contenuti più autentici. Abbiamo circa un milione di ricerche al giorno sul nostro sito web così abbiamo un ottima visione di ciò che il mondo sta guardando. Negli ultimi due anni, e in modo più marcato nell’ultimo anno, abbiamo visto un notevole aumento di parole come “la vita reale”, la “fotografia unstilted” e “l’autenticità” – soprattutto nelle donne.

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Il tema della credibilità delle immagini, soprattutto di donne  e soprattutto celebri, nelle fotografie di riviste, giornali e pubblicità, viene anche affrontato da Kate Winslet che, nel firmare il contratto pubblicitario con l’Oreal,  ha espressamente vietato l’uso del fotoritocco per modificare le sue immagini.

 

 

Sources: https://www.theguardian.com/

“Viaggi dell’anima” di Giampiero Marcocci

di Antonella Simonelli

 Fino al 2 ottobre è possibile visitare la mostra fotografica di Giampiero Marcocci   “Viaggi dell’anima” presso la Galleria Gallerati a Roma.

E’ una mostra che recupera il senso originario della fotografia come memoria e ricordo anche se il ricordo e la memoria che interessano l’autore sono quelli relativi alla propria anima.

La favola della vita dove trovano posto i ricordi, l’amore, l’infanzia, la nostalgia ma soprattutto il sogno. L’autore si confronta continuamente con il sogno come elemento di lettura dell’animo umano. Non una fuga dalla realtà però, come si potrebbe pensare, ma un grosso attaccamento all’esistenza

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E tutto questo percorso fotografico Marcocci lo fa sperimentando di volta in volta nuove modalità espressive che gli permettono di raccontare ogni volta emozioni diverse. Ogni immagine ha una forza al suo interno che entra in empatia con l’osservatore.

La leggera velatura presente nella maggior parte delle fotografie è strumento per farci immaginare un passato lontano e malinconico, sognante e surreale.

Le immagini sono proposte in formati diversi e con montaggi diversi.

Sentiamo il rumore delle onde, il profumo dell’amore, la nostalgia dell’infanzia, la leggerezza delle nuvole, i silenzi.

GALLERIA GALLERATI -Via Apuania, 55 -00162 Roma

7 settembre – 2 ottobre 2017

Source: www,galleriagallerati.it