Fotoit – Storia di una fotografia – “L’Italia rinasce” di Federico Patellani

di Paola Bordoni

Il 1946 fu un anno importante per l’Italia, denso di avvenimenti decisivi per il suo futuro. Paolo Conte nella canzone “La topolino amaranto” intona: “oggi la benzina è rincarata è l’estate del quarantasei un litro vale un chilo d’insalata ma chi rinuncia. A piedi chi va? L’auto: che comodità! Sulla Topolino amaranto si sta ch’è un incanto nel quarantasei….”  ma, in realtà, l’Italia era ancora in ginocchio dopo la guerra e stentava a rimettersi in moto; il sistema dei trasporti e delle infrastrutture aveva riportato gravissimi danni con quasi la metà dei ponti e dei binari distrutti, le industrie meccaniche e siderurgiche erano state duramente colpite, il patrimonio edilizio era stato pesantemente danneggiato. Alle gravi difficoltà dell’economia corrispondevano profonde lacerazioni con forti agitazioni sociali nelle fabbriche, nelle campagne e persino lo scoppiare di movimenti separatisti in Sicilia. Eppure un sentimento nuovo permeava la nazione: la volontà di essere partecipi all’opera di ricostruzione con la convinzione di essere diventati finalmente protagonisti.

Dopo le votazioni amministrative del 10 marzo, il 2 giugno gli italiani votarono nuovamente per  il referendum popolare per scegliere tra repubblica e monarchia e designare i candidati all’Assemblea Costituente con il compito di eleggere il Capo dello Stato e scrivere la nuova Carta Costituzionale. Anche le donne si recarono per la prima volta alle urne per votare e per essere per la prima volta votate, grazie ad un decreto del 1945 del governo Bonomi. E’ in questo contesto sociale e politico che Federico Patellani scatta per la rivista il Tempo la celebre foto della bella ragazza sorridente che sbuca con la testa dalla prima pagina del Corriere della Sera. La foto, pubblicata in copertina il 15 giugno con il titolo “Rinasce l’Italia”, verrà poi riproposta dallo stesso Corriere della Sera. L’immagine della giovane donna sorridente diverrà un icona: la ragazza della Repubblica, simbolo di speranza  dell’Italia che guarda al futuro con ottimismo e fiducia. L’immagine si fissò nella memoria collettiva, diventando un archetipo carico di valori etico-sociali al quale far riferimento nella ricostruzione del Paese, a tal punto che fu successivamente utilizzata per assemblee, cortei e celebrazioni della Festa nazionale del 2 giugno, sostituendosi a quella immagine ufficiale “dell’Italia Turrita” che troviamo ancora sul retro delle nostre carte d’identità cartacee. L’immagine, simbolo della nostra Repubblica, fa parte di due rullini di fotografie che Patellani scattò con la sua inseparabile Leica il giorno del risultato del referendum del 1946, con l’incredibile capacità di “saper cogliere l’atteggiamento momentaneo, il movimento, il sensazionale, l’essenziale di ogni cosa. I provini a contatto dei due rullini, conservati ora con tutto l’archivio del fotografo al Museo della Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo, mostrano il processo di costruzione della  fotografia: la giovane donna viene ripresa mentre sorride all’obiettivo,  alza il braccio al cielo, legge il giornale, quello stesso giornale che poi verrà forato per infilare la testa ed ottenere così quella che diverrà l’icona della rinascita dell’Italia. 

rullino 2rullino1Alcune immagini mostrano sullo sfondo un muro coperto di manifesti dedicati alla vittoria della Repubblica che probabilmente coprono un’altra foto dello stesso periodo, sempre di Patellani: lo scatto della famiglia reale nei giardini del Quirinale che era stato realizzato per la propaganda monarchica dello stesso referendum.

Savoia

Nell’immagine della ragazza che sorride sbucando dal giornale c’è un intenso racconto narrativo: ci sono tutte quelle donne che nella lunga guerra si erano sostituite agli uomini nelle fabbriche, nei campi, che avevano partecipato alla lotta partigiana, che si erano battute per diritti che oggi appaiono scontati; c’è il superamento della famiglia patriarcale; c’è l’individuo che diventa protagonista ed attore delle scelte politiche; c’è il desiderio di riscatto da un tragico passato e la volontà di guardare al futuro con ottimismo e fiducia. Ma c’è anche tutto il progetto professionale e fotografico di Patellani con il “fototesto”, reportage fotografico nel quale il consueto rapporto tra testo ed immagine veniva ripensato a favore di quest’ultima, che diventava essenziale per comunicare il significato del testo stesso. L’immagine fotografica veniva concepita come autonoma informazione e non più come semplice illustrazione didascalica o riempitiva. In una nazione che presentava ancora un tasso di analfabetismo molto alto, il fototesto ebbe un immediato successo e con esso Patellani si propose di realizzare “ una formula di giornalismo illustrato moderno” che riprendesse le tecniche narrative del cinema, altro media che in quegli anni lo affascinava. Ed il legame tra fotografia e cinema nelle immagini di  Patellani fu così profondo che anni più tardi Mario Soldati scriverà “le sue  foto saranno scambiate per foto di splendidi cortometraggi….Cinema senza movimento”.

Piccola nota a piè di pagina:  ma chi era la ragazza della foto? é importante sapere chi fosse? darle un’identità? assolutamente no: sono più importanti i concetti, i valori e le informazioni veicolati dall’immagine stessa che superano il mero dato anagrafico…..ma, per i più curiosi, la ragazza era Anna Iberti che, lavorando in quel periodo presso il quotidiano socialista  Avanti! conosceva Patellani e l’ambiente della stampa.