Link

La fotografia di Ben Davis nel film “Tre manifesti a Ebbing, Missouri”

di Antonietta Magda Laini

Produzione USA/UK 2017   Regia Martin McDonagh – Fotografia Ben Davis

Presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2017 e premiato per la migliore sceneggiatura. Oscar agli attori Frances  McDormand  come migliore attrice drammatica e Sam Rockwell come migliore attore non protagonista.  

DSC01057 a ok

DSC01059 a ok

Lo scenario sembra quello di un western moderno abilmente  intrecciato con una commedia nera. Si è trasportati nel microcosmo della provincia americana (il Midwest  al centro degli States) spesso teatro di violenza gratuita e caratterizzato da depressione economica, solitudine,  alienazione, razzismo e omofobia.

DSC01060 a ok

Le prime inquadrature mostrano una campagna nebbiosa all’alba, colori freddi che accentuano il disfacimento di alcune strutture pubblicitarie, collocate ai margini di una lunga strada e proposte in affitto: una vettura si ferma e poi riparte verso la cittadina.

DSC01064 a ok

Tre cartelloni, nelle vicinanze del paese, che riprenderanno vita con tre manifesti rosso sgargiante che recano scritte accusatorie nei confronti della polizia locale e, in particolare, dello sceriffo Willoughby e che causeranno reazioni diverse, anche estreme, nella comunità. Mildred Hayes (Frances McDormand), figura dotata di grande determinazione,  con quei manifesti, inizia una guerra contro le forze dell’ordine  che nulla hanno fatto per risolvere l’omicidio di sua figlia.

manifest 1 a

46068 a

I manifesti compaiono in una assolata giornata di luce non viva ma che, leggermente sottoesposta, risulta cupa e malinconica come a sottintendere una minaccia: un cielo velato e triste, seppur con la presenza del sole, che persisterà per l’intero film. Un solo momento nell’arco dei 115 minuti la luce si farà più viva, l’esposizione più luminosa, quasi a proporre una tregua, con la visione di un elemento di pace (una cerva).

DSC01070 a copia

DSC01071 a

Cupi anche gli interni di pub, case, locali, negozi: nel paesaggio urbano si colgono angoli spesso squallidi e degradati. 

Three Billboards Day 28_92.dng

47475 a

THREE BILLBOARDS OUTSIDE OF EBBING, MISSOURI

L’intreccio del film gioca con l’assurdo e il paradossale proponendo ottimi primi piani, quali quelli di scontro fra una madre ferita nel più profondo dell’anima e il poliziotto razzista: contrapposizioni come fra animali che si fronteggiano.

THREE BILLBOARDS OUTSIDE OF EBBING, MISSOURI

Buon gusto nelle inquadrature prive di inutili ghirigori estetici e retorici: si colgono espressioni dure e stanche dei protagonisti e tutte le sfumature dettate dal loro carattere.

THREE BILLBOARDS OUTSIDE OF EBBING, MISSOURI

THREE BILLBOARDS OUTSIDE OF EBBING, MISSOURI

Le immagini si presentano ruvide, collegate ad avvenimenti che, inesorabilmente, spiazzano il giudizio dello spettatore, i personaggi risultano ambigui.

THREE BILLBOARDS OUTSIDE OF EBBING, MISSOURI

Three-Billboards-5 a

Il piano sequenza dietro le spalle del vicesceriffo (Sam Rockwell) che, ubriaco e violento, sale le scale della società che affitta manifesti e targhe spaccando ogni cosa sul suo percorso e gettando il giovane gestore dalla finestra è, probabilmente, una delle scene più intense e potenti.

DSC01069 a

aaaa

DSC01073 a

Mildred e il vicesceriffo finiscono per compiere un viaggio verso l’Idaho nel corso del  quale sembrano riflettere sugli avvenimenti trascorsi, forse con la speranza, che tuttavia appare vana, di risolvere i loro problemi; emerge un’ironia amara mista a sentimenti di rabbia, solo in parte espressa, che testimonia la loro tragica esistenza.

Le diverse inquadrature dei visi evidenziano le loro perplessità e l’assurdità della situazione; la vena involontariamente comica che ne deriva non riesce, comunque, a mascherare la desolazione dei due personaggi.

tre-manifesti a titolo

 Ultima annotazione (che nulla ha a che vedere con la fotografia del film): per l’aria da cowboy che “mai arretra”, Frances MacDormand (Mildred) si è ispirata alla celebre camminata di John Wayne.

 Ben Davis, direttore della fotografia britannico, ha collaborato con Martin MacDonagh anche in “7 psicopatici” e “In Bruges”

Source: https://www.comingsoon.it/   https://www.mymovies.it/  http://www.cineforum.it

                                          

 

 

 

 

Norway Texas di Gianni Galassi

di Antonella Simonelli

Il 27 febbraio , presso il Leica Store di Piazza di Spagna a Roma, si è inaugurata la mostra Norway Texas del fotografo Gianni Galassi.

La prima curiosità era capire che rapporto ci potesse essere tra la Norvegia e il Texas. Galassi lo spiega “ Ho visitato luoghi a me sconosciuti eppure carichi di atmosfera che il cinema ha reso a tutti familiari. La stessa evocata dalle scenografie del capolavoro di Wim Wenders, Paris Texas….”

Il lavoro esposto in mostra nasce da un viaggio in Norvegia, a bordo del postale che collega Bergen al confine russo.

Si potrebbe pensare che Galassi fosse alla ricerca della natura incontaminata, ma è lo stesso fotografo a spiegare , che non è interessato a questo ma al contaminato. In quei luoghi delle più remote località della costa artica Galassi ha ritrovato il DNA dell’architettura del profondo mid west americano.

Quei luoghi lo colpiscono perché sono una specie di sfida alla sopravvivenza che l’uomo lancia alla natura. Durante la serata inaugurale il fotografo ha raccontato come, trovandosi difronte alla luce perenne , diversa da quella che è protagonista delle sue opere precedenti , si è adattato alle circostanze e ne ha prodotto un progetto che non si allontana però dall’attenzione concettuale che lo riguarda.

Galassi fotografa strade, edifici spazi vuoti dove la presenza umana è evidente ma mai esplicita, qualche volta un veicolo o una finestra illuminata ci parlano di un paesaggio urbanizzato che a prima vista potrebbe sembrare abbandonato.

norwaytexas2

Ancora una volta il centro concettuale della sua ricerca, pur se con uno stile molto diverso dai suoi lavori precedenti (l’uso del colore per esempio rispetto al bianco e nero , lenti diverse etc…), rimangono la forma geometrica, le linee ed i rapporti che li legano.

Galassi durante la serata non si è sottratto neanche alle curiosità tecniche dei presenti : obiettivi usati, modalità di scatto, uso della luce, post produzione etc….

Edifici, architettura, luoghi umani senza uomini, in un angolo di mondo che inaspettatamente e paradossalmente ne ricorda un altro così distante da tutti i punti di vista: Norvegia e Texas.

Da tutto questo Galassi mette insieme un corpo ricco e coerente di immagini e ne nasce anche un libro molto ben fatto dal design sottile, di medie dimensioni ma che da un enorme spazio alle immagini.

norwaytexas1

 

Dal 27 febbraio alla Laica Store -Roma

Via dei Due Macelli, 57 – 00187 Roma

“A Childhood in Kabul” di James Longley

Di Solmaz Nourinaeini

James Longley è un fotografo e regista statunitense che in diversi suoi progetti si è occupato di questioni umanitarie. Qui di seguito si riportano alcune sue foto della serie “A Childhood in Kabul”.

Le foto sono caratterizzate da un forte contrasto fra l’ambiente degradato e povero di Kabul e la presenza di bambini e di colori vivaci. Sembra che i bambini siano degli intrusi che vivono in un mondo distrutto da ex-bambini…

I bambini in questa città hanno poco tempo prima di venire risucchiati via dal vortice della vita giornaliera in una Kabul che non offre sicuramente una vita facile. Il fotografo infatti riesce a trasmetterci attraverso le sue foto la sensazione di una felicità precaria.

Street scene in Kabul, during the first day of Eid.

Ma il fotografo, anche se per pochi istanti, riesce a far distogliere la nostra attenzione dall’ambiente circostante e a rievocarci quelle stesse sensazioni che tutti abbiamo provato davanti ad un palloncino tutto nostro, ad un negozietto di giocattoli o nel correre a giocare con i nostri amici a prescindere da dove abbiamo vissuto la nostra infanzia.

Fonte fotografica: http://www.jameslongley.com/

Gran Premio Italia Fiaf

Si è concluso il Gran Premio Italia indetto dalla Fiaf.  Il Circolo PhotoUp ha partecipato con due squadre. Andrea Alessandrini, tra i soci partecipanti, ha ottenuto il miglior punteggio.

Squadra A:

Andrea Alessandrini, M.Elena Ania, Elisabetta Manni, M.Rosaria Marino, Maurizio De Angelis, Michela Poggipollini.

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

Squadra B:

Aldo Carumani, Anna Ranucci, Antonella Simonelli, Lucilla Silvani, Lucio Baldelli, Paola Bordoni, Solmaz Nourinaeini

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

Link

La fotografia di Bill Pope nel film “Baby Driver Il genio della fuga”

di Antonietta Magda Laini

DSC00663 copia

Film del 2017 –  Regno Unito – USA

Direttore della fotografia lo statunitense Bill Pope. Sceneggiato e diretto dal britannico Edgard Wright. Interprete principale Ansel Elgort

68974_ppl copia

DSC00669 copia

Musical senza la struttura del musical, come una commistione di generi, ispirato ai “gangster movies degli anni 30” quasi tecnicamente perfetto con una direzione della fotografia che cura e accompagna con precisione ogni singola immagine.

DSC00651 copia

DSC00652 copia

DSC00654 copia

Si tratta di cinema artigianale e, nel contempo, spettacolare di alto livello, con ottimi primi piani e un’efficace fotografia di interni .

DSC00668 copia

Ansel Elgort;Lily James

DSC00670 copiaDSC00675 copia

DSC00671 copia

E’ la musica che scandisce il tempo del film e stabilisce le inquadrature creando un punto di forza nel rapporto fra sé stessa e le immagini: un’esplosione di note pop e rock (Simon e Garfunkel, Queen, Beach Boys, The Jon Spencer Blues Explosion con il brano “Bellbottoms”, Commodores, Jonathan Richman, Barry White e tanti altri).

Il protagonista soffre di una forma di acufene causata da un incidente avuto da piccolo e, per contrastarla, utilizza cuffie che non toglie mai.

baby-driver-elgort-lede copia

Baby è un asso del volante (guida veloce e spericolata) al soldo di un boss che per sanare un debito  lo costringe a fare da autista nelle rapine.

baby-driver-movie-stills-03 copia

La musica, quindi, assecondando la successione delle immagini, detta il ritmo dei suoi pensieri e delle sue azioni, gli permette di controllare il mondo esterno, rappresentando l’unica alternativa ad una realtà che non saprebbe come sostenere.

DSC00661 copia

Lo “stato d’animo” del film viene offerto da un piano sequenza iniziale che segue il personaggio di Baby dalla strada al quartier generale del suo capo: una lunga ripresa tecnicamente perfetta e inquadrature d’effetto che introducono nel mondo del protagonista.

DSC00665 copia

DSC00666 copia

DSC00692 copia

DSC00693 copia

Gran parte delle soluzioni dovute alle inquadrature e al montaggio seguono la costruzione musicale dei brani, favorendo la loro cadenza armoniosa: la musica diviene, così, non solo commento ma vera protagonista della catena di eventi.

DSC00689 copia

Troviamo sgommate, stridii, tagli sulla leva del cambio e sul volante, fughe contromano, turbinio di colori primari, assoli di chitarra e coreografie dove le vetture si trasformano in ballerine sull’asfalto. Movimenti studiati dagli stunt e fermati da una fotografia del dettaglio.

DSC00643 copia

DSC00657 copia

DSC00686 copia

DSC00660 copia

DSC00647 copia

DSC00659 copia

Il film, come costruzione della struttura visiva, si presenta fluido, in movimento, con ritmo del linguaggio filmico che non utilizza soluzioni da post-produzione: effetti speciali pochi e molto cinema privo dell’immaginario del digitale.

DSC00690 copia

Bill Pope ha collaborato in diverse occasioni con il regista Sam Raimi  ed ha curato la fotografia della trilogia di Matrix dei fratelli Wachowski.

 

Source: wwwcomingsoon.it  http://www.mymovies.it http://www.cineforum.it

Palermo Capitale della Cultura 2018 di Maria Elena Ania

Palermo è stata scelta  capitale italiana della cultura 2018.

La Cattedrale- San Francesco di Paola

Una scelta condivisa da chi conoscendo il capoluogo siciliano ne ha visto riconosciuto l’innegabile patrimonio culturale.

La Cattedrale- Santa Rosalia patrona di Palermo

La storia millenaria e l’alternanze di dominazioni, dopo la sua fondazione ad opera dei Fenici con il nome di Zyz (fiore),  ha dato alla città un immenso patrimonio artistico monumentale.  Greci, romani, arabi bizantini, normanni, aragonesi, spagnoli, borboni   hanno lasciato tracce tangibili nella architettura, nella lingua, nella cucina.

La Cattredale- San Francesco di Paola 2

Palermo può essere considerata una città in cui convergono elementi apparentemente inconciliabili, ma proprio  questo la rende affascinante ed enigmatica. Votata alla multietnicità  ha saputo offrire riparo ed  integrazione  ai popoli che l’hanno eletta per dimorarci.

La Zisa interno

Il progetto culturale all’interno del quale si inserisce la candidatura a Capitale italiana della Cultura  2018 prevede anche la prestigiosa  biennale itinerante  di arte contemporanea Manifesta 12  che avrà come scenario Palermo e si intitolerà “Il Giardino Planetario. Coltivare la coesistenza” dal 16 giugno al 4 novembre.

La Zisa visto dalla Chiesa della Santissima Trinità

“Palermo – ha detto il ministro Franceschini- è di per sé una capitale nel cuore del Mediterraneo, che è riuscita a ritrovare  la propria centralità grazie alla cultura, al turismo, alla riqualificazione degli spazi urbani. Un’ offerta culturale di qualità,  quella di Manifesta 12, ha proseguito il ministro “unita alle iniziative per Palermo Capitale italiana della cultura 2018 e dell’ Anno  Europeo del Patrimonio, faranno di questa metropoli un centro vitale e attrattivo agli occhi del mondo.”

La Zisa- I diavoli

Il sindaco Leoluca Orlando ha ribadito come la città sia da sempre “capitale delle culture”, dunque non semplicemente europea, ma anche “mediorientale e mediterranea” tanto da consentirle di riceverne il riconoscimento dell’itinerario arabo-normanno dalla WHL dell’ Unesco.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Visioni vicine di Anna Fadda

di Riccardo Guglielmin

E’ interessante e piacevole parlare con Anna Fadda. Si può scoprire, infatti, un’artista che vive la passione per la fotografia con serenità, umiltà e forte spirito di sperimentazione. Sicuramente i suoi studi giovanili al Liceo Artistico le hanno donato una sensibilità e una capacità di vedere il mondo con occhi più attenti. Vive l’interesse per la fotografia nella ricerca del senso delle cose e del mondo che la circonda.

mde

Le sue foto sono il frutto di un percorso interiore e intellettuale: la necessità di andare al di là della superficie la porta a individuare e a raccontare l’anima, i misteri e i segreti dei soggetti ripresi. La sua maturità si può leggere anche nel rapporto che ha con l’attrezzatura utilizzata: “Mi piace scattare anche con lo smartphone perché credo che riprodurre e raccontare la realtà sia, potenzialmente, alla portata di tutti. La vera fotografia è una questione di occhio, di cuore e di sensibilità. L’attrezzatura è importante ma non fondamentale!”

sdr

Le foto sono piene della magia che solo la luce può creare: le ombre e i riflessi si trasformano nel sottile gioco del far vedere, di nascondere, di esaltare la materia. Ombre non come semplice e riduttivo gioco grafico, ma come elemento vitale di una ricerca continua dell’equilibrio. La realtà diventa il palcoscenico per dimostrare che il senso della vita si può trovare solo nella faticosa ricerca dell’armonia.

sdr

La composizione diventa, quindi, un importante alleato per isolare il soggetto principale, per focalizzare l’attenzione su un particolare momento, su una nuova dimensione che, il più delle volte, sfugge agli occhi distratti delle persone. Nei paesaggi le lenti dell’obiettivo abbracciano il mondo, si perdono nei grandi spazi e nello stesso tempo ci introducono in nuove e profonde emozioni.

3

La fotografia come un viaggio, il viaggio come ricerca della vita nella vita. Fadda ama esplorare il mondo con gli occhi, è normale, quindi, che abbia sperimentato anche la fotografia macro. Una sperimentazione che la porta ad avere una maggiore attenzione nei confronti dei dettagli e alla scoperta di dimensioni invisibili. Il suo occhio sa cogliere i colori della vita, il suo cuore sa leggere le sfumature di ogni momento che vive e respira con intensità.

mde

Le sue foto sono un’attenta tavolozza di armonie: “… i colori non possono essere messi a caso, tutto concorre all’equilibrio, anche il colore”.  Con il bianco e nero l’autrice riesce ad arrivare all’essenziale, esalta il messaggio, realizza immagini fuori dal tempo.

1

Fadda, una vera fotografa perché si diverte con la fotografia, una vera artista perché ci regala emozioni.

Riccardo Guglielmin

Riccardo Guglielmin è giornalista, storico e critico della fotografia. Si occupa di fotogiornalismo e di fotografia sociale. Ha esposto in centinaia di mostre personali e collettive, in Italia e all’estero, ha partecipato a numerose conferenze e progetti europei, ha pubblicato migliaia di foto. Ha tenuto lezioni e corsi organizzati da Finetica (Pontificia Università Lateranense e Università Bocconi di Milano) e da altre università. E’ docente di Linguaggio della fotografia presso scuole e centri specializzati. Ha organizzato numerosi concorsi fotografici e  manifestazioni culturali a livello nazionale. Ha curato trasmissioni televisive e progetti multimediali. Ha ottenuto importanti premi e riconoscimenti a concorsi fotografici e di comunicazione.Tra le principali pubblicazioni: Lourdes – volti e anime (1995), Le stagioni della vita (1996), Il fotografo e il fisco (1998), La direzione della fotografia nel cinema (1999), Manuale di tecnica fotografica (2000), Fotografia e non vedenti (2001) Il cammino dell’uomo (2008).

Biocities di Carlo d’Orta

di Antonella Simonelli

Carlo D’Orta viaggiatore e fotografo da oltre quarant’anni, nasce a Firenze nel 1955 vive e lavora a Roma. Tra il 2003 e il 2012 frequenta corsi avanzati di pittura oltre ad un master in fotografia all’Istituto Europeo IED di Milano. Dopo un approccio documentario passa ad una fotografia caratterizzata da una ricerca di astrazione e addirittura ad una visione metafisica-surrealista.

Nel suo lavoro Biocities Carlo D’Orta racconta le architetture come quadri di astrazione contemporanea.

hongkong_6[1]

Strabilianti sono le consonanze pittoriche con Malevic, El Lissisky, Mondrian, Rothko, Peter Halley ed altre.

londra_7[1]

londra_1[1]

Come è palese in Berlino BGL 10 le sue foto esprimono un fortissimo rigore formale che lo avvicinano al Neoplasticismo.

BER # 10
BER # 10

Le fotografie di questa serie potrebbero sembrare dei collages, ma sono invece ottenute attraverso particolari posizioni di scatto e attraverso una forte compressione prospettica con l’ausilio di potenti zoom, come dimostra l’opera ambientata presso la stazione Tiburtina di Roma.

romatiburtina_3[1]

romatiburtina_11[1]

Gianluca Marziani definisce Carlo D’Orta “Il biologo del paesaggio contemporaneo che scava sotto il primo strato dell’apparenza urbana.”

Le foto di D’Orta non raccontano l’immagine reale dell’edificio ma esprimono strutture architettoniche attraverso segni e giochi cromatici. Ci troviamo difronte ad un’analisi biologica della città dove ad essere indagato è una sorta di DNA dell’edificio stesso e non come semplice contenitore di vite altre.

milanoportanuova_34[1]

romaeur_33[1]

 source: www.carlodortaarte.it

 

“The Sleep Of The Beloved” di Paul Maria Schneggenburger

Di Solmaz Nourinaeini

“The Sleep Of The Beloved” è il curioso progetto fotografico di Paul Maria Schneggenburger. Parte nel 2010 come tema del suo diploma  ma subito diventa un progetto a lungo termine. Paul Schneggenburger usa un’esposizione di lunga durata per scattare le foto, che va da mezzanotte fino alle 6 del mattino. Il soggetto di queste fotografie? Le persone che dormono su un letto.

Grazie alla lunga esposizione, il fotografo registra tutti i movimenti dei corpi e le loro interazioni nel sonno.

???3 001

Le foto di Paul Schneggenburger fanno viaggiare la mente in diverse direzioni. Da un lato ritraggono corpi che sembrano danzare, dall’altro lato ci portano nel regno dei sogni. Di quei sogni fatti di immagini, personaggi e movimenti misteriosi che il ricordarli la mattina non ci chiarisce né chi erano i personaggi né il luogo dove erano, ma che ci fa rimanere la sensazione di qualcosa di magico dal nostro inconscio.

 

Fonte fotografica:

www.schneggenburger.at