“My Dakota “di Rebecca Norris Webb

di Antonella Simonelli

Dal 29 marzo al 13 aprile Officine Fotografiche ospita la mostra fotografica “My Dakota” di Rebecca Norris Webb.

Rebecca Norris Webb ritrae il South Dakota, la sua terra d’origine, i cui paesaggi hanno per anni continuato a tormentare la sua anima.

©Rebecca Norris Webb,

Nel 2005 si prefigge di fotografare la sua terra natale. L’anno seguente muore improvvisamente il fratello e per lei fotografare i paesaggi del South Dakota diventa l’unico sollievo per questa perdita.

© Rebecca Norris Webb, “Storm Light,” from My Dakota

Il suo progetto, che parte con l’idea di dare una visione intima e personale dell’ovest americano, si intreccia con questa operazione terapeutica di liberazione dal dolore.

© Rebecca Norris Webb, “State Map,” from My Dakota

OFFICINE FOTOGRAFICHE Roma

Via G.Libetta,1

Dal 29 al 13 aprile 2017

Lunedì-venerdì ore 10,00/13,30 e 14,30/19,00

Source: of@officine fotografiche; http:/www.themammothreflex.com

“Punctum”Personale di Alessandro Giampaoli

 

di Antonella Simonelli                                                    

 Ancora per pochi giorni potrà essere visitata la mostra PUNCTUM di Alessandro Giampaoli presso la Galleria Lancellotti di Roma.

E’ un progetto artistico che l’autore aveva presentato a Parigi nel 2015 in occasione di Paris Photo “L’impenetrabile semplicità di ciò che è “.

10 opere dell’artista marchigiano realizzate con la staged photography in cui la protagonista assoluta è la luce.

Il lavoro di Giampaoli mira ad una complessa ricerca finalizzata a raggiungere l’essenza naturale e originaria dell’uomo dentro un più vasto tentativo di indagare l’Essere della natura.

L’autore fa ciò attraverso un lavoro molto creativo, dove la foto è solo il momento finale del processo. Corpi ed elementi naturali sono dipinti con pigmenti bianchi e neri prima dello scatto fotografico.

 

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“Il mio lavoro indaga la natura umana e la relazione con il mondo in chiave evolutiva” dice l’artista “e ciò che mi interessa non ha a che fare con questioni di critica né di morale, ma semplicemente con il comunicare quel bisogno di riconoscere all’uomo la capacità di essere oltre i modelli artificiali………”

GALLERIA LANCELLOTTI Piazza Lancellotti, 3 Roma (centro)

Dal 01/03/2017 al 31/03/2017

 

Source: http://www.oggiroma.it

 

 

Quattordici

di Antonella Simonelli

Si è inaugurata il 2 marzo la mostra Quattordici al LEICA STORE di Roma.

Quattordici mesi passati a camminare per le strade di Roma e a scattare fotografie. Da qui il titolo della mostra di Stefano Mirabella, fotografo romano e vincitore del Leica Talent 2014, che presenta una serie di scatti in bianco e nero.

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Dal 2/3/2017 al 30/04/2017

Tutti i giorni ore 10,30-19,30

Leica Store Roma- Piazza di Spagna

Via Due Macelli 57

 

Dal diario di Alice

di Antonella Simonelli

Si inaugura giovedì 16 marzo alle ore 18,30 la mostra fotografica “Dal diario di Alice” di Lucia Cadeddu in arte Lucideddu presso ACTA INTERNATIONAL.

Da anni Acta International si sta aprendo al lavoro di giovani fotografi e tra questi Lucideddu, autrice sarda che ha studiato all’Accademia Belle arti di Roma laureandosi in scenografia e che con questa mostra presenta un libro-diario fatto di immagini.

Una rivisitazione da parte dell’autrice del famosissimo capolavoro di Lewis Carroll “Alice nel paese delle meraviglie”. Notoriamente Alice nel paese delle meraviglie è ricco di suggestioni e aperto a molteplici interpretazioni, Lucideddu , da parte sua, resta ammaliata dalla forza di Alice, che in un mondo altro rispetto a quello di provenienza riesce con coraggio, superando molte delle sue paure, a mettersi alla prova affrontando la sfida.

Da anni l’autrice nei suoi lavori affronta il tema dell’identità di genere, con immagini di nudo che analizzano il corpo femminile nella sua sessualità e nei suoi desideri.

Nella mostra sono presenti fotografie a colori, in bianco e nero e cianotipie, che testimoniano l’interesse della fotografa per varie tecniche di stampa.

La mostra rimarrà aperta fino al 6 aprile 2017 alla Galleria ACTA INTERNATIONAL  Via Panisperna 82/83 .

Source: http://www.actainternational.it

Il film “Manchester by the sea” direttore della fotografia Jody Lee Lipes

di Antonietta Magda Laini

Manchester by the sea, il cui protagonista Casey Affleck ha vinto l’Oscar come migliore attore, si può definire il film del “disgelo”: si tratta di una ibernazione emotiva che, con lo svolgersi degli avvenimenti, sembra trovare una soluzione.

E’ anche uno dei migliori film passati al Sundance Film Festival del 2016. Si svolge in una cittadina della costa del nord-est degli Stati Uniti.

La fotografia di Jody Lee Lipes si rivela veramente interessante sostenendo l’equilibrio del film.

Lipes alterna due tipi di luce: il giorno è quasi sempre grigio e nuvoloso (luce che sembra preferire) e la notte appare stellata.

Con tutti i toni di grigio utilizzati, mare e cielo si mescolano e specialmente il particolare grigio-verde del mare confonde e rende immobile anche il ricordo.

Le case della cittadina non mostrano ombre e tutto si percepisce come privo di suoni, fisso e congelato, a parte, in alcuni momenti, l’accompagnamento di musiche di Handel e Albinoni.

La struttura di alternanza fra passato e presente costruita dal regista e anche sceneggiatore Kenneth Lonergan, senza mai sconfinare nello schematico,  fa comprendere la ragione della fissità emotiva del protagonista e viene ben interpretata dalle immagini che, a loro volta, lo isolano quasi emarginandolo all’interno delle inquadrature.

Lo stesso isolamento, sempre all’interno delle inquadrature, vale anche per il coprotagonista.

Va sottolineato come l’efficace collaborazione tra fotografia e regia abbia trasformato i traumi, i silenzi, le difficoltà dei sentimenti in immagini precise, valide, preziose che “parlano”, e si esprimono, dimostrando come anche senza l’uso della parola si possano raccontare non solo i fatti ma anche le emozioni.

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Due mostre agli antipodi

di Antonella Simonelli

Si è aperta a Torino il 3 marzo scorso la mostra fotografica “L’Italia di Magnum” presso CAMERA Centro Italiano per la Fotografia, curata da Walter Guadagnini  con la collaborazione di Arianna Visani e sarà visitabile fino al 21 maggio 2017.

Oltre 200 immagini ad opera di 20 autori da Bresson a Paolo Pellegrin raccontano gli eventi, i personaggi e i luoghi d’Italia dal dopoguerra ad oggi.

Introdotta da un omaggio a Henry Cartier Bresson e al suo viaggio in Italia negli anni 30, la mostra inizia con una serie di Robert Capa dedicata alla fine della seconda guerra mondiale che mostra un paese in rovina e una di David Seymour che nel 1947 riprende i turisti che tornano a visitare la Cappella Sistina. Troviamo poi immagini di Cinecittà, il trionfo di Cassius Clay, le Olimpiadi del ’60, i funerali di Togliatti e la spiaggia di Cesenatico con la sua mitologia. E ancora  gli  scatti sugli anni ’80 di Scianna, le immagini delle drammatiche giornate del G8 di Genova , la morte di Giovanni Paolo II ed  i luoghi simbolo della cultura italiana  Piazza S. Marco, il Duomo di Milano etc….

Un omaggio a Magnum Photo, la  storica agenzia fotografica, in occasione del settantesimo anniversario dalla sua fondazione.  In Italia oltre a Torino anche altre due città renderanno omaggio all’agenzia fotografica internazionale: Cremona al Museo Violino con “Life Magnum: Il fotogiornalismo che ha fatto la storia” (4 marzo-11 giugno) e Brescia (7marzo- 8settembre) con tre mostre nell’ambito della prima edizione del Brescia Photo Festival 2017.

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1963. The American boxer Muhammad ALI.

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Source: www.tgcom24.mediaset.it/

Di tutt’altro stampo la mostra “L’Immagine Latente” di Teresa Mancini a Roma presso Spazio Movimento dall’1 marzo all’1 aprile 2017.

Il visibile e l’invisibile, la velocità delle linee, caratterizzano le immagini di questa fotografa e nello specifico quelle di questa mostra fotografica legata alla persona del grande mimo italiano Romano Rocchi. Romano Rocchi da oggetto ritratto da Teresa Mancini diventa un soggetto fortemente attivo in questa opera fotografica e con la sua performance illustrativa ( che il mimo ha messo in scena durante l’inaugurazione) ci introduce nei processi  che hanno generato la mostra.

Sono 8 stampe digitali a colori montate su piuma.

Il lavoro fotografico di Teresa Mancini rientra in una filosofia della fotografia che si è andata affermando negli ultimi anni scaturita dall’avvento del digitale ma anche dall’irruzione sulla scena di un gran numero di autrici donne. Una filosofia che ha cambiato i linguaggi fotografici e  i territori dell’immagine.  Teresa Mancini con le sue fotografie altera il senso estetico della composizione  : lo sguardo rimbalza da una parte all’altra, non abbiamo più la classica profondità di campo accademica ma l’osservatore è simmetricamente speculare all’unico piano focale dettato dalle vibrazioni della luce .

Questo uso del mosso ricorda il fotodinamismo futurista come pure la scrittura automatica ( in questo caso della luce) dei surrealisti.

Se il problema della fotografia contemporanea è quello di saper creare nuove fotografie, l’opera di Teresa Mancini ne è interprete e protagonista con un originalissimo picture style intriso di grande emotività.

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Source: www.comunicati-stampa.net/

Quotidianità nel centro storico di Roma di Michela Poggipollini

Ho voluto distinguere in queste foto la quotidianità del centro storico di Roma, come può essere percepita da chi vi lavora giornalmente, dalla specificità di chi viene a visitarla come turista, che non per questo è risparmiato dall’essere ingoiato dagli aspetti  negativi che ogni città d’arte presenta: le lunghe file, la confusione e la stanchezza.

Quando però a Roma, nella mia città, si è finalmente raggiunta la meta è l’entusiasmo, la gioia e l’allegria per le bellezze della Città eterna che vedo negli occhi di tutti..

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Sguardi e riguardi di Corrado Seller

Qual è il tempo di posa per fermare il lampo di uno sguardo? Qual è l’apertura necessaria a coglierne la profondità? Quale sensibilità occorre adottare per sondarne il pathos? Domande senza senso per chi ricerchi persino negli sconosciuti incrociati per strada la dolcezza, la concentrazione e la tristezza del primo sguardo che ha colpito l’animo in un tempo tanto remoto da sfumare ogni cosa nel sogno. Eppure c’era. Eppure la felicità ed insieme il dolore che quello sguardo ha lasciato scolpiti negli occhi e nella mente sono troppo vividi per essere stati solo immaginati.

Mi dai una sigaretta? Non ricordo più in quale lingua mi fu chiesto, ma ricordo molto bene le chiacchiere che da quella sigaretta scaturirono insieme al fumo. Venne fuori la storia di una persona che aveva lasciato il suo Paese per girare il mondo e correre l’avventura, cercare fortuna e trovare la rovina, che ricordava di avere visto l’Italia ma non rammentava più qual era quella grande città con il mare così azzurro e la gente così cordiale. Aveva trovato l’amore, grande, appassionato, violento e l’aveva perduto per gioco. E più parlava, più la bocca sdentata alternava sorrisi dolcissimi ed increspature di sofferenza ed il fumo rimaneva sempre più a lungo nei polmoni ormai saturi. Ti posso fotografare? gli ho chiesto. Si, mentre parliamo, ma bada: non di nascosto! Non era lo sguardo che cerco, non era il ricordo che mi insegue ma era la vita. Altrove ed in altri momenti altri sprazzi di vita, negli sguardi profondi, distratti ma assorti, silenziosi ma urlanti, ilari e delusi, tutto allo stesso tempo, mi hanno sfiorato e non scambierei la testimonianza di quegli istanti con nessuna splendida architettura e nessun sognante paesaggio, con nessun colore sgargiante e nessun chiarore stellare, quand’anche fosse la mia prima ed unica foto perfetta.

Di chi quel lontanissimo sguardo? Perché così caro e cercato? Ma poi, in fondo, non è la materia di cui son fatti i sogni?

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Islanda: acqua, terra, ghiaccio, fuoco di Franco Brilli

Difficile scegliere delle foto tra quelle di un viaggio estivo in Islanda. Tante le suggestioni, i ricordi le emozioni che una terra come questa ti può dare. Impossibile sintetizzarle in 15 immagini.

Il passaggio da un ghiacciaio a un gaisyr ti dice subito dell’estrema varietà di fenomeni che possono avvenire qui. E se uno dice stabilità, fermezza, pace, candore, freddo, l’altro comunica che lì sotto c’è un mondo in fermento che ribolle e che ha bisogno di sfogare la sua forza in forma di vapore, fango e lava che, uscendo, scioglie il ghiaccio e crea fiumi irruenti e cascate impressionanti. Questi fumi e vapori formano nebbie nelle quali si fanno appena vedere le forme fantasmagoriche di scogli, pietre, iceberg e capisci perché la mitologia e le favole qui hanno avuto vita facile. E poi la natura viva, i fiori, le piante, gli animali. E mentre cerchi di fotografare una pulcinella di mare ti affacci a guardare l’oceano e vedi un’orca che insegna a cacciare al suo cucciolo. E infine i paesaggi struggenti della bassa marea, dei fiordi e dei tramonti infiniti di questa estate boreale.

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Ambientazioni classiche di Michela Poggipollini

In queste mie immagini ho voluto cogliere persone e figure umane all’interno di silenziosi luoghi di classica bellezza, fermando l’attimo in cui  entrano in relazione con le opere d’arte.

Sono andata, all’aperto, ai Mercati Traianei, dove negli ampi ambienti voltati dell’architettura romana ho avuto la fortuna trovare una esposizione di moda, nel giardino di Valle Giulia e nel Chiosco del Bramante e negli spazi chiusi del Museo Borghese.

Mi sembra che queste immagini, più di altre, tradiscano la mia formazione di architetto.

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