Fotoit – giugno: Animali e Fotografia – prima parte

di Paola Bordoni

Eppure è una relazione che dura da più di 200.000 anni, dalla comparsa dell’homo sapiens, ma il rapporto tra uomo ed animali è, da sempre, conflittuale ed intrecciato in modo simbiotico in un legame di convivenza/dipendenza. Fin dall’inizio l’essere umano si è collocato all’apice del processo evolutivo, ritenendosi “dominante” sull’animale che è stato cacciato, sacrificato, amato, utilizzato come forza da lavoro, temuto, trasformato in merce, posseduto, usato per divertimento e spettacolo, coccolato e mangiato.

Gli animali sono stati gli iniziali protagonisti delle prime rappresentazioni visive dell’uomo, come testimoniano le policrome pitture rupestri della grotta di Chauvet, di Altamira, della indonesiana isola di Sulawesi, avvertendo il genere umano la necessità di raffigurare “il primo cerchio della natura intorno a lui” (2)  per il suo forte significato simbolico ed ancestrale. Per una singolare coincidenza, la nascita della fotografia è coeva alla comparsa della teoria darwiniana che provocò grande interesse ma anche feroci critiche poiché sconvolse la prevalente teoria del creazionismo, che ancora oggi sostiene la creazione da parte di Dio di tutte le specie viventi ma solo dell’uomo ad immagine e somiglianza divina. Dallo studio darwiniano occorreranno circa due secoli per arrivare alle recenti scoperte genetiche che indicano come le differenze tra primati umani e quelli non umani siano dovute più a riarrangiamenti genomici che non a singoli cambiamenti del DNA, essendo questo, approssimativamente, identico al 98 per cento tra le due specie.                                                          1 Barboncino Imperatrice Eugenia A.A. Disdéri 1850

Le prime rappresentazioni fotografiche degli animali sono proprio legate, in gran parte, alla nuova visione darwiniana del rapporto tra specie, dove viene data voce all’alterità dell’animale riproducendoli però in pose statiche ed in modo antropomorfo, dove è manifesto il rapporto affettivo e psicologico: il ritratto dell’amato barboncino dell’imperatrice Eugenia, moglie di Napoleone III, fotografia scattata nel 1850 da André Adolphe Disdéri, l’immagine di Giacomo Caneva della giovane donna che cinge in 2 Gatto rosso Alessandro pavia 1884grembo, come un figlio, un agnellino ed il gatto rosso di Alessandro Pavia, fotografato con la stessa compostezza e fierezza dei suoi famosi ritratti dei Mille garibaldini.

Le difficoltà, le limitazioni tecniche ed i lunghi tempi di esposizione  impedirono per molti anni la ripresa in ambienti naturali; le prime immagini di bestie feroci furono quelle in cattività, chiusi in gabbia ed in recinti ma la prevalenza delle immagini era di animali addomesticati e di uso contadino. Sono degli anni ottanta dell’Ottocento i primi studi sulla fotografia in movimento con le volpi di Ottomar Anschütz e con il più famoso cavallo di Eadweard Muybridge.

3 Volpi di Ottomar Anschutz 18884 G. Shiraz National Geographic 1906

 

 

 

 

 

Nel 1906 il National Geographic pubblicò per la prima volta una sequenza di immagini di animali fotografati nel loro ambiente, riprese da George Shirah, considerato tra i fondatori della grande tradizione della rappresentazione della fauna nel suo habitat. Nei decenni successivi la fotografia naturalistica ha prevalso, su altre riproduzioni, come forma documentaristica producendo un’infinità di immagini di animali con finalità di conoscenza della fauna contestualizzata nel proprio ambiente naturale.
6 La cattura del rapace F. Patellani Eritrea 1935

Nel periodo compreso tra le due guerre la rappresentazione degli animali fu fortemente condizionata dalle ideologie totalitarie presenti in Europa che sfruttarono pienamente le possibilità offerte dai nuovi strumenti di comunicazione di massa come la radio, il cinema e la fotografia. Le immagini dovevano risultare documento di inconfutabile realtà, caratterizzate da grandiosa magnificenza; ecco quindi apparire negli scatti ufficiali aquile, rapaci, leoni e tigri. In Italia la rappresentazione visiva propagandistica dell’operosità e prosperità del paese fu affidata al mondo contadino, dove la stretta relazione con la natura si svolgeva nel lavoro quotidiano con l’ausilio degli utili e preziosi animali.

7 La battaglia del grano Fazioli Ernesto1935

Ma accanto alla fotografia ufficiale ed ideologizzata, ci fu una fotografia più privata ed intensa dove, talvolta, successe qualcosa di imprevisto e non codificato: un dialogo, un’interazione tra l’uomo e “l’altro”, un rapporto di coessenzialità che in alcune immagini sembra anticipare quello che diventerà il famoso manifesto animalista “gli animali sono qui con noi e non per noi”.

5 Cane Isonzo trovato a Gorizia 1916

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9 Sicilia F.Patellani 1952Per l’Italia bisognerà poi aspettare gli anni 60, quelli del boom economico, per ritrovare la presenza, come soggetti, degli animali nelle immagini, perché il movimento neorealista, impegnato nella ricerca della rappresentazione della realtà oggettiva del Paese, li trascurò utilizzandoli solo come sfondo o comparse del drammatico scenario postbellico.

Bibliografia:

1) Associazione per la Fotografia Storica – Animali in posa in un secolo di fotografia

2) John Berger – Perché guardiamo gli animali – il Saggiatore

3) Richard Dawkins – Il più grande spettacolo della terra – Mondadori

4) Charles Darwin – L’origine della specie –  1859 

5) Charles Darwin – L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli altri animali – 1872

6) Dario Fo – Ma siamo scimmie da parte di padre o di madre? – Ebook