GAS-O-METRO

Nessun altro quartiere di Roma, come Ostiense, può testimoniare come un’area a forte vocazione industriale possa aver migrato verso un tipo di economia post-industriale. Dopo lo spostamento della capitale d’Italia a Roma, nel 1873, i Piani Regolatori del periodo individuarono proprio ad Ostiense l’area dove lo sviluppo industriale avrebbe avuto seguito. La navigabilità, di allora, del Tevere e la ferrovia Roma-Civitavecchia collegata alla stazione Termini attraverso il nuovo ponte di ferro girevole, furono ritenuti elementi indispensabili alla presenza delle industrie. La vera svolta avvenne però alcuni anni più avanti, esattamente ai primi del ‘900 con la giunta del sindaco Nathan sotto la quale si realizzarono il Porto Fluviale e le grandi costruzioni dei Magazzini Generali, lo stabilimento del Gas (oggi Italgas) ed il Gazometro, la Centrale Montemartini, i Mercati Generali, il Consorzio Agrario e vennero ampliati gli impianti Mira Lanza ed i Molini Biondi. Intanto, negli anni ’50 inizia a svilupparsi il quartiere Marconi e nello stesso periodo venne costruito il ponte sul Tevere per facilitare l’espansione edilizia verso l’EUR ed il mare, mentre si registra l’ultima iniziativa industriale nel quartiere. Negli anni ‘50 erano ancora vivide, nella popolazione, le gesta eroiche delle bande partigiane e, negli anni ‘60, il quartiere acquisto notorietà grazie al suo “monumento” più noto, il Gazometro che immerso nella realtà faticosa della vita quotidiana di operai ed artigiani, venne più volte rappresentato nelle letture inquiete e, soprattutto, nella cinematografia di un allora emergente regista, Pier Paolo Pasolini, tra l’altro, uno dei tanti che si rifugiava nelle trattorie di Ostiense.  Ormai inutilizzate da molto tempo, le vecchie e grandi strutture e gli imponenti edifici industriali giacciono inoperosi, trovando nel tempo una loro precisa identità, quella costituente ilnucleo centrale dell’“archeologia industriale” di Roma. Eppure tra essi, qualcosa si è salvatomiracolosamente dall’incuria e dall’abbandono.

La Centrale Montemartini è uno straordinario esempio di riconversione in spazio museale di un edificio di archeologia industriale. Il primo impianto pubblico per la produzione di energia elettrica oggi è il secondo polo espositivo dei Musei Capitolini. Nei suoi rinnovati interni hanno trovato spazio e visibilità una considerevole parte delle sculture dell’antichità classica ritrovate durante gli scavi eseguiti a Roma tra la fine dell’800 e i primi del ‘900. La vasta Sala Macchine conserva inalterati,tra suoi preziosi arredi in stile Liberty, motori Diesel e turbine e l’enorme caldaia a vapore. Le preziose atmosfere interne, ridonano lustro e splendore alle antiche e raffinate opere marmoree e sembra addirittura che questi capolavori della scultura antica, traggano esaltazione da questa atmosfera cherievoca da un lato la grandezza monumentale di Roma antica e dall’altro un passato più recente, di uno dei primi insediamenti industriali romani.

Anche la imponente sagoma del Gazometro, forse il più famoso monumento dell’archeologia industriale romana, formato da una complessa struttura reticolare in ferro alta circa 90 metri, è visibilmente segnata dal tempo e mostra avanzati segni di decadimento. Costruito nel 1937, è inoperoso ed inutilizzato da quasi mezzo secolo e costituisce assieme ad altri elementi monumentali romani, un elemento caratteristico dell’identità urbana e paesaggistica della capitale.

Sono evidenti ed analoghi i problemi relativi al complesso edilizio degli ex Mercati Generali, una vastissima area che da oltre un decennio, attende di essere ristrutturata come da un progetto di riqualificazione che ne prevedeva la trasformazione in una sorta di “cittadella” dei ragazzi. Erano previsti strutture ricettive per circa 5000 studenti, biblioteca, mediateca, refettorio, palestra e spazi multiuso. Ad oggi, inutili conflitti d’interesse e pastoie amministrative ne bloccano l’attuazione, rimandando il tutto a data da destinarsi.

 

L’Italgas o ex Officina di San Paolo, che giace su una vasta area contenente i magazzini del carbone, i forni ed altre attrezzature per il trattamento del gas e degli idrocarburi, nonché le tubazioni verso il Gazometro è stata semidistrutta da un bombardamento aereo nel 1944. La successiva e progressiva metanizzazione della città ne ha rallentato la ricostruzione che di fatto, fu poi abbandonata del tutto. Una parte di essa molto prossima al Tevere, è in uno stato di grande degrado ambientale senza tuttavia, suscitare azioni o interventi mirati alla bonifica dei luoghi. A differenza degli exMagazzini Generali, perquesta imponente fabbrica non si è mai pensato ad un progetto di riqualificazione.

Sulla sponda del Tevere, di fronte al Gazometro, ci sono gli edifici o meglio quel che ne resta, dal 1899, dell’Ex Mira Lanza, quando la società Colla & Concimi decise di costruire una fabbrica per la lavorazione degli scarti del vicino Mattatoio. Dopo qualche tempo, la soc. Candele Steariche di Mira la rilevò tutta e, con qualche ampliamento, la trasformò nel famoso saponificio, produttivo fino al 1957. Il progetto per  la riqualificazione dell’ex-fabbrica fu inseritodal Comune di Roma nel 2000, tra le azioniprincipali del piano di riqualificazione del quartiere. Soltanto una parte della proposta fu attuata e, di fatto, circa un terzo dell’ex fabbrica fu destinato al Teatro India mentre il restofu abbandonato al degrado. Negli anni, la ex Mira Lanza è stata occupata, ci hanno vissuto, più o meno stabilmente, centinaia di disperati ed emarginati, fino all’incendio del 2014, che si lasciò dietro montagne di rifiuti.

Nell’estate del 2016, l’intervento dello street-artist parigino Seth, riesce, avanzando tra montagne di rifiuti e travi carbonizzate, a far rifiorire la speranza di un futuro migliore per i miseri ruderi. S’intitola “Rangetachambre” (riordina la tua camera), la serie di murales dipinti da Seth sui muri scrostati di questo gigante fatiscente. Ciò rese possibile la riqualificazione di questo pezzo della periferia urbana romana, dando vita ad un nuovo museo a cielo aperto ed alla sua provocatoria fruizione: nessun biglietto biglietto d’ingresso, nessun servizio igienico, nessun book shop, tacchi vivamente sconsigliati. La gestione del museo venne affidata ad una famiglia di Rom che già viveva all’interno della ex fabbrica.

Oggi è evidente, il progressivo decadimento dei murales del luogo, divenuto meno fruibile rispetto all’inaugurazione ma restituendoci la reale testimonianza dell’inarrestabile processo di disfacimento a cui tutto il complesso romano, di architettura industriale, è sottoposto.

 

Le foto esposte in questa mostra sono di:

 

Alessia Ambrosi – Andrera Alessandrini – Anna Fadda – Anna Ranucci – Antonella Simonelli – Elisabetta Manni – Erica Cremenich – Franco Brilli – Lillo Fazzari – Lucilla Silvani – Lucio Baldelli – Magda Laini – Maria Elena Ania – Maria Rosaria Marino – Maurizio De Angelis – Michela Poggipollini – Mauro Pierdicca –  Pino Giovine – Sergio d’Alessandro – Simonetta Orsini – SolmazNourinaeini – Stefano Marcovaldi