Le immagini di Morel di Lorenzo Zoppolato

testo di Paola Bordoni pubblicato su Fotoit di maggio 2021

Nel titolo e nella presentazione del portfolio il fotografo Lorenzo Zoppolato indica con chiarezza la sua fonte d’ispirazione: la letteratura latinoamericana e in particolare il celebre e breve racconto di Adolfo Bioy Casares L’invenzione di Morel.

Il visionario romanzo narra le avventure di un perseguitato politico, naufragato su un’isola deserta dalla natura indomabile e selvaggia per sottrarsi alla cattura. Il fuggitivo scopre di non essere solo come credeva e che l’isola è abitata da misteriosi compagni. La verità della loro presenza è nascosta in una macchina, l’invenzione di Morel appunto, che ha registrato, catturato e riprodotto all’infinito la vita stessa degli sfuggenti personaggi, ormai morti, che hanno soggiornato sull’isola molto tempo prima. In bilico tra realtà ed allucinazioni, il naufrago, per rendersi visibile ad un amore non ricambiato, cerca di entrare anche lui nella proiezione della vita passata di queste persone attraverso l’invenzione, ma si accorge che il processo corrode il suo corpo distruggendolo.

Il racconto visivo di un viaggio del giovane fotografo verso la Patagonia, una sorta di finis terrae, rivela essere, come il racconto dal quale trae ispirazione, una riflessione sul mistero della coscienza del passato che scorre inesorabile in mille rivoli, tracce e sensazioni. I suoi ricordi sono lampi di memoria, dal nitrito del cavallo all’acqua gelida del torrente, dalla luce accecante del cielo all’odore dei fiori, fissati in immagini che li catturano a difesa del tempo che scorre e cancella tutto anche la stessa esistenza.

Lo spazio a perdita d’occhio della terra alla fine del mondo, spoglio di colore perché prima di tutto luogo della mente, è sintetizzato in forme quasi astratte e sollecita una rottura emotiva che porta a riflettere sul mistero della nostra coscienza del passato, ricreando, proprio attraverso uno strumento operativo quale la macchina fotografica simile a quella di Morel, gli istanti originali che possono essere rivissuti solo attraverso la riproduzione delle emozioni che hanno suscitato. 

“Un viaggio dove realtà ed immaginazione si fondono ed il tempo si guarda allo specchio” afferma Zoppolato, ricollegandosi al realismo magico degli scrittori sudamericani. Poiché la memoria non conosce categorie, egli usa possibilità fotografiche diverse come reportage, ritratto, paesaggio e il suo diario di viaggio rivela alla nostra percezione la circolarità del tempo che  “….è la sostanza di cui sono fatto, il tempo è un fiume che mi trascina, ma io sono il fiume...” *

Le immagini, rendendo riproducibilel’infinita ricchezza del singolo istante vissuto e le sue sensazioni, diventano ponte emotivo e percettivo di un tempo fluido, dove presente e passato magicamente si fondono.

* J. L. Borges,  Nuova confutazione del tempo, in Altre inquisizioni, ed. orig. 1952 ed ital. 1963